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Ancora una volta ci troviamo a raccontare quell'aspetto del calcio che mai vorremmo vedere o anche lontanamente sentire ma che purtroppo è ben presente. Un altro episodio di violenza, minacce, percosse questa volta arriva dal campo di Casteltermini nella sfida giocata domenica tra Campofranco e Marsala. L'allenatore dei lilibetani, Matteo Gerardi, è intervenuto ai nostri microfoni per raccontare l'accaduto, l'aggressione subìta alla sua persona, fatti sconvolgenti che spesso minano la bellezza del gioco. Riportiamo qui di seguito le dichiarazioni del mister:
«Domenica a Casteltermini ho vissuto una vera e propria "caccia all'uomo". Racconto i fatti dall'inizio per cercare di essere più chiaro possibile. Arrivati sul terreno di gioco, dunque prima del match, sono stato minacciato da più di 250 tifosi che mi aspettavano allo stadio, che gridavano "vendetta" per una frase che io avrei pronunciato ai miei giocatori nel match d'andata ovvero "adesso spezziamogli le gambe", frase assolutamente falsa che non avrei mai potuto pronunciare perchè parole simili non fanno parte della mia etica, del mio modo di intendere il calcio e lo sport. Tutto questo è saltato fuori perchè all'andata Panepinto subì un brutto fallo da Genesio: ora nel calcio infortuni pesanti possono capitare, io mi sono scusato con Panepinto, sono anche andato a trovarlo all'ospedale per sapere le sue condizioni. Non ho mai ordinato ai miei calciatori di fare male agli avversari. A Marsala non è mai successo nulla, non ci siamo mai comportati male con nessuno. Le partite si perdono, si vincono, è lo sport».
«Detto questo i tifosi del Campofranco non ci hanno neanche permesso di effettuare il riscaldamento sul campo e io ho dovuto assistere alla partita chiuso negli spogliatoi circondato dalle Forze dell'Ordine. È stato un attacco premeditato, studiato nei minimi dettagli, contro la mia persona per un motivo che neanche sussiste. Mi aspettavano a Casteltermini col "coltello tra i denti" già da prima. Mi hanno insultato, sputato addosso, minacciato di morte. Parole incredibili. Tifosi che entrano dentro gli spogliatoi con violenza. Cose mai viste. È stata una vergogna. Il bello è che io non ho mai detto o fatto nulla. È stata creata una guerra contro la mia persona senza una reale motivazione. Finita la partita è venuto da me Di Maria infilandomi un dito nell'occhio, io sono dovuto correre all'ospedale fortunatamente senza gravi danni, lo stesso Di Maria che su Facebook prima della partita ha scritto "Guerra prima, durante e dopo la partita", un commento che lascia poco spazio all'immaginazione. Questa aggressione perpetrata nei miei confronti non nasce per caso: cosa c'entra il Campofranco col Marsala? Assolutamente nulla. Invece allo stadio hanno avvistato Corrado Mutolo, allenatore della Parmonval, cosa ci faceva lui là? Perchè Salvo Mazzara, commentando l'episodio di domenica su altre testate giornalistiche, afferma a viva voce che il Marsala si sarbbe dovuto ritirare dopo i fatti accaduti contro la Parmonval? Perchè ha tirato nuovamente in ballo quella vicenda? Non voglio pensare male, però ci sono troppi indizi che mi portano a credere ad una collusione tra Campofranco e Parmonval. Non dimentico le parole di Castronovo: "Quando vieni a Palermo ti faccio la faccia così...". Ripeto, Mutolo, è stato avvistato domenica allo stadio... Mazzara minimizza il tutto dicendo che non ci sono stati morti e feriti, ma di cosa stiamo parlando? Nemmeno voglio commentare frasi simili».
Continua: «Non è stata una partita di calcio. Una cosa vergognosa. Mai vissuta una situazione dove mi hanno costretto a rimanere chiuso dentro gli spogliatoi a seguire i miei ragazzi. Onestamente sto maturando l'idea di lasciare il club perchè non voglio più vivere situazioni simili. Subito dopo il match ho chiamato il presidente della Lega raccontadogli tutto e spero vivamente che prenda seri provvedimenti perchè le squadre devono essere più tutelate e raccontare episodi simili mi mette i brividi. Tutto questo, lo ricordo, senza una reale motivazione».