



S.C. Siracusa, Cutrufo: «Ci aspettavamo il sostegno della piazza, ma raggiungeremo la Serie D»
Serie B: ''Chi sale e chi scende'' nella 12^ giornata
Messina: andamento lento, forse troppo…
Eccellenza B: bene Tiger, Modica, Vittoria e San Pio X, flop Siracusa. Cade la Fc Acireale
Una foto (in basso) messa online dal giornalista Nello Bonvissuto ritrae l’ex amministratore delegato del Palermo calcio, Liborio Polizzi con a fianco Enzo Ferrari, ex giocatore e allenatore dei rosanero, in una nelle stagioni in cui il Palermo faceva l’altalena fra serie B, C1 e anche C2. Un Palermo povero, come si direbbe oggi, dopo i “fasti” di Maurizio Zamparini, ma almeno i due massimi esponenti di quel Palermo erano roba di casa nostra.
Gli imprenditori Giovanni Ferrara e, appunto, Liborio Polizzi. Ecco un breve profilo dei due principali esponenti della dirigenza di Viale del Fante, presa in prestito (cioè copiata dal libro IL PALERMO, scritto a 4 mani da Luca Del Tappo (ha tutta l’aria di un pseudonimo!!) e Calogero Mazzola, edito nel 2004 dalle Edizioni de Il Foglio.
A pagina 207 e 208 del volume si legge. “I Ferrara sono una famiglia di Lercara Friddi, e la loro prosperità ha le sue radici in una zolfara; prosperità – ripetiamo – relativa perché nemmeno nella loro epoca d’oro le zolfare sono state un investimento opulento; si poteva, al più, mettere insieme un piccolo capitale. Comunque è tanti anni che la zolfara è esaurita e che i Ferrara hanno impiegato i loro soldi in altre attività, fra cui un pastificio”.
Liborio Polizzi soldi che investe nel “Palermo” li ha guadagnati con l’edilizia. I rapporti fra i due non saranno facili. Ci basta dire che si possono configurare come una verifica del detto antico: “due galli in un pollaio non ci possono stare”. In principio sembrava andassero d’accordo, poi polemizzano, poi si riarmonizzano, poi a turno minacciano le dimissioni e l’uno si dichiara disposto a uscire di scena vendendo all’altro le sue quote, poi li unisce il senso di frustrazione e l’interesse a liberarsi da quello che ormai è diventato un peso sempre meno sostenibile quale la gestione di una società senza capitali e senza prospettive. Alla fine la spunterà Giovanni Ferrara, che diverrà unico bersaglio di tutti i malumori e di tutte le contestazione”.
E non era il milionario friulano Zamparini. Tutto questo per ricordate agli “sfegatati” denigratori del Maurizio, dove eravamo senza di lui e i bellissimi 10 anni che ci ha regalato. Ma occorre rendere merito a Liborio Polizzi il “recupero” dei cimeli storici della “SS. Palermo.
Sempre dal libro citato in precedenza a pagina 210, viene riportato un articolo del giornalista Benvenuto Caminiti (foto a sinistra) uscito sulle pagine del giornale del pomeriggio L’Ora in data 29 giugno 1990 che annuncia: Sono tornati in famiglia i cimeli rosanero all’asta. Il titolo è preceduto da un occhiello: Per sei milioni l’amministratore delegato della nuova società ha acquistato ieri i beni della vecchia e gloriosa squadra di calcio: “Vendita all’asta dei beni in oro ed argento di carattere storico, nonchè di due oggetti d’epoca del 1989”: con questa ordinanza il giudice delegato al fallimento della “SS Palermo” (quello di Matta e Schillaci, per intenderci, radiato nel settembre dell’86) ha fissato per il 25 giugno alla ore 11 la vendita dei cosiddetti cimeli rosanero, compresi anche due “oggetti d’epoca”, risalenti al contesto anno di fondazione del Palermo (1898-1900?) cioè la fotografia del primo “Palermo”, nonchè il primo gagliardetto della storia della società rosanero. Chi pensava che all’asta partecipassero chissà quanti appassionati cultori della storia del “Palermo”, è rimasto deluso: in realtà, all’asta di ieri, davanti alla dottoressa Tardio, giudice delegato, e all’avvocato Massimo Maggiore, curatore fallimentare, e all’avvocato Alessandro Reale, coadiutore della curatela, s’è presentato, come unico aspirante aggiudicatario dei beni in vendita, il signor Liborio Polizzi, quale ammaestratore delegato dell’U.S. Palermo”. Non c’è stata, quindi, praticamente asta: il giudice delegato, constatato che l’offerente era unico e solo, ha assegnato i beni al predetto, il quale, com’era logico, ha offerto per tali beni il minimo indicato da Antonino Cuti, cioè dall’esperto nominato dal Tribunale per descrivere e “stimare” il valore dei beni in questione. In pratica, i beni che furono dal “Palermo”, cancellato brutalmente dalla storia del calcio, tornano al … “Palermo, quello di Ferrara e Polizzi e, per un prezzo meramente irrisorio, se solo si pensa al valore”affettivo” e morale di beni come il Trofeo Chevron per Gianni De Rosa, miglior goleador della serie cadetta nella stagione ’81-’82 o il trofeo per il secondo posto nella Coppa Italia del ’74 (ancora grida vendetta !!!) e per l’altro piazzamento d’onore nella Coppa Italia del ’79”.
Volenti o nolenti, questo era il Palermo del 1990 . Adesso con l’arrivo imminente dei due grandi “esperti” il neo allenatore alla sua prima esperienza in panchina, Gennaro “Ringhio” Gattuso e l’arrivo di Nicola Amoruso con l’incarico di d.s e “conoscitore del calcio mercato come pochi” vedrete come l’andazzo cambierà si ritornerà immediatamente in serie A. Diceva il “ruspante ed imprevedibile” Oronzo Pugliese, detto il Mago del Sud: con i giocatori buoni, siamo tutti maghi”.