



S.C. Siracusa, Cutrufo: «Ci aspettavamo il sostegno della piazza, ma raggiungeremo la Serie D»
Serie B: ''Chi sale e chi scende'' nella 12^ giornata
Messina: andamento lento, forse troppo…
Eccellenza B: bene Tiger, Modica, Vittoria e San Pio X, flop Siracusa. Cade la Fc Acireale
Scusate la citazione letteraria, ma non vorrei fare la fine di Francesco Monteriro Rossi, personaggio uscito dalla penna di Antonio Tabucchi, che nel famoso romanzo “Sostiene Pereira”, si occupa nella pagina culturale del quotidiano del pomeriggio di Lisbona, degli anniversari dei personaggi famosi. Preparando in anticipo il cosiddetto “coccodrillo” in ricordo del morto famoso.
La scorsa settimana ci ha lasciato per sempre Alfredo Provenzali e il 15 luglio, proprio nel giorno del “Festino”, Bartolo Tarantino. Aveva compiuto da poco 75 anni e da tempo soffriva di malanni di vario genere. Iniziò a giocare nella prima vera squadra nel lontano 1957-1958, nel Licata.
Difensore di razza. Grinta da vendere e tanta voglia di arrivare il più in alto possibile. Giocava da difensore, e ben si adattava nei tre ruoli, cioè terzino destro o sinistro e al bisogno da centromediano. Alla fine degli anni ’50 ancora non era stato inventato il ruolo di “libero” o dei due centrali, come si usa oggi, e il difensore non aveva “licenza” di oltrepassare il centrocampo: unico “compito” era quello di marcare stretto l’attaccante che l’allenatore gli assegnava e, in questo Tarantino non era secondo a nessuno.
(A destra i capitani di Atalanta e Venezia, Pietro Gardoni e Bartolo Tarantino)
Il ventenne Tarantino si fa notare e l’anno successivo passa al Siracusa dove trascorre 3 stagioni splendide, tali da meritare la convocazione nella rappresentativa nazionale di categoria. Poi il salto in A, a Roma sponda giallorossa. Non trova molto spazio, dovendo rivaleggiare con il centromediano, “Er core de Roma” Giacomo Losi, Alfio Fontana a destra e Giulio Corsini a sinistra. Ma ha il piacere di stare accanto a campioni come Angelillo, John Charles, Pedro Manfredini e un giovanissimo di belle speranze, Giancarlo De Sisti. In panchina il “professore” Alfredo Foni, campione Olimpico del 1936 e Campione del Mondo nel 1938. Meglio di così...
L’anno dopo passa al Venezia, dove fra serie A e B, trascorre 7 anni, collezionando ben 155 presenze e la fascia di capitano. Fin qui la carriera calcistica di Bartolo Tarantino e, siccome buon “sangue non mente”, si ritrova con 3 figli calciatori: Giovanni, centrocampista, che militò nella Primavera del Palermo negli anni ’80. Giacomo, difensore come il padre, ma non andò oltre i dilettanti. Terzo figlio, Massimo, tutto suo padre. Stessa capacità d’adattamento nei vari ruoli della difesa. Da libero in C nel Catania, a terzino sinistro di fascia nel Barletta e Monza in serie B, e poi tanti anni da centrale a Napoli, una sfortunata stagione nell’Inter ed , infine, esterno sinistro nel Bologna.
(A sinistra la Primavera rosanero negli anni '80. Il primo accosciato a sinistra è il figlio di Bartolo Tarantino, Giovanni)
Si potrebbe scrivere un romanzo infinito, come infinita è stata e sarà per sempre in casa Tarantino la passione per il calcio. Ora che il capostipite ci ha lasciati, non resta che ricordarlo come è sempre stato: un generoso in campo, un uomo buono nella vita di tutti i giorni, certo, come tutti noi, con tanti i difetti e qualche pregio. Chissà, per vivere per “l’eternità” se sceglierebbe Piazza Kalsa a Palermo o Piazza San Marco a Venezia. Voi che ne pensate?