




Antonio Giordano ha scoperto l’elisir di lunga vita…
“Quello che…” se non è un record poco ci manca. Antonio Giordano, arbitro di calcio, ha scoperto l’elisir di lunga vita: arbitrare o, quando non può indossare la divisa tanto poco amata dai tifosi, gira ugualmente fra i campi delle nostre periferie nella veste di commissario di campo o osservatore per i debuttanti e futuri Pierluigi Collina.
“Quello che…” a 48 anni, ancora in perfetta forma, fischia e rifischia come un robusto e forte locomotore di una volta. «Sì, perché il massimo dell’età consentita per arbitrare, sia da arbitro internazionale fino al settore giovanile, è 45 anni. Ma l’A.I.A.(Associazione Italiana Arbitri) consente, dopo aver superato le rituali visite mediche e i “Test di Cooper” di arrivare fino a 50 anni». A parlare è l’arbitro Antonio Giordano, quello che da assistente ha fatto da “supporto” a Gianluca Paparesta di Bari, Roberto Rosetti di Torino, Paolo Tagliavento di Terni, Massimo Trentalange di Nichelino (TO), ed ai palermitani Fabio Cardella e Stefano Cassarà.
«Vuole che le racconti qualche episodio delle mia più che ventennale carriera?» - E quello che Antonio Giordano di Palermo ricorda con affetto e tanta nostalgia sono i custodi dei campi “Malvagno” e “Taverna del Tiro” - «Con ‘u zù Totino Tedesco, del Malvagno, era impossibile restare digiuni. ‘Signor arbitro a sua completa disposizione. Vuole un po’ di “sfincionello”(tipico prodotto della gastronomia palermitana, ndr), che ci vuole un po’ di forza prima della partita’. E Totò Morana, vero “Ras” del campo della Taverna del Tiro. ‘Ragazzi, qua comando io e chi tocca l’arbitro deve vedersela con me’».
Ma Antonio Giordano è anche quello che, è rimasto per quattro giorni “prigioniero” a Lampedusa. «Era in mese di gennaio e, dopo avere arbitrato la gara della squadra locale, si scatenò un fortissimo temporale e il traghetto da Porto Empedocle non poté partire per un tempo che a me parse infinito. Rimasi isolato senza luce elettrica, con i viveri che cominciavano a scarseggiare. A tutto ciò, aggiungete che i telefonini non erano ancora stati inventati».
“Quello che…” a 50 anni, limite massimo consentito proroghe o non proroghe, dovrà deporre nel cassetto il fatidico fischietto, il “peggio” che poteva capitargli è stato d’avere in un match come collega, l’assistente di nome Fabio Amore. Ebbene, in un momento concitato della gara, l’assistente Giordano dimenticò il nome di battesimo del collega e ad alta voce richiamò l’attenzione gridando “Amore, Amore…”. Lascio immaginare ai lettori “Quello che…” si scatenò in tribuna…
di Pietro Ciccarelli
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