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Roberto Catalano: da scavezzacollo a maestro di vita…

Generazione di Fenomeni, di Pietro Ciccarelli


Riceviamo (e ritocchiamo di pochissimo) la mail di Roberto Catalano.

Autobiografia di un play boy con l’amore per il calcio

Gli inizi della mia “dignitosamente  anonima “  carriera di calciatore prima e di allenatore  dopo, sono stati indubbiamente  condizionati, in  positivo, dall’amore di mio padre (scomparso ormai da 10 anni) che da giovane è stato un giocatore di calcio semi-professionista.  Ricordo, come fosse oggi, che ripeteva  spesso che ai suoi tempi  di “picciuli“ nel calcio non ne aveva mai effettivamente guadagnati molti, perché la guerra che lui, classe 1922, aveva direttamente vissuta in prima persona, condizionò inevitabilmente anche  il mondo dello sport.

Ebbe modo di giocare quasi due campionati con la Sanbenedettese e tornato a Palermo, smise di giocare a certi livelli (o, forse, smise per sempre). Insomma, “la colpa “ di avere avuto un papà giocatore e il suo dna trasmessomi, hanno contribuito a farmi innamorare del calcio anche se, devo confessarlo, appena dodicenne mi ero appassionato al gioco del baseball, durante le mie annuali vacanze romane (nel senso che ogni estate ci trasferivamo ad Ostia, dove avevamo una casa in affitto). Questo mio “innamoramento clandestino’’ con quel gioco svanì come neve al sole non appena , tornato a Palermo, iniziai a frequentare l’oratorio di S. Chiara dove incominciai, stavolta in modo più convinto, a giocare a calcio.

Ricordo ancora amici quali Zummo, i fratelli Pappalardo , Cardinale, Giovanni Cozzo, Mario Famoso  e tanti altri ancora  che la mia memoria (divenuta fallace negli anni)  non mi aiuta a ricordare. Fra le prime squadrette , i primi tornei fino a quando andai a giocare nella Bacigalupo dove ebbi tanti compagni poi divenuti più o meno noti che, per le ragioni di cui sopra, non ricordo più i loro cognomi mentre, per fortuna, ho ancora una buona memoria “visiva” ogni  volta che ho occasione di rivederli. Ricordo bene i fratelli Dell’Utri (Marcello in particolare) miei allenatori e Ferruccio Barbera. Il mio ruolo era quello di centrocampista, dai piedi ”buoni” (così mi descrivevano gli allenatori) in grado di fare, durante la partita,  il  “regista”. Per due anni consecutivi ho giocato tra le fila delle mitiche squadre giovanili della leggendaria Bacigalupo di via Resuttana.

Passai in seguito, per sopraggiunti limiti d’età, a giocare nei campionati maggiori. Erano i tempi della “Juventus di Manuele”, della Gancia e di altre formazioni palermitane che si facevano “rispettare” su tutti i campi di gioco. Ma le “distrazioni” di genere femminile  non mi mancavano e, del resto, non  facevo nulla per evitarle… Ricordo ancora che, con le primissime giornate estive,  tra andare a giocare per esempio al Papireto  (dove non c’erano neppure le docce) oppure  starmene sdraiato al sole di Mondello in dolce compagnia,  non mi ponevo nessun dilemma e sceglievo quest’ultimo “campo di gara” con la disperazione dell’allenatore di allora della Gancia, sig. Nino (oggi si direbbe “Mister”) di cui non ricordo purtroppo il cognome  che veniva a trovarmi in spiaggia per “supplicarmi” di andare a giocare, offrendomi immediatamente 5 mila lire e la fascia di capitano!catalano

(Nella foto a destra si nota il piccolo Roberto Catalano con Francisco Ramon Lo Jacono)

Le tante “distrazioni” cui tenevo in modo particolare e, lo confesso, una certa agiatezza economica (derivante da un “bancomat“ come mio padre) mal si conciliavano con il mondo della scuola tant’è che mio papà, per farmi studiare, mi fece trasferire nella “mia” Ostia, stavolta presso alcuni zii. Qui,  mentre studiavo (^^?) ebbi l’occasione di conoscere alcuni amici che giocavano nel Bracciano, in serie D e/o Interregionale di allora (1971/1972) dove feci un campionato e, confesso, quattro sole presenze e conobbi spesso la fatidica panchina. Finita “l’avventura romana” tornai a Palermo dove ricominciai (con pochissima volontà) a giocare con il Capaci di Mr.Salvino Taormina (credo in 1a  o 2a categoria) e qui si concluse la mia “anonima“ carriera di calciatore.

Passano gli anni e, nel frattempo, il matrimonio, i figli, il lavoro nella ditta di famiglia mi allontanarono dalla pratica diretta del calcio fino a quando, a seguito di un lutto con la perdita tragica e prematura di uno dei miei due fratelli, decisi insieme al “colpevole” Pietro Tinnirello del Settecannoli, di formare una Scuola calcio per i ragazzi del quartiere. Si costituì la Società “Pippo Catalano”. Tanti amici e tra questi Mimmo Bellomo che cominciò a muovere i “primi passi” come allenatore. Ho trascorso  stagioni sportive bellissime, dense di soddisfazioni. Non tanto per i successi sportivi dei ragazzi ma soprattutto per la felicità unita alla consapevolezza di essere riuscito, con l’aiuto di tanti altri amici, ad indirizzare su una retta via e ad un futuro meno “amaro” tantissimi giovani di quel quartiere di Palermo dove la droga e la micro-delinquenza costituivano una pessima “deriva” esistenziale quasi inevitabile.catalano

(Nella foto a sinistra Roberto Catalano con Pietro Ciccarelli)

Quando incontro alcuni di questi ragazzi, oggi uomini, che hanno un lavoro onesto o che si sono fatti una famiglia, la mia commozione è  incommensurabile: semplice abbraccio, un saluto, e i loro grazie bastano per sentirmi pienamente “ricompensato” dei sacrifici economici e di tempo che in quei  5 splendidi anni ho dedicato ai giovani. Nel frattempo, la Settecannoli crebbe sportivamente e durante il primo campionato di Promozione dove ho iniziato realmente la mia “carriera” di allenatore incontro (tra gli altri) Aristide Tamajo della Parmonval, il quale mi convinse a fare parte della loro “famiglia sportiva” e così passai poco dopo nelle fila della squadra mondelliana.

Nel 2005 conseguo l’abilitazione di “allenatore Uefa B” e da allora divento il responsabile della Juniores e per un anno allenatore della prima squadra in attesa che Pietro Tarantino (al tempo  giocatore) conseguisse il patentino di allenatore. Successivamente allenatore in seconda, nel 2007/2008 per impegni extra calcio ho dovuto “limitare” la mia presenza attiva  in campo e, comunque, sono sempre disponibile per ogni esigenza della società. Passo da  quest’anno ad assumere la responsabilità dell’area tecnica e del settore giovanile della Parmonval...


Pietro Ciccarelli 13/09/2012
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