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Tony Di Maggio e il Grande Torino

Generazione di Fenomeni, di Pietro Ciccarelli


di Pietro Ciccarelli*

Antonino Di Maggio, detto Tony, classe '74, dopo avere girato una buona fetta dell'Italia nelle vesti di goleador, ha scelto di rimanere nel calcio, mettendo a frutto la sua esperienza a vantaggio dei tanti giovani che iniziano a dare i primi calci nelle categorie cosiddette minori. Nella stagione da poco terminata ha guidato il Villagrazia di Carini, squadra che si è salvata nel girone B di Prima Categoria. Per scelta di vita, come usa dirsi, ha preferito rimane nella sua amata cittadina Capaci.

Tony Di Maggio fa parte della lunga schiera di giocatori che hanno intravisto e parzialmente assaporato la serie A o il calcio professionistico in generale. Ma spesso le scelte o le rinunzie non corrispondono alle tante speranze riposte nello scegliere il "mestiere" di calciatore. Gli inizi sono promettenti ed emerge quasi subito nei tornei giovanili nelle fila della Scuola Calcio Capaci fondata e diretta dell'infaticabile Salvino Taormina, ancora sulla breccia.

Tony Di Maggio non esita un istante, quando il Torino s'interessa di lui e lo chiama. Il ragazzo, convinto com'è dei propri mezzi, risponde all'appello trasferendosi, non solo armi e bagagli nella città capoluogo del lontano Piemonte, ma con tanti sogni nel cassetto e una sconfinata voglia di emergere. L'ambiente è quello genuino e sanguigno del "Toro", come viene da sempre chiamata la squadra del Torino da suoi tifosi. Non sono più gli anni splendidi, quando il Torino era ai vertici del calcio italiano, ma la squadra mantiene dignitosamente il suo ruolo di cugina-rivale dei bianconeri della Juventus, anche se deve pagare lo scotto di una retrocessione, ma il ritorno in A è immediato. Sono passati 15 anni, dall'ultimo scudetto che risale al 1976, con Gigi Radice in panchina e con i "gemelli del gol" Ciccio Graziani e Paolino Pulici, da quando Di Maggio mette piede per la prima volta al "Delle Alpi". Migliore società, in fatto di giovani, non poteva scegliere Di Maggio che trova subito spazio nella Primavera del Torino sotto la guida tecnica di Rosario Rampanti e sotto la supervisone di Luciano Moggi, allora d. s. del Torino, e di Emiliano Mondonico, bandiera granata, che all'età di 64 anni ha allenato la stagione appena trascorsa in serie B l'AlbinoLeffe.

Il tecnico crede molto in questo ragazzo venuto dalla Sicilia che nel torneo Primavera fa meraviglie in avanti in coppia con un certo Cristian Vieri, che di lì a qualche anno diventerà il Bobo nazionale. Due belle stagioni nei baby del Torino, tanto da meritare la "Nazionale juniores" e 15 presenze in panchina, ma l'esordio in serie A non arriverà mai. E come poteva per il nostro Tony con davanti in Prima squadra gente come l'uraguaiano Carlos Alberto Aguilera, il brasiliano Walter Casagrande e Giorgio Bresciani. Dalla panchina doveva essere, comunque, un bello spettacolo, se poteva ammirare il siculo-belga e nazionale - per scelta – fiamminga, ma di genitori di Aragona (AG), Vincenzino Scifo. E poi Gianluigi Lentini, talento puro, e in porta le acrobazie di Luca Marchigiani. In quella primavera, oltre al già citato Vieri, vi giocavano anche Giulio Falcone, che ha smesso da poco, e Andrea Sottil e un certo Antonino Piazza, terzino nato a Palermo.

Terminato il bel " sogno" granata, nella stagione '93-94, Di Maggio passa all'Ospitaletto, che non è un piccolo ospedale di provincia, bensì una ridente cittadina in provincia di Brescia, con l'omonima squadra in C2. Con 22 presenze e otto gol Antonino o Tony, e anche con il contributo di un altro palermitano Antonio Di Natale (non il famoso Totonno, attaccante dell' Udinese, ma un suo omonimo nato nel capoluogo siciliano il 4 febbraio del 1969, che ha svolto una dignitosa carriera fra C1 e C2) porta la squadra allenata da Paolo Ferrario, altro ex bomber anni '60, al secondo posto e quindi in C1. Nella squadra lombarda in quella stagione vi giocavano anche i gemelli Antonio ed Emanuele Filippini, che di lì a qualche anno con Francesco Guidolin, porteranno il Palermo in Serie A, dopo un'assenza di 31 anni. Nel 95-96 scende in C2 nella Fermana a fianco di una vecchia conoscenza rosanero Giorgio Lucerti e anche la squadra della Fermana fa il salto di categoria, ma Di Maggio colleziona soltanto 6 presenze e un solo gol. Poi nell'Ischia Isolaverde dove conta 28 presenze e 3 gol.

L'anno successivo passa alla Nocerina in C1. Con i colori rossoneri termina la stagione con 25 presenze, ma un solo gol. Ultima parentesi felice nell'Acireale con 13 presenze e ancora solo un gol con l'ex giocatore del Cantieri Navali, Mario Possamai in panchina e a centrocampo il palermitano Massimiliano Pisciotta (anche del centrocampista del Borgo vecchio parleremo in Generazioni di Fenomeni).

Poi il calvario delle operazioni alle caviglie e il sofferto tentativo di riprendere, sia a Cuneo che a Isernia, ma senza grossi risultati. A seguire l'abbandono a solo 30 anni. Comunque sia andata la carriera di Antonino Di Maggio, lo ringraziamo di averci dato la possibilità di parlare del Torino e dei suoi splendidi giocatori. Il 4 maggio del '49, l'aereo che tornava da una amichevole in Portogallo con il Benfica si schianta con tutti i suoi componenti sulla collina di Superga. La formazione: Bacigalupo, Ballarin, Maroso, Rosetta, Castigliano, Rigamonti, Ossola, Loik, Gabetto, Valentino Mazzola, Ferraris. E poi Piani, Grezar, Martelli, Menti, Tieghi. Allenatore Luigi Ferrero.

A Capaci dicono che un fratello maggiore di Tony, Bartolo, rifiutò l'offerta di giocare nel grande Napoli di Diego Armando Maradona. Sarà vero? E che sarebbe stata carriera all'ombra del Vesuvio...?

(Nella foto in alto a destra il Villagrazia di Carini; più in basso il Torino della tragedia di Superga e ancora più in basso Tonu Di Maggio)

 

*Pietro Ciccarelli nasce a Mussomeli il 7 febbraio 1945. A sette anni con tutta la famiglia si trasferisce a Palermo, ma le sue vacanze estive sono tutte trascorse nel suo paese d'origine. Gli anni più belli e che fanno parte dei suoi ricordi sono gli anni Sessanta. Vive sia da spettatore che da protagonista il passaggio repentino dalla economia prevalentemente rurale all'arrivo della motorizzazione. Conclude gli studi magistrali, ma lavorerà per 35 anni nel settore dell'autoscuole. Due sono le sue vere passioni: il calcio e la letteratura italiana. Non ha mai giocato a calcio, in maniera seria, ma a 23 anni inizia a collaborare con Il Giornale di Sicilia, poi al Diario e al giornale L'Ora. Dal 1982 collabora ininterrottamente con La Sicilia di Catania, occupandosi di sport. Cercando su Google Pietro Ciccarelli, si possono leggere tutti i suoi scritti: calcio e recensioni di libri. Inizierà a collaborare con Golsicilia, con una rubrica che si occuperà di ex calciatori che hanno storie e ricordi da raccontare, dei talenti che potranno "sbocciare" e di tanto altro ancora... Ha pubblicato a sue spese il "libello" intitolato Generazione di Fenomeni, che parla della carriera dei giocatori nati a Palermo che hanno militato in serie A e B, che è andato letteralmente a ruba.


Redazione Golsicilia 15/06/2011
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