



S.C. Siracusa, Cutrufo: «Ci aspettavamo il sostegno della piazza, ma raggiungeremo la Serie D»
Serie B: ''Chi sale e chi scende'' nella 12^ giornata
Messina: andamento lento, forse troppo…
Eccellenza B: bene Tiger, Modica, Vittoria e San Pio X, flop Siracusa. Cade la Fc Acireale
di Pietro Ciccarelli*
È facile, e in fondo senza tanto spreco di fantasia, il titolo di oggi - tratto anche da una notissima canzone di Luciano Ligabue - per parlare di Emanuele Tarantino. Ma altro titolo per descrivere Tarantino potrebbe essere, mutuandolo dal gergo ciclistico: un gregario di lusso. Oppure, prendendo in prestito il motto dei protagonisti del romanzo "I 3 moschettieri" di Alessandro Dumas: uno per tutti, tutti per uno. Emanuele è il primo di una serie di Tarantino che, a buon diritto, meritano di essere inseriti nella rubrica Generazioni di Fenomeni. Tanti e tutti più o meno imparentati fra di loro sono i Tarantino che hanno contribuito a rendere "grande" la storia del calcio dilettantistico palermitano, e non solo, degli ultimi 40 anni.
Emanuele non è stato un "grande" nel senso puramente calcistico e tecnico, ma ha lasciato, senza alcun dubbio, la sua impronta e soprattutto ha tracciato la strada, poi percorsa da altri giocatori, nel "favoloso" Cantieri Navali arrivato alle soglie della serie C. Traguardo non raggiunto per "una monetina beffarda" che scelse il Siracusa.
«Il pallone, intendo dire quello vero di cuoio e di forma sferica con dentro la camera d'aria e con una circonferenza di circa 70 cm e con un peso fra i 410 e 450 grammi, noi lo sognavamo». Emanuele Tarantino inizia così il suo racconto, ammonendo bonariamente, da buon padre di famiglia, i tanti
giovani che adesso hanno tutto o quasi a portata di mano, anche i genitori che ti iscrivono alla Scuola Calcio e ti accompagnano, tutti premurosi e in macchina e convinti di avere in casa il "campioncino" che guadagnerà una barca di soldi. «Ai miei tempi - riprende Tarantino - se ti andava bene e nel migliore dei casi, a sera, rientrando a casa, trovavi i genitori pronti a dirtene quattro di "santa ragione" per una giornata persa a correre dietro a una calza di seta imbottita di carta di giornale». Esordi felici per Emanuele Tarantino, che ci racconta di una squadra dal nome dell'eroe della Prima guerra mondiale, Cesare Battisti. E' un fiume in piena di ricordi "Manuele", e quando parla del "suo" Cantieri Navali non finirebbe più.
A 20 anni, durante il servizio militare, giocò nella Nazionale militare con Lido Vieri, grande portiere del Torino e dell'Inter, con Nello Governato, della Lazio, poi in seguito anche Direttore sportivo e prima ancora giornalista. Due stagioni in C nel Prato e poi il richiamo della sua Isola, di mamma e "ru puostu". E sì, perché fra l'incertezza di una carriera di calciatore dalle mille incognite, Manuele (come affettuosamente viene chiamato) scelse la certezza di un futuro sicuro al Cantieri Navali.
Giocatore-lavoratore, una condizione privilegiata, condivisa da tanti altri campioni di quegl'anni dal futuro incerto come Totò Di Gaetano, Gioacchino Lima, Gaspare Vegna, atleti ma con la testa sulle spalle, e di tanti altri di cui parleremo nelle prossime puntate. Al "mediano" di tante battaglie veniva assegnato un compito "speciale" dai vari allenatori, fra cui il buon Ninì Insana o il maestro e comandante Carmelo Del Noce: la marcatura-stretta in ogni zona del campo dell'uomo più
pericoloso della squadra avversaria, solitamente il regista. La maglia era la numero 7, ma non aveva alcuna importanza: statene certi, per il malcapitato di turno quella gara sarebbe stata la peggiore della sua carriera. Ma Manuele era in possesso, anche, di un tiro non indifferente dalla lunga distanza, che però, visto i compiti tattici a lui affidati, usava raramente. In un lontano Cantieri Navali-Alcamo, fu un suo gol con un tiro improvviso da 40 metri e oltre a dare la vittoria allo scadere ai rossoblu, scatenando la gioia dei tifosi, a tal punto da far crollare la tribunetta appositamente attrezzata per l'occasione. «Il calcio di adesso? Tutta un'altra storia, altra mentalità e altro tipo di approccio. Come mi troverei io a giocare? Come sempre: uno per tutti e tutti per uno e dopo la partita tutti più amici di prima. Parola di Manuele Tarantino».
(Nella foto in alto la squadra del Cantieri Navali; in basso Emanuele Tarantino e il compagno di squadra Enzo Cusimano)
*Pietro Ciccarelli nasce a Mussomeli il 7 febbraio 1945. A sette anni con tutta la famiglia si trasferisce a Palermo, ma le sue vacanze estive sono tutte trascorse nel suo paese d'origine. Gli anni più belli e che fanno parte dei suoi ricordi sono gli anni Sessanta. Vive sia da spettatore che da protagonista il passaggio repentino dalla economia prevalentemente rurale all'arrivo della motorizzazione. Conclude gli studi magistrali, ma lavorerà per 35 anni nel settore dell'autoscuole. Due sono le sue vere passioni: il calcio e la letteratura italiana. Non ha mai giocato a calcio, in maniera seria, ma a 23 anni inizia a collaborare con Il Giornale di Sicilia, poi al Diario e al giornale L'Ora. Dal 1982 collabora ininterrottamente con La Sicilia di Catania, occupandosi di sport. Cercando su Google Pietro Ciccarelli, si possono leggere tutti i suoi scritti: calcio e recensioni di libri. Inizierà a collaborare con Golsicilia, con una rubrica che si occuperà di ex calciatori che hanno storie e ricordi da raccontare, dei talenti che potranno "sbocciare" e di tanto altro ancora... Ha pubblicato a sue spese il "libello" intitolato Generazione di Fenomeni, che parla della carriera dei giocatori nati a Palermo che hanno militato in serie A e B, che è andato letteralmente a ruba.