



S.C. Siracusa, Cutrufo: «Ci aspettavamo il sostegno della piazza, ma raggiungeremo la Serie D»
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Sabato, al Renzo Barbera arriva la Fiorentina di Luca Toni - a volte ritornano-. Giunti alla 8^ puntata delle nostra rubrica “Palermitani non rosanero” parliamo di un giocatore che perse, forse, nella sua apparizione nel club dei Della Valle, ma allora nella stagione 1990-91, della famiglia Cecchi Gori, la grande occasione.
Stiamo scrivendo di Giovanni Bucaro, palermitano, nato il 20 novembre 1970, 1.81 m per 75 kg, oggi al timone del Sorrento. La prima volta, chi scrive, che sentì parlare di Giovanni Bucaro accadde in un cordiale colloquio con l’allenatore dilettante ed ex portiere, Gianni Napoli, che aveva fra i suoi giovanissimi il futuro giocatore di serie A. Gianni Napoli era entusiasta del ragazzo e mi “profetizzò” e, ne era più convinto, che Bucaro sarebbe arrivato in alto. Ma, ed è questo il senso della nostra rubrica, Bucaro dovette come tanti altri palermitani rinunziare alla maglia rosanero per giocare a calcio ad alti livelli.
Senza esitazione, accetta a soli 16 anni la proposta di andare a giocare nelle giovanili del Sorrento. Sì proprio la squadra campana che credette in lui e ci crede ancora oggi, visto che in questa stagione è stato chiamato a guidare da allenatore la squadra rossonera. Ma ritorniamo indietro al Sorrento dove incontra il tecnico Giuseppe Papadopulo, ex Licata, Acireale e Palermo, che gli dà fiducia e Bucaro colleziona, in 2 stagioni, e non sono poche per un giovane al di sotto di 20 anni, 31 presenze. Passa nel Foggia e incontra, anzi è voluto da Zednek Zeman che riunisce una bella “colonia” di palermitani: il portiere Emilio Zangara, il difensore Tommaso Napoli e i centrocampisti Santo Ardizzone e Onofrio Barone.
Passa al Modena e fra i canarini incontra il “sergente di ferro” e ex allenatore del Palermo, Eugenio Bersellini, che lo vorrà l’anno successivo anche nel Bologna (nella foto i felsineri stagione 1992/93). La fiducia è una cosa seria, diceva un vecchio slogan di Carosello, è Zeman lo rivuole nel Foggia, squadra che in quegl’anni venne definita: il Foggia dei Miracoli. Poi passa alla Spal con in panchina il professore catanese Salvatore Bianchetti. Quindi ad Ascoli e poi Avellino sotto la guida del siracusano di Floridia ed ex attaccante del Palermo, Gaetano Auteri. Nell’Avellino, torna a parlare il dialetto palermitano con gli ex rosanero Massimiliano Pisciotta e Rosario Bennardo, oggi, capitano della Parmonval, squadra nel girone A di Eccellenza.
Lascia il calcio giocato nel 2003, ed inizia la carriera di allenatore come secondo di Aldo Ammazzalorso in serie B nell’Ascoli. Così come umilmente e volontà d’apprendere il nuovo “mestiere” , non esita un istante ad andare al fare il secondo nella Salernitana. Poi la serie D, nel Pomigliano in Campania e il Manfredonia in Puglia, da allenatore della prima squadra, sono le due importanti palestre che faranno da biglietto da visita di Giovanni Bucaro che viene chiamato a guidare la Primavera della Juventus. Ma non è fortunato come il suo predecessore, il termitano Vincenzo Chiarenza, che l’anno precedente aveva vinto la scudetto di categoria, e a fine stagione, di comune accordo con la società, rescinde il contratto con la Juventus e ritorna ad Avellino, ma questa volta, dopo 8 anni, alla guida tecnica della squadra. Sta guidando, con risultati al momento non tanto lusinghieri il Sorrento in Lega Pro 1^ divisione.
E della Fiorentina? Di Bucaro non resta traccia negl’almanacchi, anche se nella carriera da professionista colleziona ben 316 presenze. Perché nella stagione ’91-’92, dopo pochi mesi non convinse l’allora duo tecnico tutto brasiliano, Sebastiao Lazaroni –Amarildo, che gli preferirono Stefano Pioli e Mario Faccenda, resta una “faccenda” che rientra, però, nella “illogica-logica” del calcio…