



S.C. Siracusa, Cutrufo: «Ci aspettavamo il sostegno della piazza, ma raggiungeremo la Serie D»
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Taciturno e silenzioso a bordo campo o seduto nelle tribunette dei campi di periferia ad osservare i giovani aspiranti portieri. Si nasconde, Emilio Zangara, coperto dal classico berretto in uso dai portieri, quasi a non voler abbandonare quella che per tanti anni è stata la sua professione: quella del portiere. Continua ancora l’Emilio, prima per tanti anni a svezzare far crescere i “virgulti” in rosanero e adesso alla corte del presidente del Monreale. Giuseppe Rosano in Eccellenza.
Emilio Zangara nasce portiere nell’Amat (squadra aziendale che negli anni Sessanta e Settanta, militava in serie D), ma prima di passare a difendere la porta ha iniziato come attaccante nei campetti di periferia e anche con buoni risultati. C’è un vecchio adagio che dice, “Impara l’arte e mettila da parte” e l’arte di saper giocare anche con i piedi è stata per Zangara la carta di credito valida per il boemo/palermitano Zdenek Zeman che lo ha voluto, dopo averlo visto all’opera nel Favara, provincia di Agrigento, dove il portierino Zangara ha debuttato, collezionando in 4 campionati circa 60 presenze.
Poi nel 1983-1984 Zeman lo chiama nel Licata, che di lì a poco diventerà il “grande Licata”. Due stagioni da titolare e la bellezza di 32 presenze in C2 e 29 in C1 sempre con Zeman.
L’anno successivo con le sue 34 presenze dà poco spazio a Massimiliano Canioto, anche lui farà un buona carriera fra i professionisti. Non c’è Zeman in panchina, ma l’ex rosanero Aldo Cerantola e come secondo Pietro Ruisi (attuale tecnico della Primavera del Palermo). Fa lo stesso perché il trionfo è tutto siciliano con ben 19 elementi su una rosa di 22 giocatori.
(Nella foto a destra, Zangara è il quarto in alto da sinistra con la maglia del Foggia. Si riconoscono tra gli altri, Miranda, Barone e Signori)
Sempre il grande Zeman vuole costruire a Foggia in B, il “capolavoro” del Licata. Si ricorda del nostro Emilio ed è subito titolare in maglia rossonera. Non scherziamo. In quel Foggia il “tridente” d’attacco era composto da Rambaudi, Baiano e un certo Beppe Signori.
Ma si parla anche il dialetto palermitano con Santo Ardizzone, Nuccio Barone, Giovanni Bucaro, Tommaso Napoli e Maurizio Miranda.
«Si lo so, che tutte queste cose fanno parte del mio passato – ci racconta Emilio Zangara (nella foto a sinistra) – quel che rimane di quel periodo, più che i nomi dei giocatori che hanno fatto parte dell’almanacco Panini, resta con tanti di loro un’amicizia consolidata nel tempo che, ancora oggi continua, al di là dei ruoli e del modesto ma solido ritaglio di popolarità che ci siamo conquistati. Nella carriera di un calciatore, nessuno ti regala niente. Devi dimostrare, soprattutto a certi livelli di avere sempre la stessa voglia di quando giocavi per diletto sui marciapiedi o negli oratori. Argomento Palermo? Arriva per tutti il momento di cambiare aria - scherza Zangara - e ho preferito quella ancora fresca e pulita di Monreale. E poi come potevo dire di no, agli amici Natale Picano e Giuseppe Rosano. Bene, non sarò più rosanero, ma io ho iniziato nell’Amat in Promozione e non direttamente dalla serie A. Conosco abbastanza bene, per averlo vissuto in prima persona, il valore dei sacrifici e le difficoltà per arrivare: sarà il mio “tormentone” giornaliero per i tanti portierini in erba cui spero di insegnare qualcosa».