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Da Renato Curi a Morosini: 'Defibrillatore, questo sconosciuto…'

Generazione di Fenomeni, di Pietro Ciccarelli


È il 30 ottobre 1977, il Perugia gioca al “Pian di Massano” contro la Juventus. C’è molto attesa: superare i bianconeri vorrebbe dire andare in testa alla classifica. Durante la settimana il tecnico Castagner prepara la squadra per il grande impegno e decide il rientro di Curi. Il calciatore è a posto e si è ripreso dall’infortunio. È una giornata di pioggia e il terreno è pesantissimo e si fatica il doppio. Renato Curi, come sempre, è l’infaticabile motorino, corre a fa da spola fra i reparti. Tutto ok.

Alla ripresa del gioco, dopo i primi 45’, Curi si accascia improvvisamente sul terreno di gioco. È pallido in viso, ma si pensa a un malessere passeggero. Precauzionalmente esce dal campo in barella: durante il tragitto verso l’ospedale muore per attacco cardiaco. La partita prosegue e termina con un nulla di fatto. Castagner, come tutta la squadra e società, è distrutto. Ma bisogna continuare. La Lega per venire incontro alla società umbra concede una deroga e così fuori dal periodo di campagna acquisti e cessioni arriva dal Catania il centrocampista Guido Biondi.curi

Abbiamo voluto ricordare la prima tragedia, a mia memoria, di una morte in diretta su un campo di calcio. È inevitabile, dopo la morte in diretta televisiva di Piermario Morosini, che in questi casi si torna indietro con la memoria e al primo caso eclatante come fu quello che colpì il piccolo grande uomo: Renato Curi.

Renato Curi (foto a destra) nasce a Montefiore dell’Aso (AP) il 20-09-1953, m. 1,65, kg 62. C’era o non c’era il defibrillatore in quell’anni? C’era, ma non servi a nulla. Tutta ancora da chiarire la vicenda della tragedia di Piermario, ma questo non vuol dire che non bisogna attrezzarsi per tutte le evenienze.

Nei campi della squadre dilettanti si vive alla giornata, cioè come dice un vecchio detto siciliano: “a ‘mbriachi e picciriddi Dio l’aiuta”. E se la morti sui campi siciliani sono stati finora pochi è stato sicuramente per l’aiuto del Buon Dio. A Mussomeli, grosso centro agricolo provincia di Caltanissetta, il 9 ottobre del 1994 moriva durante una partita di Prima categoria il promettente portiere Tonino Caltagirone, a cui come a Renato Curi, venne intitolato il terreno di gioco.

Nel caso accertato definitivamente non si potette fare niente: aneurisma cerebrale. Condanna senza appello. Nei campi dilettanti, fatta salva qualche eccezione, che però si conta sulle dita di una mano, non esiste ancora nostro malgrado la consapevolezza della prevenzione in senso lato. Inutile chiamare il 118 quando già il danno è accaduto. Inutile chiamare il 113 quando già la rissa è scoppiata. Per aiuto del Buon Dio non sono mai crollate tribune e tribunette. Forse perché a seguire i dilettanti sono solo 4 gatti. E se invece fossero 2000-3000 spettatori? Meditate gente, meditate…


Pietro Ciccarelli 18/04/2012
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