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Il Palermo e la Coppa Italia... un amore impossibile?

Generazione di fenomeni, di Pietro Ciccarelli


di Pietro Ciccarelli*

Fra il Palermo e la Coppa Italia l'"amore" dura da 37 anni. Un amore, quello dei rosanero, mai corrisposto dalla "signorina" Coppa. La corte spietata del Palermo (un arzillo vecchietto di 76 anni) aveva convinto la signorina (appena 52) ad affrontare assieme una serena vecchiaia. La signorina Coppa Italia aveva avuto tanti uomini - pardon, 21 squadre. Ben 5 volte la Juventus, 3 volte Fiorentina, Torino e Milan, 2 volte la Roma, poi il primo amore, Vado, nel 1922 e per una volta Genoa, Inter, Venezia, Lazio, Napoli, Atalanta e il Bologna dei Janich e dei Perani. Dopo tanta corte, alla fine si era convinta e al 90' stava per capitolare e cedere alle offerte del futuro sposo. Ma le solite malelingue fecero giungere alla orecchie della "signorina" che c'era di mezzo una "gonnella" (l'arbitro Gonella di Torino), e il no fu perentorio, tale da abbattere moralmente anche un giovane pieno di brufoli, figuriamoci un vecchietto di 76 anni. Morale: l'amore non è mai finito, anzi il Palermo, seppur deluso, dopo 5 anni torna all'attacco e quasi convince la "signorina" Coppa Italia a cedere e per 83' i due sono "fidanzati" furono prossimi al matrimonio.

Ma guarda "chi priu!!" (Sergio Brio), ancora una volta, l'ormai attempata signorina ci ripensa e dice no per la seconda volta alla Coppa Italia. Ora il "nipotino" di quel Palermo, che è nato nel 1987, ricordando i racconti del nonno, riprende a fare la corte alla nipotina che da ragazzina dei nostri tempi con telefonino sempre acceso e si fa chiamare Tim Cup, ma il dna è lo stesso. Vuoi vedere che stavolta il ventiquattrenne Palermo, che predilige vestire sempre in rosanero, conquisterà la Tim Cup?.

Fin qui abbiamo voluto sdrammatizzare, ma vi assicuro, cari lettori, che quella finale di Coppa Italia del 23 maggio 1974 (giorno infausto il 23 maggio, vedi l'attentato al giudice Giovanni Falcone) all'Olimpico di Roma fra Palermo e Bologna, vinta ai rigori dai felsinei, brucia ancora. Il Palermo del presidentissimo Renzo Barbera veniva da una retrocessione quasi annunziata e si decise di cambiare pagina. Arrivò in casa rosanero il mentore del "gioco corto" o se preferite "universale": Corrado Viciani. Era stata l'Olanda delle meraviglie dei Krol, Neeskens, Rensenbrink, ma soprattutto del "profeta del gol" - come lo battezzò il grande Sandro Ciotti - Johan Cruyff a praticarlo e diffonderlo. Corrado Viciani porta una ventata d'entusiasmo che si concretizza con la disputa della finale di Coppa Italia, dopo avere eliminato Cesena, Fiorentina e Juventus. Al 32' segna per il Palermo Magistrelli e il vantaggio dura fino al 90': bandiere pronte ad essere sventolate e tutti pronti a festeggiare al Politeama. Si attende solo il fischio finale, che finalmente arriva ma per un "beffardo" calcio di rigore ai danni del Palermo, per un'invenzione in combutta fra l'arbitro Sergio Gonella - con una sola n - e il capitano del Bologna, Giacomo Bulgarelli. Mette dentro Beppe Salvoldi, ma il resto non conta, né i tempi supplementari né i calci di rigore: il misfatto avrebbe tolto le forze anche ad Ercole o Sansone.

Omaggio agli eroi di quella gara, a cui spetta di diritto di entrare a far parte della settimanale rubrica Generazione di Fenomeni. Palermo: Girardi, Zanin, Cerantola, Ignazio Arcoleo, Pighin, Barlassina,Favalli, Ballabio, Totò Vullo, Magistrelli,Vanello, Ciccio La Rosa (46'Barbana).

Il Palermo ci riprova dopo cinque anni con la Juventus, in panchina c'è Nando Veneranda. Il "sogno" dura 83', quando Sergio Brio pareggia i conti dopo un gol messo a segno da Vito "bicicletta" Chimenti. Nulla da recriminare questa volta. Resta il mistero della sostituzione nell'intervallo di Vito Chimenti con Osellame. Chiudiamo, così come abbiamo aperto, sdrammatizzando. Forse, negli spogliatoi fu offerto del buon Barbaresco (ottimo vino che si produce quasi esclusivamente nelle campagne di Cuneo in Piemonte) di Cormons e qualcuno si ubriacò!

Questi i rosanero della seconda finale giocata allo stadio San Paolo di Napoli il 20 giugno 1979. Palermo: Frison, Gregorio, Citterio, Brgnani, Di Cicco, Silipo, Maritozzi, Pasquale Borsellino (76' Ignazio Arcoleo) Chimenti (46' Osellame), Magherini, Conte. All. Nando Veneranda. Arbitro signor Enzo Barbaresco di Cormons.

Ignazio Arcoleo, Totò Vullo, Ciccio La Rosa e Pasquale Borsellino i siciliani nelle due finali.

 

(Nella foto in alto a sinistra il Palermo nella stagione 1973/74; a destra, nella prima foto Corrado Viciani e nella seconda Ignazio Arcoleo)

 

 

*Pietro Ciccarelli nasce a Mussomeli il 7 febbraio 1945. A sette anni con tutta la famiglia si trasferisce a Palermo, ma le sue vacanze estive sono tutte trascorse nel suo paese d'origine. Gli anni più belli e che fanno parte dei suoi ricordi sono gli anni Sessanta. Vive sia da spettatore che da protagonista il passaggio repentino dalla economia prevalentemente rurale all'arrivo della motorizzazione. Conclude gli studi magistrali, ma lavorerà per 35 anni nel settore dell'autoscuole. Due sono le sue vere passioni: il calcio e la letteratura italiana. Non ha mai giocato a calcio, in maniera seria, ma a 23 anni inizia a collaborare con Il Giornale di Sicilia, poi al Diario e al giornale L'Ora. Dal 1982 collabora ininterrottamente con La Sicilia di Catania, occupandosi di sport. Cercando su Google Pietro Ciccarelli, si possono leggere tutti i suoi scritti: calcio e recensioni di libri. Inizierà a collaborare con Golsicilia, con una rubrica che si occuperà di ex calciatori che hanno storie e ricordi da raccontare, dei talenti che potranno "sbocciare" e di tanto altro ancora... Ha pubblicato a sue spese il "libello" intitolato Generazione di Fenomeni, che parla della carriera dei giocatori nati a Palermo che hanno militato in serie A e B, che è andato letteralmente a ruba.


Redazione Golsicilia 25/05/2011
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