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‘Dimmi su che campo giochi e ti dirò chi sei…’

Generazione di Fenomeni, di Pietro Ciccarelli


Nessun sociologo capirà mai il gioco del calcio?

Dimmi su che campo giochi e ti dirò quanto vali. Questo è il ferreo assioma del calcio. La cosiddetta pelouse (termine francese per indicare un prato coltivato) degli inglesi è largamente ignorata in Sicilia. I terreni da gioco sono spianati alla bell’e meglio. L’erba non vi cresce se non nei torridi giorni d’estate o quando non vi si gioca più da tanto tempo (vedi nelle foto il campo del Malvagno); e appunto il caldo afoso della nostra regione che i campi andrebbero innaffiati, ma questo non rientra nel nostro costume: è già un lusso avere un campo di calcio, figuriamoci se possiamo spendere soldi. malvagno

Le prime posizioni in campo dei giocatori prevedevano due terzini nerboruti davanti al portiere; due laterali sull’out e un centromediano alto di buona statura e gran cursore; per gli interni di centrocampo si preferivano gente non eccelsa di statura, ma agili  e in grado di scattare e recuperare; due esterni (o ali) in linea con il centravanti. Le ali correvano lungo l’out e operavano dei cross una volta arrivati vicino la linea di fondo. Le respinte dei terzini erano lanci lunghi e alti e spioventi. I calci di punizione si chiamavano freekick e poi i noti corner per calcio d’angolo e penalty per rigore.

L’arbitro veniva considerato un intruso al quale veniva e viene tutt’ora più agevole indirizzare tutti gli insulti più fantasiosi. I più fantasiosi sociologi si arrischiano a simboli di natura a carattere sessuale. Sbalorditivo!!La difesa della porta simboleggia il sesso della madre, della sorella e della sposa. Gli avversari si avventano per offendere o addirittura stuprare ma vengono validamente contenuti e respinti. Di contro, viene assalita e violentata, se possibile, la porta che essi difendono più o meno cautamente. L’arbitro, poveraccio, è nel pieno del bailamme. moreno

(nella foto Byron Moreno, arbitro di Corea del Sud-Italia ai Mondiali del 2002)

Qualcuno spiega in questi termini cosa spinge una persona a fare l’arbitro di calcio. “Una oscura volontà di potenza ne ha spinto l’ambizione a desiderare quella sorte. Generalmente è uno  che ha giocato a calcio senza riuscire, oppure si è fatto abbastanza male e preferisce corricchiare dietro ai giocatori, non più appresso ad un pallone. In verità, quando gli psicologi s’interesseranno del fenomeno umano chiamato arbitro, scopriranno che quasi sempre si tratta di un frustrato, uno che ha assoluto bisogno di un transfert per illudersi di esistere ed avere, almeno per novanta minuti il potere in mano”. Liberamente tratto da Storia critica del calcio italiano di Gianni Brera.


Pietro Ciccarelli 05/04/2012
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