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Vi racconto com’era il ‘pallone’…

Generazione di Fenomeni, di Pietro Ciccarelli


“È il gioco più bello e immediato del mondo ma si giocava nelle strade e perciò venne subito considerato volgare. Certo è plebeo schietto: simboleggia la difesa degli affetti più cari – madre sposa figli – dagli assalti dei nemici, ai quali si restituiscono pari pari le offese”. Gianni Brera

L’oggetto era quasi sferico, di rozzo cuoio a pezze rettangolari cucite all’interno; una sorta di bocca stringata con una correggia di pelle vi faceva incongruo e minaccioso bernoccolo. Sotto la stringa s’indovinava un budellino di gomma telata, che era legato con spaghetto di canapa e ripiegato in modo che non ne potesse fuori uscire l’aria.

Esso sporgeva dal foro centrale di una pezza ellittica di cuoio morbido, che proteggeva la vescica. Fra la pezza di protezione e la sfera vera e propria, veniva allora il budellino, protetto dalla correggia intrecciata e rimandata più volte dal’ultimo foro al primo, così che ne avesse a scollarsi durante il gioco. ciccarelliLa vescica veniva gonfiata con una normale pompa da bicicletta. Fuori dalla guaina, assumeva all’incirca la forma addirittura di porta tabacco tascabile, di ordinaria gomma rossa, nel quale si faceva entrare a fatica la valvola di ottone , qualcosa di mezzo fra la crisalide del baco da seta e l’arachide tostata.

La valvola si avvitava alla pompa e bastavano poche pulsate perché la vescica gonfiasse fino a rendere tesa e sonora la guaina.  L’oggetto “quasi sferico” veniva chiamato fòlber o fùlbar secondo la pronuncia.  Era la deformazione dell’inglese football, o palla per i piedi. In italiano si usava chiamarlo pallone, a Palermo “u palluni”.

Etimologicamente , sport è la riduzione monosillabica, e dunque tipica inglese, del francese arcaico “se desporter” e dell’italiano “diporto”, che significa divertirsi, togliersi fuori, svagarsi. Da “Storia critica del calcio italiano” di Gianni Brera, Bompiani, 1975.


Pietro Ciccarelli 21/03/2012
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