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Salvatore Di Fresco: uomo vero di un calcio che non c'è più

Generazione di Fenomeni, di Pietro Ciccarelli


«Sinceramente, non lo so. Spesso mi sorge un dubbio, quando mi dicono che potevo arrivare in serie A: o dicono realmente quello che pensano o mi prendo per i fondelli!». Il personaggio è di quelli autentici e ormai rari. Se hai ancora dubbi sul valore umano e educativo dello sport e in particolare del calcio, da Totò Di Fresco arriva la conferma che il football, come si diceva una volta, non è solo dare dei calci ad un pallone, ma molto, molto di più.

Salvatore Di Fresco fa parte di  quella categoria di persone che basta un attimo per capire di che pasta sono fatti. Di quella pasta che lievita naturalmente (con “u criscenti”, come si usava una volta) e che  impregna dell’odore del pane buono, non solo il forno, ma che si espande per tutto il quartiere. Una carriera da calciatore degna di miglior fortuna (stai sicuro Totò, non ti sto prendendo per il c…!). 

di frescoChi lo ha conosciuto da calciatore ricorda il suo modo di correre, quasi a volere volare, senza un attimo di tregua e dando sempre il massino, seppure nei campi polverosi della Sicilia. Quante battaglie e quante squadre ha dovuto cambiare e dove ha militato è rimasta la sua traccia e il ricordo affettuoso dei tifosi, ormai con i capelli grigi. Il suo  attaccamento alla maglia, la sua serietà e modestia sono rimaste sempre tali, anche nei momenti in cui per il biondo centrocampista gli elogi si sprecavano.

(Nella foto a destra Totò Di Fresco)

Non lo sapevate, Salvatore Di Fresco è Campione d’Italia. Ha vinto con il Tommaso Natale il titolo di Nazionale Allievi agli ordini di Siragusa, un valente allenatore, esperto del settore giovanile. Viene ceduto alla Berretti del Marsala e dopo essersi fatto le “ossa”, i tecnici della prima squadra si accorgono di lui e l’esordio nel club azzurro giocando  sia C1 che in C2. Una carriera lunga che continua nella Juvenes Enna in serie D, con il buon Totò Di Gaetano in panchina, poi nel Vittoria e  la Nissa e con Andrea Pensabene, un centrocampista dai “piedi buoni” e oggi ottimo tecnico con il patentino di Prima categoria.

 Poi Licata in C2 con Magagnotti. E il periodo in cui Licata che sta iniziando la formidabile scalata che approderà con Aldo Cerantola in panchina, in serie B. Il Nola, Campania, lo chiama è Di Fresco risponde, un anno e ritorna a Palermo, per dare man forte al progetto di fare della Palermolimpia (squadra allora in serie D) la prima squadra della città nell’anno: in quella stagione il Palermo era stato cancellato dai ranghi federali. Poi Mazara con l’ex rosanero Mauro Di Cicco da calciatore con il ruolo di stopper e quest’anno secondo Di Bortolo Mutti), c’era anche in quel Mazara, nel ruolo di dirigente, un altro ex rosanero Valerio Majo. Ma non è finita. Gioca ancora nel Barcellona e poi addirittura in Sardegna in D con l’Iglesias.

(Nella foto in basso la Primavera rosanero stagione 2010/2011, Di Fresco era il vice di mister Beruatto)

primavera palermoNel suo palmares una Coppa Italia vinta in serie D nelle file d’Alcamo e una  Supercoppa fra squadre di serie D contro l’Arezzo allenato da  Serse Cosmi, allora agli inizi della carriera di tecnico. Chiude ancora in serie D, nel Bagheria. Da più di un decennio, fa parte in pianta stabile nello staff tecnico del settore giovanile del Palermo. Passando ”indenne” dalla gestione Giovanni Ferrara a quella della famiglia Sensi fino all’attuale e vulcanico presidente Maurizio Zamparini.

Se gli chiedi quali sono i giovani che lui ha fatto crescere, risponde con malcelato orgoglio, citando  i nomi di Leandro Rinaudo, Maurizio Ciaramitaro e Paolo Carbonaro che si conquisto un maglia azzurra del Nazionale Under 19. Pensavate che, visto il curriculum, Totò Di Fresco fosse avanti con gli anni e invece no, è del 1960, l’anno di nascita di Diego Armando Maradona. Da lui ci aspettiamo ancora tanti nuovi Rinaudo e perché no, tanti “Totò Schillaci” capocannoniere ai Mondiali di Italia90.


Pietro Ciccarelli 29/05/2012
© RIPRODUZIONE RISERVATA

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