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Giuseppe Marino, la voglia di mettersi in gioco

Generazione di fenomeni, di Pietro Ciccarerlli


di Pietro Ciccarelli*

«Torno adesso dalla Figc, dopo aver completato l'iscrizione della Scuola Calcio che sarà operativa dal mese di settembre prossimo». Giuseppe Marino sorride soddisfatto e ci presenta la nuova "creatura" che, manco a dirlo, si chiamerà, A.S.D Internazionale. Sarà messa a disposizione degli "apprendisti calciatori e futuri campioni" nella nuova e modernissima struttura del Palaoreto, che si è rifatto il look per l'occasione. Ma chi è per i più giovani Giuseppe Marino?. Ha scelto una data originale per venire al mondo: il primo maggio del '69 e un rione, Romagnolo, che a Palermo, tradotto in cifre calcistiche, è stato ed è una fucina di campioni. Giuseppe Marino fa parte di una generazione di calciatori, ormai in totale estinzione, dove il "mestiere" aveva una "maestra" di indubbie qualità: la strada o se preferite - come usa dirsi a Palermo- u lisciu.

Ignazio Gnoffo, Pippetto Romano – rispettivamente terzino e ala destra del grande Licata di Zdenek Zeman - Maurizio Balistreri, Salvatore Orofino, Onofrio Barone, Santino Nuccio e la "grande" famiglia dei Tarantino (il papà Bartolo e i figli Giovanni, Giacomo e Massimo, ex Napoli, Bologna), e per andare lontano nel tempo anche il centroavanti Angelo Giugno, ex Trapani, Chieti e Taranto e non ultimo Giuseppe Marino, nascono e crescono con il pallone incollato ai piedi e con esso e per esso percorrono strade diverse in giro per l'Italia, dalla serie A alla Prima e Seconda divisione. Bravo e se volete anche fortunato è il nostro Giuseppe Marino che, senza indugio, va a farsi "le ossa" in serie D nel Favara. Poi passa in C2 con il Trapani. È forte il ragazzo e così, a soli 19 anni, la sua squadra del cuore da sempre, l'Inter, sì avete capito bene, l'Inter di Giovanni Trapattoni, lo chiama per far parte della Primavera nerazzurra agli ordini di Giampiero Marini. Ma in prima squadra non c'è spazio con gente a centrocampo come Nicola Berti, Andrea Mandorlini, Pietro Fanna e il tedesco Lothar Matthaus, e così passa in prestito al Vicenza, in C1, dove colleziona 28 presenze.

Poi il ritorno all'Inter con 20 panchine, nessuna presenza in campo, ma divide un bel gruzzoletto di "premi" partita con i titolari. In quelli anni nasce, però, un'indissolubile sodalizio con Beppe Baresi, l'attuale secondo di Leonardo nell'Inter, che si consoliderà nel tempo e non si scioglierà mai più. Le maggiori soddisfazioni arrivano per il centrocampista, poi passato a centrale di difesa, con la maglia del Taranto in B con 27 presenze e un gol e la promozione in B dei rossoblu pugliesi. Poi una stagione '93-94 a Modena in B dove ritrova l'amico Beppe Baresi. E poi in C2 nel Catania del compianto Angelo Massimino, assieme all'altro più celebre Marino, Pasquale , marsalese e allenatore di serie A.

Ogni estate, per tre settimane Giuseppe Marino viene chiamato dalla "sua" Inter a uno stage-vacanza a Forte dei Marmi. Lo stage, denominato Intercampus, è voluto da Beppe Baresi e da tutto lo staff del settore giovanile del sodalizio di Massimo Moratti. «Senza dubbio, tanti bei ricordi, ma moltissima voglia ancora di ritornare nella mischia e misurarmi con me stesso, ricominciando dalla panchina di una squadra che possa darmi l'opportunità di dimostrare il mio valore anche da tecnico. Ho tante proposte interessanti, ma ancora nulla di concreto. I tanti anni trascorsi in giro per l'Italia, alla guida del Tolentino e della Recanatese e da ultimo come direttore tecnico nell'Altofonte, sono le ultime mie esperienze, ma a 42 anni mi sento ancora giovane e con tanta voglia di poter dare ancora tanto al calcio, seppure seduto in panchina e con 20 chili in più, ma per le diete c'è sempre tempo...».

 

 

(Nella foto in alto a sinistra Giuseppe Marino con la maglia del Modena; in alto a destra Giuseppe Marino oggi; in basso a destra Giuseppe Marino con Beppe Baresi e Alessandro Scanziani)

 

Pietro Ciccarelli nasce a Mussomeli il 7 febbraio 1945. A sette anni con tutta la famiglia si trasferisce a Palermo, ma le sue vacanze estive sono tutte trascorse nel suo paese d’origine. Gli anni più belli e che fanno parte dei suoi ricordi sono gli anni Sessanta. Vive sia da spettatore che da protagonista il passaggio repentino dalla economia prevalentemente rurale all’arrivo della motorizzazione. Conclude gli studi magistrali, ma lavorerà per 35 anni nel settore dell’autoscuole. Due sono le sue vere passioni: il calcio e la letteratura italiana. Non ha mai giocato a calcio, in maniera seria, ma a 23 anni inizia a collaborare con Il Giornale di Sicilia, poi al Diario e al giornale L’Ora. Dal 1982 collabora ininterrottamente con La Sicilia di Catania, occupandosi di sport. Cercando su Google Pietro Ciccarelli, si possono leggere tutti i suoi scritti: calcio e recensioni di libri. Inizierà a collaborare con Golsicilia, con una rubrica che si occuperà di ex calciatori che hanno storie e ricordi da raccontare, dei talenti che potranno “sbocciare” e di tanto altro ancora… Ha pubblicato a sue spese il “libello” intitolato Generazione di Fenomeni, che parla della carriera dei giocatori nati a Palermo che hanno militato in serie A e B, che è andato letteralmente a ruba.


Redazione Golsicilia 11/05/2011
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