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Gigi Rotondi, il mestiere del gol...

Generazione di fenomeni


di Pietro Ciccarelli*

Uno striscione alla Favorita negli Settanta recitava: "Il pallone è rotondo, il Palermo è Rotondi". Luigi Rotondi, attaccante dal gol facile, in una ipotetica rassegna dei calciatori palermitani che possiamo decisamente inserire nelle nostra rubrica Generazioni di Fenomeni, qualcuno suggerirebbe d'inserirlo fra i " minori", o meglio fra coloro che non hanno percorso il cammino calcistico che i tanti addetti ai lavori e talent- scout, e a buon ragione aggiungiamo noi, gli avevano auspicato.

Il calcio che conta lo ha invano atteso. A Gigi - tanto per fare un paragone, non poi tanto Ninetto De Grandiirriguardoso con l'altro Gigi Riva - non mancava assolutamente nulla per fare il salto di qualità. Inutile indagare e porsi domande: il calcio ha i suoi misteri e l'imponderabile fa parte delle leggi non scritte di questo affascinante gioco o, se preferite, sport. Ninetto De Grandi (allenatore di calcio e tecnico della promozione del Palermo in serie A nel 1973-74) fu mentore e scopritore di questo talento che giocava negli allievi del Tommaso Natale e lo volle nella Primavera del Palermo.

Ancora oggi, se chiedete agli allenatori e tifosi del Palermo, anni Settanta, che giocatore era Rotondi, vi risponderanno che in quel momento, complice anche il nome di battesimo, era un Gigi Riva in pectore. Ninetto De Grandi- spero che sia d'accordo con chi scrive - aveva in quegli anni in mente di proporre per la prima squadra due attaccanti: uno possente e uomo d'aria di rigore, il calabrese Alberto Arbitrio, e l'altro ala sinistra, Rotondi. Chissà che coppia! Ma non fu così. I due fecero percorsi diversi e, se non ricordo male, non giocarono mai assieme. Per i palermitani, fra i rosa, non c'era molto spazio in prima squadra - salvo qualche rarissima eccezione, è un fatto ormai acclarato per il club rosanero- e Gigi giocò una sola partita in B, contro il Mantova. L'anno dopo fu ceduto all'Akragas in serie D. Una retrocessione. Ma valli a capire i tecnici di quel periodo. Rotondi rispose alla sua maniera: scatti micidiali sulla fascia sinistra, conversione al centro e gol.

RotondiSi fece notare e l'anno successivo, chi cercava un uomo gol per portare la squadra il più in alto possibile, doveva chiedere i servigi di "Ser Gigi". Il Ser lo aggiungo io, perché con i capelli lungi alla Beatles e il suo fisico atletico e asciutto sembrava davvero un piccolo baronetto inglese. Andò a Cosenza in D, lato Morrone. Un anno e il ritorno in Sicilia a giocare in una squadra che mirava alla Biaginivittoria di campionato, il Terranova di Gela. Poi il momento più bello della carriera di Rotondi in serie C e l'incontro con Alvaro Biagini. Un sodalizio che continua ancora oggi nelle scuola calcio diretta da due arzilli "vecchietti", ex rosanero e palermitani d'adozione Biagini e Tonino De Bellis.

Rotondi ritorna a Gela sempre con il Terranova e qui conquista il titolo di capocannoniere. Acireale e altro titolo di capocannoniere. Modica in C2 e Trapani l'anno successivo, e ancora primo fra i marcatori del girone. Poi Carini dove rimane tre anni e termina l'attività agonistica. Ho ritrovato Gigi Rotondi, maturo cinquantenne, senza, però, la folta capigliatura di moda negli anni Settanta. Ma sempre al suo posto ad occuparsi di calcio. Insegna, come maestro di base, calcio ai bambini aspiranti "campioni". «Nulla da rimpiangere della mia carriera. È stata un'esperienza indimenticabile legata alla mia giovinezza. Cosa insegno ai ragazzi? Prima di tutto - non ha dubbi Gigi Rotondi - di guardare allo sport, e in particolare al calcio, come a una regola di vita, rispetto per l'avversario e lealtà, e che i sogni rimangano tali». Per il buon Gigi, il pallone è rotondo e il calcio è Rotondi.

(Nella foto a sinistra Gigi Rotondi; in alto a destra una figurina d'epoca di Ninetto De Grandi; in basso a destra Alvaro Biagini)

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*Pietro Ciccarelli nasce a Mussomeli il 7 febbraio 1945. A sette anni con tutta la famiglia si trasferisce a Palermo, ma le sue vacanze estive sono tutte trascorse nel suo paese d'origine. Gli anni più belli e che fanno parte dei suoi ricordi sono gli anni Sessanta. Vive sia da spettatore che da protagonista il passaggio repentino dalla economia prevalentemente rurale all'arrivo della motorizzazione. Conclude gli studi magistrali, ma lavorerà per 35 anni nel settore dell'autoscuole. Due sono le sue vere passioni: il calcio e la letteratura italiana. Non ha mai giocato a calcio, in maniera seria, ma a 23 anni inizia a collaborare con Il Giornale di Sicilia, poi al Diario e al giornale L'Ora. Dal 1982 collabora ininterrottamente con La Sicilia di Catania, occupandosi di sport. Cercando su Google Pietro Ciccarelli, si possono leggere tutti i suoi scritti: calcio e recensioni di libri. Inizierà a collaborare con Golsicilia, con una rubrica che si occuperà di ex calciatori che hanno storie e ricordi da raccontare, dei talenti che potranno "sbocciare" e di tanto altro ancora... Ha pubblicato a sue spese il "libello" intitolato Generazione di Fenomeni, che parla della carriera dei giocatori nati a Palermo che hanno militato in serie A e B, che è andato letteralmente a ruba.


Redazione Golsicilia 04/05/2011
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