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‘Palermitani non rosanero’ (6^ puntata): gli juventini, da Nicolò Napoli a Totò Aronica

Generazione di Fenomeni, di Pietro Ciccarelli


Domenica arriva la Juventus al Renzo Barbera. Nella nostra rassegna, giunta alla 6^ puntata, dei “Palermitani non rosanero”, incontriamo, dopo aver scritto dei due campionati nell’Inter,  nuovamente Totò Schillaci, che, come tutti sanno, giocò la sue migliori stagione in serie A proprio con la Juventus.

Ecco come racconta il suo primo impatto con la squadra bianconera al giornalista e scrittore, Benvenuto Caminiti, nel libro Ragazzi di latta, edizione Limina, 2003 pag. 63 “Il mio primo impatto con i nuovi compagni di squadra fu subito eccellente. Sin dai primi giorni, durante il ritiro, mi resi conto che una grande società si costruisce curando anche i minimi dettagli e non solo la facciata. Fui trattato con la naturalezza da tutti i compagni, come se mi trovassi lì da sempre. Certo, Napoli  - il compagno di squadra palermitano di cui scriveremo qui sotto - mi faceva da cicerone, non mi perdeva di vista un minuto, in campo e soprattutto fuori, ma lo faceva sempre con discrezione, mai assillandomi e semmai scherzando e divertendosi: ogni volta che segnavo, in allenamento o in partita, correva verso la panchina e urlava: “Ha visto, mister, questo qui l’ho portato io alla Juve”. E non solo: appena vedeva Boniperti, gli correva incontro per dirgli: “Ha visto, presidente: questo qui lo portato io alla Juve”. Una specie di tormentone, che stava diventando una barzelletta. Al punto che, ogni volta che segnavo, prim’ancora di Napoli, partiva qualche altro compagno verso la panchina e gridava: “Ha visto, mister, questo qui l’ha portato Nicolò Napoli alla Juve”.

Stiamo scrivendo dei due più noti palermitani che non hanno mai giocato nel Palermo, ma non tutti sanno che oltre a Nicolò Napoli e Totò Schillaci, che giocarono assieme due stagioni, ’89-’90 e ’91-’92, hanno giocato nella Primavera dei zebrati Antonino Gambino, Giorgio Petta e un altro Totò, Aronica. Di Giorgio Petta e Antonino Gambino si sono perse le tracce, mentre di Nicolò Napoli e Salvatore Aronica andiamo subito a tracciare la carriera.

Chi scrive ha in comune con il terzino palermitano Nicolò Napoli lo stesso giorno di nascita, non purtroppo lo stesso anno, nasce infatti a Palermo il 7 febbraio 1962, 1.82 m per 70 kg. Inizia la carriera fra gli allievi del Tommaso Natale. In un provino per il Palermo viene giudicato non idoneo per la squadra rosanero: troppo grosso è il verdetto. Va bene per il Messina, allora in C2, dove si trasferisce a 17 anni, giocando  nella prima stagione 15  partite e segnando anche 4 gol. Messina diventa la sua seconda città d’adozione e vi rimane, con una parentesi nel’83 fra Cavese B  e Benevento C1,  con 27 presenze e 3 gol.napoli

(Nella foto a sinistra Nicolò Napoli oggi)

Fra i peloritani collezione in 7 anni ben 175 presenza e segna 20 gol, che non  sono pochi per un difensore. Poi nel ’87 il grande salto a Torino con 4 stagioni di grande spolvero collezionando 62 gettoni e 6 gol. Poi il miglior periodo della carriera fra i rossoblu del Cagliari. Sono 5 anni indimenticabili e ne diventa il capitano inamovibile. Il curriculum è invidiabile: 148 presenze e conferma di terzino-goleador con 8 gol. Chiude la carriera nella Reggina in serie B. Ma non abbandona il calcio e umilmente comincia ad allenare partendo dalla serie D, nel Moncalieri, provincia di Torino. L’anno dopo, si sposta di pochi chilometri e sempre in D e passa a dirigere il Vado, in Liguria. Dal 2003 Nicolò Napoli “scopre” la Romania. Va ad allenare l’Universitatae di Croiova. Non rimane convinto e ritorna in Italia per allenare, sempre in serie D, l’Orbassano, in Piemonte. Nel 2007 è definitivamente Romania con il ritorno a Croiova, dove rimane due stagioni. La competenza dell’ex bianconero viene apprezzata nella terra del Conte Dracula  e pmessinaassa ad allenare il Brasov e in seguito l’Astra Ploiesti. Nel 2010 torna per la terza vota nell’Universitatae di Croiova e l’ultima squadra sempre in Romania il Tumu Severin.

(nella foto a destra il Messina con Aronica)

Parte da Bagheria, allora in serie D, la carriera del terzino e centrale di difesa, Salvatore Aronica, nato a Palermo il 20 gennaio 1978, 1.81 m per 78 kg, da lì un salto nell’Olimpo del calcio: la Juventus. Trova spazio per l’esordio in serie A nella gara Juventus-Sampdoria il 5 febbraio del ’98, ma Totò deve ricominciare daccapo ed attendere ben 6 anni per scendere nuovamente nei prati erbosi di serie A. Gavetta tutta meridionale con un passaggio in B nella Reggina, ma senza mai scendere in campo. Poi in C1 nel Crotone e con le sue 50 presenze contribuisce al salto in B dei calabresi. Poi 57 partite, sempre fra i calabresi e quindi nel 2002 nell’Ascoli con 31 partite e poi l’avventura magica con il Messina: una stagione in  B e 2 anni in serie A. Passa lo Stretto e diventa per 3 stagioni granata con la maglia della Reggina, ma ormai è definitivamente un giocatore da serie A. Nella Reggina gioca 71 gare e poi l’azzurro partenopeo dove è ancora un punto fermo della squadra di Walter Mazzarri. Gli errori difensivi e l’andare fuori di testa fanno parte del gioco, ma Salvatore Aronica è un professionista serio e la fiducia dei tifosi non deve mai venire meno.


Pietro Ciccarelli 07/12/2012
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