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Sceneggiatura di un amore…’Pu palluni’ (puntata 2)

Generazione di Fenomeni, di Pietro Ciccarelli


«Ma non avevamo che mi domandavi se mi piaceva il calcio?».

«Vero è. Sai io da grande voglio fare il calciatore e guadagnare un sacco di soldi e fare ritirare mio padre e comprargli una bella casa e farlo vivere da signore, come te».

«Che c’entro io? Noi dalle terre ci ricaviamo il giusto e poi io sono ancora un ragazzo e non ho mai capito cosa significa vivere da signori come mi dicono molti in paese per mio padre e i miei nonni materni».

«Non solo tuo padre, pure tua  madre sa passa bona. So pure che la casa che avete qui è pure vostra».

«Sai chi ti dico? Meglio che non ci vediamo più. Sei tale e quale i miei paesani, che questa storia delle proprietà me lo ricordano in continuazione come se fosse un delitto».

«Ma va fan culu, tu e tutti i tuoi terreni. Io il calciatore farò e mi comprerò mezza città».

Anche il ragazzo palermitano ha il suo orgoglio. Non importa se è nato povero. Il riscatto e i soldi verranno da e con calcio.

«Ma non dovevamo andare a vedere una partita fra due squadre vere, con le scarpe da futbul con i tacchetti, i pantaloncini e le magliette di vari colori e l’arbitro vestito di nero».

«Ti pari,che la città e piccola come il tuo paese. Per vedere i giocatori, quelli veri che vengono dal continente, bisogna pagare il biglietto e per arrivare allo Stadio si deve prendere l’autobus. Hai mai preso l’autobus?».

«Si, la corriera del signor Mario Lanza, che porta le persone in città dal paese».

«Intendevo  il numero 1. Quello che davanti ha scritto –Piazza Leoni-via Oreto e ti lascia a piazza Leoni e ti devi fare un chilometro a piedi per arrivare allo Stadio. Qua vicino c’è l’oratorio con padre Chirieleison che ti insegna a giocare, dopo, però, che la domenica sei andato a messa da loro. È una vera lince. Ma come fa? Sembra che abbia mille occhi. Sa sempre se la domenica sei andato a messa all’Oratorio».

«Senti, io sarò viddanu e un poco stonato dalla confusione della città, ma non sono cretino. Fissa da midemma buttana, ma non mi va di essere preso in giro da te in questa maniera. Ora un parrinu, che si chiama Chireleison, mi hai scambiato per un deficiente?».

«Ma quale deficiente. O ci credi o non ci credi, si chiama davvero così. Ci vuoi venire all’oratorio ca ti imparo a giocare al pallone?».

«Ma perché qualcuno lo chiama futbull e si mette a ridere, se poi in italiano si chiama calcio?».

«Ma quanti anni hai?  Vai in seconda media e traduci il latino, studi l’Iliade: mi sembra che hai vissuto nella luna. Allora non mi  sbaglio io, che luccu. Ora mi devi fare dire di nuovo un parolaccia. Non sai chi significa futtiri.

«Certo che lo so. Significa rubare o prendere in giro a parole qualcuno e truffarlo».

«Davvero? Mi vuoi fare credere che non sai che significa anche, quando ‘u masculu e a fimmina s’accoppiano?».

«U sacciu che si dice, ma  in un'altra maniera, ma futtiri non l’ho mai sentito».

«Il tuo paese è nel Veneto dove dicono ciavar? Sei o non sei siciliano?».

«Certo che sono siciliano e mi hanno spiegato che si dice in un'altra maniera. Ma poi che c’entra parlare di cose vastase, se mi dovevi portare a vedere giocare a pallone?». (fine 2^ puntata).

di Pietro Ciccarelli


Redazione Golsicilia 23/05/2012
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