



S.C. Siracusa, Cutrufo: «Ci aspettavamo il sostegno della piazza, ma raggiungeremo la Serie D»
Serie B: ''Chi sale e chi scende'' nella 12^ giornata
Messina: andamento lento, forse troppo…
Eccellenza B: bene Tiger, Modica, Vittoria e San Pio X, flop Siracusa. Cade la Fc Acireale
La Kalsa, calcisticamente parlando, evoca, per chi è avanti negli “anta”, quel rettangolo, in porfido, dove i migliori calciatori palermitani nascevano come funghi e si guadagnavano. I compianti Tanino Conti e Bartolomeo Tarantino, quanto di meglio espresso in fatto di terzini palermitani di quel periodo.
Tanino Conti, era un terzino che in serie A, nell’immediato dopoguerra, non aveva rivali, ma essendo nato in Sicilia, nessuna delle grandi squadre ne sentì mai parlare. Chi scrive lo ricorda allenatore di squadre dilettanti e per qualche stagione, assieme ad Armando Correnti, fu selezionatore della Rappresentativa siciliana dilettanti da cui, la battuta: i “Conti-Correnti” a secco, per via di un’eliminazione nel primo quadrangolare contro la Puglia.
Bartolomeo Tarantino, ci ha lasciato da pochi mesi. Era un difensore arcigno e generoso che giocò in coppia, nel Venezia in B, con Tonino De Bellis e fu riserva del “Core de Roma” Giacomo Losi nella Roma in seria A.
E poi quel Simone Caruso, “U turcu”, chiuso nel Palermo nei primi anni ’60, dal grande Ghito Vernazza. In seguito in buon Simone sbarcava il lunario allenando squadre dilettanti, senza infamia e senza lode. Ma i tempi sono cambiati e negli anni Sessanta iniziò un interrotto feeling fra la Sicilia e la Juventus. Il più grande di tutti fu senza dubbio Cesto Vycpalek, nato nell’allora Cecoslovacchia e palermitano d’adozione con villa e cabina a Mondello e che lasciò detto di voler essere sepolto a Palermo. Vinse da allenatore della Juventus due scudetti consecutivi nelle stagioni ’71-‘72 e ’72-’73.
(A destra Cestmir Vycpalek)
Fra i bianconeri giocava il catanese Pitruzzu Anastasi, che a solo vent’anni passò dalla Massiminiana (squadra di serie D della città di Catania) al Varese e dopo uno scambio di milioni (di lire) e una fornitura di frigoriferi e lavatrici (il presidente del Varese un industriale del settore) approdò alla grande Juve e fece vincere con i suoi gol il titolo di Campioni d’Europa alla Nazionale Italiana.
Poi fu la volta del grande Peppe Furino, nato a Palermo e fulgido esempio di dedizione alla maglia bianconera. Breve apparizione nella Primavera di Vincenzo Chiarenza, nato a Termini Imerese, che dopo avere girovagato per i campi d’Italia, ha vinto da allenatore con la Juve due scudetti Primavera. Quindi è la volta di Nicolò Napoli, terzino di valore, che nei primi anni della carriera il Palermo si lasciò sfuggire, dopo un provino andato male. Poi Roberto Galìa, trapanese e terzino-mediano, secondo le necessità, e oggi apprezzato allenatore.
(A sinistra Totò Schillaci)
Michelangelo Rampulla da Patti, portiere, finito a Torino dopo avere fatto “miracoli” nella Cremonese e prima ancora nel Varese, nella stagione 1980-1981, in serie B, come terzo portiere sostituì in sol botto i due titolari Antonio Rigamonti e il palermitano Nino Trapani. È ancora nella Juve da fedelissimo dirigente. Fugaci le apparizioni del nisseno Fabrizio Cammarata, attaccante di belle speranze e dell’agrigentino Salvatore Jacolino e del palermitani Antonio Gambino e Giorgio Petta.
Poi un giovanissimo Salvatore Aronica nella squadra Primavera e oggi validissimo difensore del Napoli. E per concludere il capocannoniere di Italia ’90, Totò Schillaci: troppo noto perché si possa aggiungere qualcosa di nuovo…
P. S. La prossima puntata i siciliani nell’Inter