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di Pietro Ciccarelli*
Tonino Cerro fa parte di quel gruppo di ex calciatori di cui gli appassionati di calcio di qualche anno fa, non possono che ricordalo, con affetto e gratitudine, per le belle pagine di sport che ha collaborato a far scrivere ai tanti cronisti sportivi che hanno avuto modo di seguire le sue gesta.
Molti di noi l'hanno conosciuto più direttamente apprezzandolo non solo come atleta, ma anche come uomo di sport fra i più attenti e preparati, soprattutto sempre pronto a dare una mano anche ai giovani cronisti esordienti. D'accordo, a scrivere sono i giornalisti, ma cosa sarebbero i giornalisti sportivi senza gli atleti? Eroi di mille battaglie, sportive si intende, spesso perdenti e qualche volta vincitori, ma li vedi sempre lì a battagliare e a giocare. Ma perché lo chiamano gioco del calcio? È molto, molto di più. È riscatto sociale e ricchezza per alcuni, per altri è accarezzare un sogno, per molti l'unica ragione di vita (o quasi), a prescindere se con il calcio "ci campi" la famiglia o qualche volta ci rimetti.
Tonino Cerro appartiene alla categoria "dei figli di un Dio minore", di quelli che non hanno trascinato grandi folle o giocato a San Siro o all'Olimpico, ma che hanno sempre portato, dove sono stati, prima come giocatori e poi da allenatori, la gioia di disputare una partita di calcio e la passione per questo sport. L'esordio nell'Amat, squadra dopolavoristica di Palermo negli anni Sessanta e
Settanta, seconda solo al "grande" Cantieri Navali, poi Akragas, Mazara, Alcamo, Modica, Acireale, Rende e Reggina. Citiamo a memoria e senza un preciso ordine cronologico la carriera di Tonino Cerro, ma poco importa, perché a quelli cha hanno avuto modo di averlo visto giocare è rimasto il ricordo di un invalicabile difensore centrale, mai mentalmente perdente e lottatore senza risparmio fino al triplice fischio dell'arbitro.
L'incontro con Pino Caramanno, l'allenatore del Palermo della rinascita, 1987-88, e la collaborazione fra due uomini veri, innanzitutto, e uomini di calcio dopo, è nata la pagina più bella e genuina del Palermo calcio. «Non c'era niente, solo una ipotetica società presieduta da un signore che apertamente dichiarava di non capirne niente di pallone, Salvino La Gumina, e un segretario, Silvio Palazzotto, unico superstite del vecchio e radiato Palermo, a darci una mano. Eppure formammo dal nulla una squadra che riportò l'entusiasmo in città e la gente dimenticò immediatamente le brutte vicende degli anni precedenti, ritornando ad amare i colori rosanero». Mimmo Di Carlo (oggi allenatore in serie A), Antonio Manicone (uno sconosciuto centrocampista che in seguito giocò nell'Inter), il palermitano di Brancaccio Santino Nuccio e gli altri palermitani Franco Sampino, il portiere Angelo Conticelli e Angelo Cracchiolo di Sferracavallo e poi l'esperto Giorgio Carrera e Sossio Perfetto, come non ricordarli tutti.
«Se mi permette - aggiunge con un pizzico di rammarico Tonino Cerro – vorrei fare una postilla: la gente dimentica facilmente e molti hanno già scordato quella nostra bella avventura. Vorrei
sottolineare che, senza la buona volontà di Pino Caramanno e anche con modestia di Tonino Cerro, forse non ci sarebbe il Palermo "milionario" di Zamparini. Noi con pochi mezzi e con nomi cha ai più non dicevano niente riempivamo la Favorita».
Da tecnico dopo tanti anni di "secondo" di Caramanno, Tonino Cerro ha scommesso su se stesso, mettendosi in proprio: coordina e dirige un scuola calcio denominata Juventina Palermo ed è attualmente il Presidente provinciale d'Aiac (Associazione Italiana Allenatori Calcio).
(Nella foto in alto a destra Tonino Cerro. In quella a lato ancora Tonino Cerro insieme ad altre vecchie glorie di Palermo e Catania, in occasione di una amichevole)
* Pietro Ciccarelli nasce a Mussomeli il 7 febbraio 1945. A sette anni con tutta la famiglia si trasferisce a Palermo, ma le sue vacanze estive sono tutte trascorse nel suo paese d’origine. Gli anni più belli e che fanno parte dei suoi ricordi sono gli anni Sessanta. Vive sia da spettatore che da protagonista il passaggio repentino dalla economia prevalentemente rurale all’arrivo della motorizzazione. Conclude gli studi magistrali, ma lavorerà per 35 anni nel settore dell’autoscuole. Due sono le sue vere passioni: il calcio e la letteratura italiana. Non ha mai giocato a calcio, in maniera seria, ma a 23 anni inizia a collaborare con Il Giornale di Sicilia, poi al Diario e al giornale L’Ora. Dal 1982 collabora ininterrottamente con La Sicilia di Catania, occupandosi di sport. Cercando su Google Pietro Ciccarelli, si possono leggere tutti i suoi scritti: calcio e recensioni di libri. Inizierà a collaborare con Golsicilia, con una rubrica che si occuperà di ex calciatori che hanno storie e ricordi da raccontare, dei talenti che potranno “sbocciare” e di tanto altro ancora… Ha pubblicato a sue spese il “libello” intitolato Generazione di Fenomeni, che parla della carriera dei giocatori nati a Palermo che hanno militato in serie A e B, che è andato letteralmente a ruba.