Trapani, da trionfo a tonfo

L'editoriale


Un sogno accarezzato e cullato a lungo. Un sogno che è stato alla portata per mezzo campionato e che è sfumato due volte. Brucia, inutile negarlo. Più di un match point sfuggito ai ragazzi di Boscaglia che pagano l’inesperienza di una squadra che, è giusto ricordarlo, era pur sempre una neopromossa che aveva ben altre ambizioni.

Il rammarico è molto alto. Un trionfo annunciato che si è trasformato in un tonfo inatteso. Ma questi ragazzi hanno dato tutto e vanno comunque lodati per aver permesso a una città intera di sognare.

Per favore, non mi si vengano a dire frasi del tipo “il Trapani non vuole salire in B” o “non ci sono i soldi”. Siamo onesti e non prendiamoci in giro. Non è un discorso economico, intanto. Partiamo dalla base che il campionato di Lega Pro appena concluso è stato un po' come una serie B. Le trasferte sostenute dalla società granata, con annessi costi di gestione, sarebbero più o meno le stesse in termini geografici della “cadetteria”. Non dimentichiamo le partite giocate in Alto Adige, praticamente l’estremo nord del Paese. Andare a giocare lì o in Veneto, piuttosto che in Piemonte, poco cambia a livello di “sperpero” di denaro. Se aggiungiamo che in serie B il Trapani avrebbe venduto i diritti tv ci sarebbe stato soltanto un guadagno.

Aggiungo, inoltre, che se la società non avesse voluto la promozione il presidente Morace non avrebbe caricato l’ambiente e la squadra con proclami di vittoria nei giorni immediatamente precedenti alla partita. Morace vuole la B e sono sicuro che la otterrà.

Un altro fattore da considerare è che il Trapani si è costituito parte lesa nel processo dello scandalo di “scommessopoli”. Da ciò non si escludono clamorosi sviluppi e colpi di scena. Pensate ancora che la società sia restia a salire in B?

Poi, a prescindere da tutto, resta una prestazione stratosferica del Lanciano che ha ribaltato e vinto una partita giocata praticamente per intero in inferiorità numerica. Onore agli avversari che hanno compiuto l’impresa.

Adesso Boscaglia e Morace devono sedersi davanti a una buona birra per schiarirsi le idee e ripartire. Insieme, ovviamente. Perché questo Trapani può imparare dai propri sbagli e può tornare a sognare.


Daniele Tomaselli 11/06/2012
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