



Serie D: all'Akragas il derby col Licata. Orlandina 3 punti che sanno di salvezza, pareggio Noto
All'Akragas il derby con il Licata
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di Antonio Ingrassia
Domenica si giocherà la gara d'andata della finale dei play off di Seconda Divisione tra le due squadre che indubbiamente hanno dimostrato di essere le più forti. Il Trapani ha bissato la sua superiorità sul Neapolis e il Milazzo è frantumato come una meteora al cospetto della corazzata Avellino. Chi la spunterà adesso per il salto di categoria? È sicuramente un grosso enigma. Sull'argomento abbiamo ascoltato uno dei protagonisti del confronto, cioè l'ex difensore rosanero Totò Vullo, nato a Favara, allenatore della formazione avellinese.
Secondo lei è questa la finale più giusta, quella tra le due formazioni che meritano di più?
«Non mi sento di dirlo perché farei un torto agli altri due club che sono stati impegnati nella competizione».
A livello affettivo quanto conta affrontare una squadra della propria regione?
«È una cosa piacevole ma non più di tanto. Son un tesserato dell'Avellino e devo guardare gli interessi della formazione che alleno. Peraltro sono molto legato a questo ambiente, che frequento da diversi anni. Di conseguenza cercheremo di battere il Trapani».
Come sta la sua squadra?
«Abbastanza bene. Tranne gli squalificati, ho tutti i giocatori a disposizione e fino alla fine sono sicuro che godremo di questo trand positivo che stiamo attraversando. Siamo in buona salute e lo dimostreremo in campo».
Anche il Trapani ha dimostrato di essere in buona salute.
«Non lo metto assolutamente in dubbio. Si tratta di una compagine che gioca bene al calcio ed è ottimamente guidata dalla panchina. È naturale che non incontreremo il Trapani che subì quattro reti in campionato. Quella era un altro genere di partita. So che gli avversari non saranno facilmente domabili. È un incontro clou e le situazioni sono completamente diverse».
In campionato abbiamo conosciuto un Avellino un po' "pazzariello", dai risultati altalenanti. La cosa potrebbe ripetersi?
«Credo che siano cose legate a situazioni che non riguardano la mia gestione. Posso parlare del mio ciclo con il quale l'Avellino ha ottenuto numeri importantissimi. Undici gare, 24 punti, 29 reti messe a segno e poche subite. Insomma, c'è stata una certa continuità favorevole».
Si dice che lei sia un difensivista.
«Smentisco categoricamente. Ognuno vede la partita a modo suo, ma posso solo affermare che spesso mi hanno descritto come un allenatore che fa attaccare molto la sua squadra».
C' è qualche giocatore del Trapani che teme in particolare?
«Non faccio mai riferimento ai singoli. Temo la squadra ma non guardo questo o quell'altro giocatore avversario».
Da uomo di calcio ci vuole indicare quali sono gli ingredienti che non devono mancare in queste occasioni?
«Una sola parola per me è fondamentale in queste occasioni: la serenità. Non ci sono formule magiche o indicazioni particolari da rispettare. Bisogna entrare sul terreno di gioco sereni e cercare di sfruttare al meglio le occasioni opportune, rispettando sempre la caratura della squadra che si affronta».
Secondo lei quale è il miglior pregio dell'Avellino?
«Giocare bene. Mi auguro che sarà così anche contro il Trapani».
E la tifoseria che ruolo potrà avere? Già si registra al Partenio il tutto esaurito.
«Potrà avere sicuramente un apporto importante. I tifosi sono determinanti. L'Avellino ha un blasone da rispettare. La tifoseria è vasta e appassionata e sicuramente ci darà una mano».
Anche da Trapani verranno in molti.
«Mi fa piacere. Significa che sarà uno spettacolo anche sugli spalti».
Quale è il suo motto?
«Non uso motti ma dico: giochiamoci la partita e basta».
Mi pare che lei non sia molto amante dei tatticismi.
«Credo che i famosi numeri 4-4-2, 4-5-1 e così via dicendo servono esclusivamente a voi giornalisti. Sono solamente i calciatori che vanno sul manto erboso a far vincere la tattica. La tattica, da sola, non potrà mai battere la squadra avversaria. I numeri contano poco. Inoltre credo che le intuizioni siano molto importanti, prima e durante la gara».
E l'allenatore ?
«Io metto i giocatori in campo. Sono poi loro a fare la partita».
Per l'ex calciatore di Palermo, Torino, Bologna, Sampdoria, Avellino, Catania (in carriera ha totalizzato complessivamente 180 presenze e 5 reti in serie A e 170 presenze e 7 reti in serie B) c'è grande rispetto per il Trapani, ma nello stesso tempo immensa fiducia per il proprio complesso.
«Penso che ci siano le premesse per assistere ad un incontro spettacolo. L'Avellino crede nella propria forza. Per noi vincere è essenziale anche se il confronto dura 180 minuti».