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di Antonio Midolo
L'Akragas si conferma regina delle siciliane. La formazione agrigentina, domenica scorsa, ha ottenuto il sesto successo consecutivo restando in scia della battistrada Savoia. Distante appena tre lunghezze. Nove vittorie e due sconfitte (a Torre Annunziata e Cava de Tirreni), nessun pareggio. Cinque successi su cinque tra le proprie mura. Soltanto l'ottimo avvio di stagione dei biancaazzurri sta tenendo vivo un campionato che altrimenti sarebbe già in mano campana. E per questo va dato merito al lavoro del tecnico Pino Rigoli, una certezza per la categoria, e al suo staff per aver approntato un organico di tutto rispetto, ingaggiando calciatori che in questo torneo fanno la differenza ormai da anni. Vedi il difensore col vizietto del gol Chiavaro o l'esterno offensivo Savanarola (i due hanno vinto lo scorso campionato con la maglia del Messina ndr), per non parlare dei vari Vindigni, Pellegrino, Arena o Saraniti.
Tra le siciliane spiccano, poi, due realtà che ben stanno facendo in un girone difficile e da sempre carico di ostacoli. Parliamo naturalmente del Noto e dell'Orlandina. Entrambe meritano un capitolo a parte. Praticamente senza società alle spalle e senza la certezza di potersi allenare regolarmente, il Noto sta rendendo onore al calcio grazie alle prestazioni offerte in campo e, perché no, agli ottimi risultati sin qui ottenuti. Uno su tutti il Ko rifilato alla capolista Savoia (unico stop dei torresi) che ha fatto balzare i granata alle cronache nazionali. Uomini veri quali il tecnico Betta e il Ds Strianese andrebbero presi ad esempio così come tutti i componenti della rosa netina.
Un'altra realtà che fa parlare positivamente gli addetti ai lavori è sicuramente l'Orlandina di mister Raffaele. Il club messinese non ha affatto patito il salto di categoria in Serie D (dove mancava da parecchio tempo) ma proprio la partenza sprint, andata oltre ogni più rosea aspettativa, ha permesso a Frisenda e compagni di stare per diverse settimane a braccetto con la corazzata Savoia. Nonostante la differente politica societaria (i campani hanno speso più di tante squadre professionistiche) i biancoscudati hanno dovuto sudare le così dette sette camicie per aver la meglio dell'Orlandina nel confronto diretto. E in tal senso è stato bravo l'ex bomber Cirillo, oggi Ds dei messinesi, nel mettere a disposizione del proprio tecnico un buon gruppo per lo più formato da giovani in grado di dire la loro. Da neopromossi (l'accoppiata Raffaele-Cirillo ha vinto subito – da subentrati - il campionato di Eccellenza) e con un budget ristretto, con quasi l'intera rosa proveniente dal torneo di Eccellenza, la compagine di Capo d'Orlando ha già dimostrato di poter ottenere senza grossi problemi l'obiettivo fissato ad inizio stagione. Che, se qualcuno l'avesse dimenticato, è la permanenza in Serie D. Il tutto, ovviamente, se lasciati lavorare serenamente. Appare buffo parlare di “crisi” quando nelle ultime 5 giornate sono state affrontate 4 squadre che per disponibilità economica e blasone potrebbero benissimo fare un campionato a parte.
Lotteranno fino alla fine per ottenere la salvezza le altre messinesi Due Torri e Città di Messina. Entrambe le società hanno dimostrato, sin qui, di poterci stare in un campionato tosto quale è il girone I di Serie D. Con qualche innesto nel mercato di riparazione, magari innalzando la qualità della rosa con un paio di senior, l'operazione-salvezza potrà sembrare ancor più realizzabile.
Stagione complicatissima, invece, per Licata e Ragusa. Il loro campionato è strettamente legato alle vicende societarie e non potrebbe essere altrimenti. In queste settimane è praticamente successo di tutto, ma l'unica certezza è che risulta difficile parlare di futuro in queste condizioni. Il calcio siciliano è davvero in un momento enigmatico. Forse mai come adesso. Ma anche in questo caso va dato merito a chi scende in campo o va in panchina per onorare la maglia che indossa. Il Licata, ad esempio, è reduce, nonostante tutto, dalla fondamentale vittoria nello scontro diretto contro il Rende.
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