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PERRONE a GS.it: «Spero che i Lo Monaco rimangano a Milazzo»

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Si può essere allenatori in seconda, con maestri come Bianchetti e Marino, ed essere ambizioso da allenatore, così come Gian Franco Perrone.

Una storia di passione, abnegazione e, come sempre accade, alterne fortune. Giovane l’età per decidere di non giocare e di mettersi a fare l’allenatore, è nella metodologia del calcio odierno. Gian Franco Perrone ha concluso la sua stagione da allenatore in “seconda”. Iniziamo da questo spunto la nostra chiacchierata, il sottoscritto lo ha conosciuto nel breve periodo di Avola, dalla sua vittoria in Coppa Italia di Eccellenza, prima del declino assoluto, oggi culminato con la retrocessione e, come sempre accade, si rimane colpiti dal soggetto, dai suoi modi e soprattutto dalla personalità, quest'ultimo un dato reciproco.

Perrone esordisce così: «La mia esperienza ad Avola è stata di grande spessore tecnico e di valori, anzi ringrazio ancora quel gruppo di giocatori ed i Dugo. Noi con la vittoria del trofeo regionale avevamo ottenuto il massimo, vedere l’Avola attraversare lo stretto e confrontarsi con squadre di altre regioni per me è stato un grande obiettivo, e andando al presente, dopo di me, nessun tecnico ha saputo fare meglio, anzi mi dispiace per una parte di avolesi, ma devo anche dire che l’Avola calcistica deve crescere, a livello di stampa, dirigenti ed imprenditori per mantenere alta la passione che ha quella cittadina».

Continua il giovane tecnico milazzese, con vanto e coerenza: «Sono ambizioso, ho le mie idee, un curriculum già molto attivo e di esperienza, ma è chiaro che nel calcio conta vincere».

Mister lavorare nell’ombra sembra poco coraggioso, sembra rubare qualcosa, senza prendersi delle responsabilità. 

«Non si lavora alle spalle o si ruba, si lavora in tandem, personalmente avere avuto allenatori, come Bianchetti, Marino ed oggi Tudisco, mi ha arricchito di esperienza, senza comunque annullare le proprie idee e le ambizioni».

Che stagione è stata lavorando in una squadra come il Milazzo? Un condannato a morte…

«Ho lavorato con il cuore, io sono milazzese di nascita, cresciuto a 200 metri dallo stadio, il sogno di ogni ragazzino è quello di poter giocare o allenare la squadra della sua città: sono rimasto fino alla fine per questo, per chi ha creduto nel Milazzo, non la città ed in toto i suoi componenti istituzionali che hanno maltrattato e danneggiato il Milazzo Calcio; la dirigenza prima dei Lo Monaco aveva altre idee, non sportive, bensì scopi personali, conflittuali con il calcio. Quando è arrivato Marino c’era una grande confusione, un caos: un grande uomo di calcio ha fatto un lavoro umano incredibile, guidato dai Lo Monaco, che oggi, a livello nazionale, sono fra i migliori manager calcistici in attività. Abbiamo lavorato insieme a mister Tudisco con dignità, professionalità e molta umanità, con i ragazzi che sono rimasti fino alla fine, proponendo anche un lavoro tecnico tattico di qualità».

Mister, lei parla con il cuore, le chiedo cosa accadrà al Milazzo, i Lo Monaco hanno fatto la loro scelta, con dietrologia, avevano già una squadra in 2° Divisione, eppure…?

«A Milazzo il calcio è morto, siamo stati tutta la stagione da soli, dentro e fuori dal campo. Faccio un appello alla famiglia Lo Monaco: che non lascino morire questa società, poiché senza di loro accadrà questo, puntare su Messina è giusto, la città con loro ritornerà nei campionati professionistici, però non potrà supportare due squadre, non me ne vogliano quelli del Città di Messina».

Riforma dei campionati, crisi societarie... Tutti parlano di settore giovanile per salvare il calcio, lei come la pensa?

«È dietrologia, da decenni si punta sui giovani, un bla bla che si ripete per comodità, invece dovrebbero cambiare le regole del mercato. Prendo come riferimento il Noto, che dopo aver fatto soltanto sei punti nel girone di andata ha messo a referto un girone di ritorno da record, cambiando in toto la squadra: gli squilibri economici sono quelli, non entro nel merito di chi investe, ma entro nel merito di chi poi non è in grado di rispettare i contratti».

Si chiude con la domanda di rito sul futuro: sempre da secondo oppure mirerà alla scalata come guida unica di una panchina? «Faccio una premessa: con mister Tudisco si è creato un feeling perfetto, continuo a Milazzo se rimangono i Lo Monaco, oppure rimarrò attento a come il futuro calcistico si evolverà».


Gian Paolo Montineri 16/05/2013
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