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Let's go Milazzo!

Spazio ai tifosi


"L'amore non ha confini di tempo e si può farlo vivere nello spazio infinito dell'incredibile". E’ un aforisma di Romano Battaglia, che può facilmente adattarsi alla passione per il Milazzo di Carmelo Ruolo. Costui lasciò la città e tutti i legami affettivi il 13 settembre 1961 per andare a trovare fortuna in America. Tuttavia la lontananza non gli ha negato di essere uno dei tifosi più carismatici dei rossoblù, nonché un moderatore del forum del sito ForzaMilazzo.com.
 
- Il Milazzo domenica ha ottenuto la prima vittoria nei campionati professionistici. Che valore ha questo successo? Quali le emozioni?

«Una vittoria storica, la prima del Milazzo in un campionato professionistico. Considerando le circostanze penalizzanti in cui è stata ottenuta, potrebbe essere la tanto attesa svolta per questi ragazzi, ragazzi che hanno dimostrato grinta, determinazione e volontà di vincere. Emozioni forti fino all'ultimo secondo in una atmosfera di grande suspence».

- Cos'è il "Club Zio d'America"?

«Ho organizzato il "Club zio d'America" negli anni ‘90 dopo aver scoperto il sito ForzaMilazzo, risvegliando l'amore e la passione verso la squadra che seguivo dalla gradinata del “Grotta Polifemo” durante la mia permanenza a Milazzo. Il club consisteva di 16 oriundi milazzesi reclutati via Internet. Durante le frequenti visite pre-season di squadre italiane e della nazionale ci recavamo allo stadio muniti di banners e stricioni con la scritta "Forza Milazzo Club Zio d'America".
Purtroppo dopo la retrocessione è scomparso il calcio in città, il club, quindi, si è disintegrato. Oggi c'é un nuovo gruppo di milazzesi che segue la squadra e sono presenti sul forum».

- Nonostante la lontananza transoceanica, la domenica non perde mai una gara della squadra. Come segue la partita? Il fuso orario è un problema?

«Ascolto il programma Radio Sport su Radio Milazzo che trasmette in diretta tutte le partite della squadra attraverso la voce del giornalista Salvatore Italiano, coadiuvato dal collega Domenico Lombardo. Le informazioni sui rossoblù vengono dai siti come Forza Milazzo, TuttoLegaPro, Golsicilia e dai giornali online come La Gazzetta del Sud, Il Giornale di Sicilia, La Sicilia e La Gazzetta dello Sport. Il fuso orario non è un problema, la differenza è di sei ore. Le partite hanno inizio alle 9.00 del mattino nei mesi estivi ed alle 8:00 del mattino durante il dayligth saving time».

- In che modo gli americani vivono il tifo, il calcio e lo sport in generale? Quali sono le differenze con i siciliani?

«Il tifo degli americani è molto disciplinato, non esistono gruppi ultras e tutti gli stadi sono senza barriere. Gli sport principali sono il football, il baseball, il basket e l’hockey su ghiaccio. Il calcio è presente con la Major League Soccer, ultima nella graduatoria di gradimento che però raggiunse il suo apice negli anni ‘70 quando il leggendario Pelè si trasferì nella defunta squadra dei New York Cosmos. Il metodo usato per determinare la squadra campione è uguale in tutti gli sport: non ci sono promozioni e retrocessioni e la vittoria finale è determinata da una serie di playoff tra le squadre prime in classifica.
La differenza con i siciliani sta nell'attaccamento morboso che abbiamo verso la squadra della propria città. Qui' manca il calore ed il folklore che i tifosi siciliani portano allo stadio. Più che spettatori sono partecipanti e, nei giusti limiti, è una gran bella cosa».

- Quando torna a Milazzo, il "Grotta Polifemo" rappresenta una tappa obbligatoria?

«Sebbene venga a Milazzo durante l'estate, il “Grotta Polifemo” lo visito ugualmente. Nel 2009 sono stato ospite della società del presidente Cannistrà come tifoso speciale in una partita precampionato. La calorosa accoglienza che mi hanno riservato è stata una emozione che difficilmente dimenticherò. Ho seguito la partita da bordo campo in compagnia di alcuni dirigenti con foto di rito con il presidente Cannistrà, con il direttore sportivo Bottari, con il team manager Oliva, con l'allenatore Venuto e con tutti i singoli giocatori di quella prestigiosa squadra che ha portato il Milazzo in Lega Pro».

- Lei è un autore di libri, come "Dove il sole tramonta a ponente", in cui professa l’amore per la città di Milazzo. Perché non scrivere un libro sul Milazzo Calcio dal suo punto di vista di tifoso "emigrante"?

«Potrebbe essere un tema interessante, chissà, forse in futuro. Nel libro menzionato c'è un capitolo dedicato al calcio milazzese degli anni ’50. Recentemente quel libro ha ricevuto una offerta di edizione da una casa editrice di Palermo e dovrebbe arrivare nei negozi e librerie fra 12 mesi».

- I giocatori che hanno ottenuto la promozione in Seconda Divisione vengono definiti "eroi" dalla tifoseria. Sfogliando tra i suoi ricordi, anche meno recenti,  c’è  un giocatore del Milazzo che
meriterebbe l'appellativo di "eroe"?

«Beh, difficile da rispondere, anche perché c'è un periodo di buio dagli anni sessanta agli anni novanta quando non ho avuto modo di seguire i rossoblù. Un giocatore che ammiravo era un milazzese di nome Conte che segnava puntualmente spettacolari gol di testa, ma l'appellativo di “eroi” credo lo meritino i giocatori che recentemente hanno portato a nuovi ed ambiziosi livelli il calcio della città».

- Chiudendo l’intervista, cosa manca al Milazzo per diventare grande?

«Una maggiore partecipazione delle industrie che operano nel territorio milazzese e soprattutto il sostegno da parte dei milazzesi. Fino a quando in una città di 40.000 abitanti, solo poco più di 1.000 si recano la domenica allo stadio, i sogni di diventare grandi sono lontani».


Mirko Ruisi 14/10/2010
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