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L’obiettivo di confermarsi da una parte, la voglia di rigenerarsi e porre premesse per un futuro di programmazione e crescita costante dall’altra; la lotta agli attacchi di sindrome da pancia piena da una parte, la lotta agli incubi della stagione scorsa dall’altra; la spinta del proprio DNA, per continuare a stupire, da una parte, l’orgoglio della storia e della tradizione recente per cambiare registro dall’altra.
Catania-Inter di domani sera sarà un interessante abbozzo di crocevia per un’annata che comunque avrà ancora molto da dire, pur riservando già una posta in palio che potrebbe essere pesante soprattutto a livello di morale. Tanti i motivi e i ricorsi storici del recente passato che rendono questa sfida stuzzicante, uno tra questi il posizionamento in classifica delle due squadre nello scorso campionato: a finire dietro non fu il Catania, come sempre accaduto nei precedenti 15 tornei nella massima serie, ma proprio l’Inter.
Il nono posto conclusivo nella scorsa serie A è stato il peggior piazzamento della Beneamata dal 1993-94, stagione ben più deprimente in ambito nazionale con una salvezza conquistata addirittura all’ultima giornata, seppur accompagnata dalla cavalcata vincente in Coppa UEFA. In mezzo a questi due estremi, alcune stagioni di grosse attese (e spese) sfociate in delusioni, ma soprattutto l’epopea di successi targata Mancini prima e Mourinho poi, con un gruppo cementatosi negli anni e divenuto micidiale sia in Italia che in ambito continentale: molti tifosi nerazzurri guardano con immensa nostalgia alla notte di Madrid, tappa conclusiva del Grande Slam che nessuna italiana aveva conseguito fino a quel momento.
Da quel 22 maggio 2010 tante cose sono cambiate e, dopo essere rimasta per la prima volta negli ultimi tredici anni fuori dall’Europa, l’Inter punta ad avviare un nuovo ciclo duraturo nel segno del sudore quotidiano e dell’esperienza figlia di un percorso condotto dal basso. In punta di piedi Walter Mazzarri ha già messo la sua impronta, non solo con l’impostazione tattica del 3-5-2 (se non 3-4-2-1 o 3-4-1-2) e la conseguente opera di revisione delle mansioni di alcuni giocatori (su tutte Kovacic slegato dalla regia e voluto come mezzala e Guarin percussore centrale) ma anche con una ventata di fiducia e determinazione, cose di cui l’intero gruppo, ormai totalmente rinnovato rispetto ai fasti della scorsa decade, aveva decisamente bisogno.
Contro il Genoa nessuno si aspettava un’Inter schiacciasassi, che si imponesse subito con prepotenza, anche se gli scarsi contenuti del primo tempo avevano lasciato qualche preoccupazione. Tutti si aspettavano piuttosto una prova di intensità e coraggio, ergo che si avesse ragione di un avversario tatticamente accorto: gli ingressi di Kovacic e Icardi hanno indirizzato definitivamente il match e, soprattutto, fornito buone notizie circa il ventaglio di alternative di cui può godere Mazzarri, un ventaglio non fatto più di top-player ma di elementi decisamente futuribili a livello di qualità tecniche; sta alla casa Inter farli sbocciare al meglio, nella speranza che i milioni freschi e sicuramente graditi di Thohir vengano armonizzati e non sovrapposti ad un progetto nuovo di zecca, probabilmente l’ultimo con Massimo Moratti presidente.
Domani sera Mazzarri dovrebbe mantenere l’assetto utilizzato alla prima di campionato, con Alvarez a supporto di Palacio e Icardi ancora in panchina dall’inizio, ma papabile per l’ingresso nella ripresa; l’unica novità sarebbe appunto quella di Kovacic, in mediana insieme a Cambiasso e Guarin. Sugli esterni ancora fiducia a Jonathan e Nagatomo, mentre con l’assenza di Samuel il terzetto difensivo sarà formato ancora da Campagnaro, Ranocchia e Juan Jesus.
PROBABILE FORMAZIONE
INTER (3-5-1-1): Handanovic; Campagnaro, Ranocchia, Juan Jesus; Jonathan, Guarin, Cambiasso, Kovacic, Nagatomo; Alvarez, Palacio. A disp.: Carrizo, Castellazzi, Andreolli, Rolando, Pereira, Wallace, Mudingayi, Olsen, Taider, Kuzmanovic, Icardi, Belfodil. All.: Mazzarri
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