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Il Catania e il tabù del San Siro interista

Nella sua storia mai una vittoria in casa dell'Inter


Dopo la domenica di sosta per le nazionali comincia la settimana che porta alla ripresa del campionato per il Catania di Rolando Maran, sebbene i rossazzurri stiano osservando oggi l’ultimo giorno di riposo prima della ripresa fissata per domani pomeriggio.

E’ cominciata però la preparazione per i tifosi e per gli appassionati, che guardano alla gara di domenica a San Siro contro l’Inter di Stramaccioni. Una partita che si presta a diverse interpretazioni e attribuzioni di significato nel contesto della stagione, ma i precedenti e le statistiche suggeriscono già una chiave di lettura: quella del tabù. Il tabù di un campo stregato, come il "Franchi" di Firenze o l'"Olimpico" romanista.

La squadra nerazzurra rievoca frequentemente ricordi positivi riguardo gli ultimi tempi, come l’esaltante 3-1 inflitto il 12 marzo 2010 alla corazzata di Mourinho, campione d’Europa due mesi più tardi, e il 2-1 della scorsa stagione con Montella in panchina. Serata positiva, ma con un retrogusto amaro, quella del 2-2 a San Siro del 4 marzo scorso.

Una gara che i rossazzurri avevano saldamente in mano con il doppio vantaggio all’intervallo, sgretolatosi nella ripresa dopo un tiro-cross di Forlan convertito in rete da un errore di Carrizo e il conseguente calo psicologico e di fiducia. Nel dopo gara imperava inevitabilmente il rammarico per due punti persi, un successo di prestigio sfumato, ma anche lo svanire della possibilità di espugnare per la prima volta in assoluto nella storia il campo dell’Inter.

Mai in 66 anni di storia, tra partite di campionato e Coppa Italia, i rossazzurri hanno espugnato il San Siro interista. Il bilancio, in termini sia di risultati che di reti fatte e subite è, anzi, impietoso: 15 sconfitte e due pareggi (prima della scorsa stagione il primo punto fu guadagnato il 10 dicembre 1961, con un pari per 1-1 in campionato), 14 gol fatti (sempre l’anno scorso e nel ’70 gli etnei arrivarono a segnare due gol e 53 subiti).

Se al “Massimino” alcune gare contro l’Inter, come anche il “clamoroso” 2-0 del 4 giugno 1961, rappresentano pagine felici della storia del club dell’Elefante, lo stesso difficilmente può dirsi per alcune trasferte nella tana della Beneamata, aventi epiloghi indigesti: il 5-0 del gennaio ’61 (seguito da sfottò di Herrera e dell’ambiente interista, ma “vendicato” dal suddetto 2-0 di fine campionato con gol di Calvanese e Castellazzi), il 5-1 del giugno ’65 e soprattutto lo sconvolgente 6-0 del 13 maggio ’84, ultima giornata di quel campionato di serie A chiuso malamente all’ultimo posto e preludio ad un rapido declino che portò gli etnei alla caduta in serie C nell’’87 e al rospo amaro della radiazione nel ’93.

Per risollevare il morale di diversi appassionati etnei particolarmente turbati dalla lettura di queste ultime righe, rammentiamo comunque che la situazione non è parimenti deprimente sui campi delle altre due “big” strisciate, ovvero il Milan e la Juventus.

In serie A gli etnei non sono mai riusciti a battere i rossoneri a domicilio, ma hanno spezzato l’incantesimo in Coppa Italia nell’andata degli ottavi di finale dell’edizione 2007-08: il 20 dicembre 2007 il Catania in formazione tipo di Baldini superò 2-1 il Milan di Ancelotti, infarcito di riserve ed elementi della Primavera dopo la vittoria nel Mondiale per club. Decisero le reti di Spinesi e Mascara, mentre l’allora 17enne Paloschi accorciò le distanze.

Il campo della Vecchia Signora è stato violato addirittura per due volte in campionato. Il 7 aprile 1963 un gol di Milan al 78’ regalò agli etnei due punti fondamentali per la salvezza con lo 0-1 finale; un’impresa ripetuta, in una situazione di classifica ancora più delicata, il 20 dicembre 2009: Martinez su rigore nel primo tempo e Izco in contropiede all’87’ resero inutile il momentaneo pareggio di Salihamidzic e diedero la spinta al Catania di Mihajlovic per iniziare la rimonta dall’ultimo posto in solitaria a metà dicembre alla chiusura in gloria con il record di punti in A.


Michele Patanè 15/10/2012
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