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L'Akragas è una grande società, nelle mani di uno staff serio e con le idee chiare, ma purtroppo l'intero ambiente subisce le influenze degli umori della tifoseria. Vincenzo Montalbano, nonostante una buona serie di risultati ed il conseguente primato in classifica, fù costretto a lasciare la squadra per il rapporto troppo brusco con i tifosi. Con l'arrivo di Giuseppe Raffaele, detto il "trascinatore" in grado di far sognare i tifosi del Due Torri facendogli sfiorare la Serie D nella stagione precedente, si pensò ad una stagione esemplare, ma anche qui il rapporto con i tifosi non è dei migliori, di contro mister Raffaele otterrà delle sconfitte inaspettate, fatale quella con la Riviera Marmi. Neanche mezz'ora ed arrivano le dimissioni.
La società sceglie di richiamare mister Montalbano, che si ritrova una squadra nuova, diversa da quella che aveva allenato tre mesi prima, sicuramente fragile nella psicologia. Vanno via D'Anna e Cipriano, wueste le prime mosse della società, al fine di tenere a galla il sogno promozione.
Vincenzo Montalbano spera di non deludere e di far pace con i tifosi. Golsicilia.it da il bentornato all'allenatore con un'intervista in esclusiva.
Mister Montalbano, è successo tutto velocemente. Ci racconti come si sono svolti i fatti, si aspettava una situazione del genere?
«Non c'era niente nell'aria. Io sono un uomo che la domenica, verso le 8 del mattino, spegne il cellulare. Mi godo la famiglia e la mia casa. Non mi aspettavo una chiamata. Lunedì mattina, accendendo il cellulare, rimasi sorpreso di trovare diverse chiamate del presidente Castronovo e di altri dirigenti. Devo ammettere, che in quel momento iniziai ad immaginare qualcosa. Abbiamo parlato, poi l'incontro faccia a faccia, ieri mattina».
Per lei è un ritorno semplice?
«Dipende dai punti di vista. Potrebbe essere facile, perchè non c'è nulla da perdere, visto che quello che dovevo dimostrare, è già stato dimostrato tre mesi fa, quando l'Akragas era a tre punti dalla vetta. Ora, mi trovo una squadra nuova, a me sconosciuta. Gli under sono cambiati, ma non ne faccio un alibi. Spina è squalificato, Abate è stato ceduto. Io, comunque, cercherò di dare il massimo con le armi a mia disposizione».
A proposito di organico: abbiamo già visto andare via Cipriano e D'Anna, questi possono essere i primi di una lunga serie?
«No, io volevo tenere tutti i giocatori della rosa. La società voleva intervenire drasticamente sull'organico allontanando 5-6 giocatori, ma abbiamo convenuto che non sarebbe stato il caso. Preferisco scegliere tra 22-23 giocatori, che avere una rosa ridotta all'osso. D'Anna e Cipriano erano giocatori, che a causa di determinate situazioni, dovevano essere allontanati. Non si poteva fare altrimenti».
Lei ritorna dopo aver lasciato l'Akragas, a causa di situazioni spiacevoli con i tifosi...
«Si, come ho già detto in passato, la squadra andava bene, poi cedemmo contro il Kamarat e lì scoppio il putiferio. Vivemmo una settimana da inferno, dove i tifosi ci contestarono, sopratutto contestarono il mio operato. Ci rimasi male, perchè noi non siamo il Barcellona, siamo l'Akragas, una squadra che può vivere di alti e bassi. Quei tifosi che vogliono vedere giocare il Barcellona, che si vedano la tv satellitare. Pagammo la mancanza di serenità. A Cammarata giocammo bene, ma ci contestarono lo stesso. Io, in trent'anni di calcio, non ho mai vissuto una situazione del genere».
La situazione che sta descrivendo, è diventata una costante nel campionato dell'Akragas. Mister Raffaele vinse per 5-0 contro la Palermitana, ma fu contestato lo stesso. Lei crede che le pressioni create dalla tifoseria siano il vero problema dell'Akragas?
«Io, dopo l'allontanamento dalla società, non sono rimasto a gufare contro mister Raffaele, anzi nelle mie interviste ho sempre parlato con rispetto dell'Akragas e del suo mister. È successo a me ed è successo a Raffaele, ma non so quale sia il reale problema dell'Akragas. Inutile creare polemiche, io ho già parlato chiaro. Dobbiamo rimanere tranquilli e non dobbiamo pensare negativamente».
La prossima partita la lancerà subito contro una formazione molto blasonata: l'Alcamo.
«Si, una grande squadra, costruita per vincere. Ho avuto modo di vederla nelle ultime settimane. Bisogna affrontarli serenamente e senza pressioni. L'importante è non creare barricate, che possano bloccare il match, non serve, ci farebbe prendere solo gol per poi sbilanciarci in attacco. Invece, dobbiamo attaccare e giocare il match a viso aperto, come credo che faranno anche loro».
Ultima questione: lei cosa pensa delle parole del presidente Castronovo, che ha puntualizzato la posizione dell'Akragas in un possibile ripescaggio?
«Non mi riguarda. Credo che sia prematuro. Onestamente, pensare a ciò è assurdo, noi dobbiamo lavorare sul campo e giocarci le ultime partite. Poi se la dirigenza ha avuto modo di leggere attentamente il regolamente, trovando in esso delle situazioni che possano portare l'Akragas in Serie D, ben venga. Del resto Agrigento è una grande città e merita serie più blasonate».