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Enzo Nocera è la “voce” dell’Akragas, colui che racconta le partite dei biancazzurri sia in casa che in trasferta per il sito degli akragantini, ma non solo: oltre al lato meramente giornalistico, Enzo Nocera rappresenta una sorta di punto di riferimento per il pubblico della tribuna dell’Esseneto, una presenza fissa domenicale che prosegue dai primi anni sessanta e che non ha abbandonato la squadra nemmeno nei recenti momenti difficili che ha attraversato nei 15 anni di purgatorio in Eccellenza. Ai nostri microfoni, le impressioni e le emozioni di uno dei più importanti conoscitori della storia del calcio agrigentino.
Enzo, da quanto tempo segui le partite dell’Akragas?
«Seguo l’Akragas sin da bambino. I miei primi ricordi sono legati agli anni ‘60 con la squadra biancoazzurra militante in serie C. Sicuramente il periodo più bello perché all’Esseneto la formazione dei Templi si confrontava con Bari, Ascoli, Lecce, Salernitana, Ternana, Reggina, Foggia tutte squadre che hanno militato nella massima serie. Comunque ho un ricordo indelebile: Akragas-Bari 1-3, stagione 1967/68, con tripletta di Lucio Mujesan che diventerà negli anni ottanta tecnico dei biancazzurri. Mi colpì lo stadio Esseneto stracolmo di gente».
Cosa vuol dire questa squadra per Agrigento?
«L’Akragas rappresenta Agrigento al pari della la Valle dei Templi, della sagra del Mandorlo in fiore, della festa di San Calogero. Per gli agrigentini il calcio biancazzurro é un interesse prioritario, qualcosa di profondo perché é la squadra della città e la più blasonata della provincia. Il nostro passato non ha paragoni. Una storia importante che in Sicilia, ad esclusione di Palermo, Catania, Messina e Siracusa ha pochi esempi. L’Akragas per dieci anni è stata nella Terza Serie nazionale; hanno vestito la maglia biancazzurra calciatori che hanno giocato in serie A. Momenti indimenticabili anche se offuscati da lunghi periodi di anonimato».
Quali sono le particolarità del tifo agrigentino?
«Non vi sono aspetti comportamentali negativi. È un tifo ben organizzato, competente e da sempre attaccato ai colori biancazzurri. Anche nei momenti bui la tifoseria non ha fatto mancare il sostegno alla squadra. L’Akragas era sicuramente una anomalia in Eccellenza: é riuscita a portare all’Esseneto oltre 2.000 persone, con un picco di 4.000 nella gara di spareggio contro la Cavese; fuori casa le “invasioni”, quest’anno soprattutto, sono state una costante. Non sottovalutiamo poi il tifo degli akragantini residenti lontano da Agrigento. Tramite il sito ufficiale, ben gestito da Salvatore e Giuseppe Barresi, l’Akragas é entrata nelle case di migliaia di tifosi sparsi in tutto il mondo».
Parlando della stagione in corso, cosa ti ha più impressionato della squadra schiacciasassi di Rigoli?
«La facilità impressionante di gestire tatticamente le partite. Il gruppo voluto dal presidente Alessi, dal d.s. Catania e dall’allenatore Rigoli, è stato plasmato per lottare e vincere. Domenica dopo domenica la squadra ha dimostrato di possedere elevate capacità tecniche e grandi doti umane. Un gruppo coeso, “Giganti” in campo e fuori».
A quale gloriosa formazione biancazzurra del passato puoi paragonare gli undici di quest’anno?
«Non amo fare paragoni. La formazione che ha vinto questo campionato la raffronto a quella che ha vinto il torneo di Promozione allenata da Totò Di Gaetano (1977/78), a quella che ha vinto il campionato di serie D allenata da Alvaro Biagini (1980/81), a quella che ha trionfato nel campionato di C2 nella stagione con conduzione tecnica affidata ad Egizio Rubino (1982/83) ed infine a quella che ha vinto il torneo di Interregionale, sotto il nome Agrigento Hinterland ed allenata da Mauro Zampollini (1991/92). Cinque squadre, compresa l’attuale, fortissime che hanno scritto pagine importanti nel libro del calcio akragantino».
Che serie D ci dobbiamo aspettare per l’Akragas il prossimo anno?
«Con l’innesto di un paio di giocatori e senza smantellare l’attuale intelaiatura, l’Akragas potrà recitare un ruolo di primissimo piano. La piazza chiede un campionato di vertice e penso che la dirigenza farà di tutto per tornare, entro breve tempo, nel calcio professionistico».
Riusciremo nella prossima stagione a vedere l’Esseneto pieno?
«I dati oggettivi sono molto incoraggianti perché l’afflusso di pubblico nelle ultime due stagioni è stato il più alto della categoria. Raffrontando il numero dei paganti alle altre piazze, va aggiunto che Agrigento ha un bacino di utenza molto importante e lo dimostra l’apporto che arriva dai centri vicini come San Biagio Platani dove recentemente é stato costituito un club “Ultras Akragas”. I tifosi della provincia, con Porto Empedocle in testa, sicuramente saranno numerosissimi».
Qual è una “rosa ideale” degli 11 migliori biancazzurri di sempre?
«Bisogna dosare passato e presente e non e facile. Io metterei Gridelli, il portiere dei record. La linea di difesa formata dai due centrali Romolo Rossi e Gigi Chiavaro con terzini Nevio Orlandi e Matteo Colucci; davanti la difesa Olmes Neri. Poi Castiglione sulla fascia, Catalano pronto a servire un tridente d’attacco formato da Cau, Arena e De Brasi. Ma ci sarebbe posto anche Pasquale Marino, Gaetano Longo, Angelo Cracchiolo, Renato Colusso e tanti altri eccellenti akragantini… bisognerebbe giocare almeno in venti!!!».