Eccellenza A: ''L'Akragas visto da...'' Roberto Nobile

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Nella settimana in cui l'Akragas potrebbe conquistare la promozione in Serie D, noi abbiamo chiesto a Roberto Nobile, tifoso Doc del "Gigante", di raccontarci il momento della sua squadra e qualche informazione storica che solo un vero tifoso può sapere…

Raccontaci la tua Akragas: la tua storia di tifoso intrecciata con quella del "gigante"…

«Ho iniziato a tifare Akragas da piccolissimo, fin dai primi anni '70 e l'ho seguita costantemente per circa dieci anni in serie D, poi in Promozione, ancora in D, in C2  e all'inizio dell'esperienza in C1, sono stato nel 1982 fra i fondatori dei Commandos, il primo club organizzato della tifoseria biancazzurra. Poi alla fine del 1983 sono andato a studiare fuori e successivamente, dall'inizio degli anni '90, sono rimasto lontano da  Agrigento  per motivi di lavoro e quindi ho potuto seguire la squadra meno costantemente; a partire dagli anni 2000, inizialmente grazie ai siti internet dell'Akragas calcio dei fratelli Barresi e di "conoscerelakragas" e più recentemente grazie anche ad alcune televisioni satellitari siciliane, ai giornali agrigentini online, alle radio agrigentine che trasmettono in streaming e ai social network, ma soprattutto grazie al sito ufficiale della società, con cui peraltro mi onoro di  collaborare da quest'anno. Ho ripreso a seguire con costanza, anche se da  lontano, le vicende del Gigante, di cui peraltro sono diventato recentemente socio. L'Akragas è stata, è, e sono sicuro, sarà sempre, profondamente nel mio cuore, un legame inscindibile con la mia città e le mie radici».

L'anno glorioso?

«L'anno più bello della gloriosa storia dell'Akragas è, a mio avviso, senz'altro il 1983-84, il primo in serie C1: quello dei 17 risultati utili consecutivi e delle grandissime partite soprattutto in trasferta della squadra del “Professore” Franco Scoglio (subentrato dopo poche giornate a Egizio Rubino), una squadra con grandi giocatori (Venturelli, Catalano, Mari, Rossi, Colusso, Bianco, Cracchiolo, Bardelli, Chiavaro, De Brasi, Quercioli,  Oddo, Puzone, solo per citarne alcuni) e che probabilmente, con pochi innesti, avrebbe potuto puntare anche alla promozione in serie B. Ma le cose, purtroppo andarono diversamente».

Emozione più grande e delusione più grande?

«Ho avuto la fortuna di assistere a tre promozioni (in D, C2 e C1 nel giro di pochi anni), ma credo che l'emozione più grande sia stata la promozione in C1 della stagione 1982-1983, con la festa finale all'Esseneto davanti a quasi 10.000 spettatori. Mi sono rimaste dentro almeno due grandi delusioni, una nella stagione 1978-1979, quando alla penultima giornata giocammo, nel vecchio Esseneto gremito da 7.000 spettatori, contro la Juve Stabia che ci precedeva in classifica e che dovevamo necessariamente  battere per poter essere promossi in C2, ma purtroppo finì 0-0 e ad essere promossi furono loro, insieme al Terranova Gela. L'altra, forse ancora più cocente, per me che ero tornato appositamente ad Agrigento e all'Esseneto  dopo tantissimo tempo, quella del 17 giugno 2012, la sconfitta col Città de la Cava, che ci precluse l'agognato e, credo, meritato  ritorno in serie D».

Previsioni e aspetti dell'attuale Akragas?

«L'attuale Akragas credo abbia gli ingredienti giusti per un futuro roseo. Una società solidissima, appassionata ed ambiziosa, un direttore sportivo competente,  un mister di categoria superiore, una rosa composta da giocatori di prim'ordine, in grado, con pochi innesti, di puntare al doppio salto. Poi, ma non da ultimo, una tifoseria che non ha eguali e non solo in queste categorie. Credo molto nel progetto societario e sono convinto che, in pochi anni, il Gigante si ritroverà in categorie più consoni al proprio blasone, almeno in Lega Pro ma, perché no, magari anche in serie B».

Qual è il tuo calciatore akragantino del cuore e a chi lo paragoneresti della rosa di quest'anno?

«Ho avuto la fortuna di vedere tanti grandi giocatori indossare la maglia biancazzurra e diversi mi sono rimasti nel cuore ma forse due su tutti. Beppe Cau, uno degli artefici della ricordata promozione in C1, capocannoniere di quella stagione e Peppe Catalano, fantasista e protagonista di molte stagioni in biancazzurro negli anni '80 e '90, entrambi amatissimi dalla tifoseria. Li paragonerei, fra i giocatori attuali a Nicola Arena, anch'egli idolo dei supporters, il primo, non tanto per le caratteristiche tecniche, molto diverse fra i due, quanto per la prolificità e  per la provenienza (anche Cau proveniva da una squadra della provincia di Ragusa, il Vittoria, anche se non ragusano, ma di origine sarde). Il secondo,  per l'estro e la genialità che li accomuna».

Si giocherà con l'Alcamo di Montalbano, raccontaci gli scenari della prossima gara?

«La gara con l'Alcamo, per la quale c'è in città, e non solo, una grande attesa, si presenta difficile, visto che i bianconeri si sono rinforzati molto nel mercato di riparazione e sono quinti in classifica, in piena lotta per la zona play off, quindi verranno ad Agrigento per fare un risultato utile per rimanere agganciati alle squadre che la precedono ma anche per scongiurare un possibile aggancio da parte del Raffadali, pericolosamente avvicinatosi in classifica. Dall'altra parte l'Akragas punta solo a vincere, per riscattare la sconfitta di Marsala e  sperare di poter già  festeggiare la promozione matematica in D, in caso di concomitanti risultati negativi di Campofranco e San Giovanni Gemini, senza dover aspettare la successiva trasferta di Monreale. Ma c'è forse, almeno per i tifosi, un motivo in più per battere l'Alcamo, una sorta di “rivincita” nei confronti di mister Montalbano, ritenuto a torto o a ragione dagli stessi, uno dei principali responsabili della sconfitta nella finale  di ritorno dei play-off dello scorso anno, a causa della condotta  eccessivamente rinunciataria della squadra, volta unicamente alla difesa dello 0-0, a lui imputata dai più».


Gualtiero Sanfilippo 09/03/2013
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