Akragas in serie D: le voci da una città in festa

In ogni angolo di Agrigento si parla oramai dell'impresa biancazzurra di domenica scorsa


Il primo merito dell’attuale società biancazzurra, al di là dei successi sportivi, è quello di aver fatto riscoprire l’Akragas agli agrigentini.

Vuoi perché l’avvento delle piattaforme satellitari che trasmettono integralmente la serie A ha coinciso con una profonda crisi dei colori biancazzurri, vuoi perché la prima squadra della città dei templi ha avuto in quegli anni gestioni che hanno fatto parlare di sé per demeriti più che per meriti, l’Akragas era decisamente uscita dal cuore dei tifosi; vedere, per credere, le immagini dello spareggio play out contro il Sant’Agata nel 30 aprile 2011, quando una squadra formata da pochi big e tanti ragazzi locali, rimaneggiata per via delle difficoltà finanziarie, otteneva la salvezza dinnanzi ad uno stadio Esseneto freddo, con una curva sud semi deserta.

Da quella salvezza, ottenuta in quella partita in cui il poco pubblico aveva perso la speranza di rivedere il grande calcio ad Agrigento, è partita la riscossa: sarebbero passati pochi mesi e poi l’attuale dirigenza prendeva il sopravvento, rilanciando progetti e programmi che domenica finalmente hanno regalato un sogno ad un ambiente profondamente sconfortato dopo 14 anni di limbo.

Per la verità, che la città si fosse riappropriata della sua squadra, e viceversa, lo si era avuto in quel funesto 17 giugno 2012, quando la serie D sfuggì negli ultimi 10 minuti nella finale play off contro la Cavese: di quella giornata, si salvava soltanto il fatto che l’Esseneto era tornato ad essere quel “tempio” caloroso che negli anni ‘60, ‘80 e ‘90 si è fatto ben ricordare anche a livello nazionale.

Girando per una città piena di problemi, in cui la crisi economica e sociale si sta accanendo in modalità e modi molto più veloci e violenti rispetto ad altri capoluoghi siciliani, la vittoria dell’Akragas rappresenta un primo, non tanto timido, segnale di risveglio o quantomeno uno dei pochi motivi per far accennare un sorriso sul volto degli agrigentini.

Nella zona di via Manzoni e via Esseneto, attigue allo stadio ed in cui risiede il cuore della tifoseria che scalda ogni domenica la curva Sud, la promozione dell’Akragas è stata vissuta in maniera molto sentita: ancora oggi, a distanza di due giorni, è possibile notare diverse automobili che espongono i vessilli o le sciarpe biancazzurre e tanto gli anziani quanto i più giovani, seduti nei vari bar del quartiere, non parlano d’altro: «Questo è niente – afferma un signore sulla mezza età – l’Akragas che ricordo io giocava in una serie C molto competitiva, però mi auguro che questa vittoria sia solo l’inizio». Un ragazzo di 16 anni invece, si mostra molto più raggiante, visto che data l’età, per lui è la prima soddisfazione da tifoso akragantino: «Appena ho saputo della vittoria a Monreale, mi sono subito precipitato davanti lo stadio per aspettare il pullman – racconta – per me che ho solo sentito raccontare le vittorie dell’Akragas dai nonni o dai genitori, era importante esserci domenica con la sciarpa biancazzurra».

Ma non solo nella zona del campo sportivo, ma anche in altri quartieri l’eco di Monreale ha risuonato molto forte; in alcuni negozi, o meglio, per dirla alla agrigentina, nelle “putìe” che ancora resistono nei quartieri storici e caratteristici del centro storico, come alla Bibirria o alla Madonna degli Angeli o alla sempre affascinante Batìola, accanto alle icone di San Calogero, il Santo per eccellenza degli agrigentini, spuntano nuovamente gli stemmi dell’Akragas, segno di come Agrigento ha ritrovato amore verso la sua storica squadra di calcio.

Esporre nelle botteghe o nelle baracche di frutta e verdura le immagini di San Calogero e dell’Akragas, era una sorta di tradizione ad Agrigento, il più alto simbolo di appartenenza alla città e non a caso anche a Monreale molti tifosi ed anche alcuni membri dello staff, hanno affiancato alle sciarpe biancazzurre, le immagini del Santo nero e durante tutta la stagione, quando gli uomini di Rigoli si trovavano in difficoltà, dalla curva Sud dell’Esseneto partiva l’emozionante coro della “Zingarella”, ossia della musica che accompagna la processione della statua del Santo in giro per la città, quasi a voler chiedere un’intercessione dall’alto pur di rivedere un’Akragas vincente.

Dunque, questo fa intuire cosa vogliano dire i colori biancazzurri per Agrigento e spiega il perché qui il tifo è più caloroso che in altre parti della Sicilia, così come ammesso da un emozionato Rigoli negli spogliatoi di Monreale e così come fatto notare da tanti protagonisti della promozione.

«Un’Akragas di nuovo a galla – afferma un tifoso intervistato nella centralissima via Atenea – non è un bene solo per il calcio locale, ma per l’intero movimento regionale. Il pubblico che può offrire Agrigento quando arriva il calcio blasonato, difficilmente lo si può riscontrare a Ragusa o a Caltanissetta, giusto per fare un esempio».

La fame di calcio ha oramai scavalcato i confini del comune dei templi: gruppi di tifosi sono nati anche a Porto Empedocle, mentre su Facebook è possibile notare simpatizzanti un po’ da tutta la provincia e non solo: «Chista è Giurgenti – esclama un anziano signore seduto nel “salotto” cittadino di Porta di Ponte – Tanto capace a deludere, quanto ad emozionare chi viene da fuori».

Adesso, da qui ai prossimi impegni stagionali, a partire dall’amichevole prestigiosa contro l’under 21 maltese, sarà una lenta e piacevole festa, che farà uscire il meglio del tifo agrigentino.


Mauro Indelicato 21/03/2013
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