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Trapani: ''Il quinto grado'' a Salvatore Puccio

Le rubriche di Golsicilia.it


Torna il consueto appuntamento con la rubrica “il quinto grado” a Salvatore Puccio. Con il collega andiamo ad analizzare il momento granata.

Solo un pari per il Trapani. Cosa è mancato per vincere? 

«Il gol! Perché la squadra di Boscaglia ha disputato un’ottima gara, imponendo per tutti i 90’ il suo gioco, alla ricerca del vantaggio, anche quando si è ritrovata in inferiorità numerica per l’espulsione di Caccetta. Non è bastata la volontà, la voglia di confermare il momento strabiliante che stanno attraversando i granata, perché di fronte a loro è stato eretto un muro biancoceleste formato da dieci uomini che giocavano dietro la palla. Contro avversari che si schierano in questo modo, sfondare diventa difficile. Il Trapani questo lo sapeva e deve sapere anche che in futuro tutte le squadre che scenderanno al “Provinciale” si chiuderanno a riccio. Personalmente non mi aspettavo questo atteggiamento dall’undici di Prina, squadra che lotta insieme al Trapani per un posto nei play off e perché lo stesso allenatore ligure, alla vigilia, aveva dichiarato di venire a Trapani per giocarsi la partita. Invece, l’unico tiro in porta gli ospiti lo hanno scagliato a soli 5’ dalla fine. Giudicate voi!».

Caccetta riceve il rosso lasciando i suoi compagni in dieci. È questo che ha cambiato la partita? 

«Assolutamente no. Mi aspettavo che cambiasse, ma da parte della Virtus Entella, nell’osare di più vista la superiorità numerica. Ma di fronte a una compagine così rinunciataria, anche in dieci il Trapani ha cercato la vittoria. E’ chiaro che tatticamente Boscaglia ha dovuto cambiare qualcosa, passando dal suo 4-4-2 ad un 4-1-3-1 con Madonia e Gambino larghi sulle fasce, Abate unica punta con dietro Simone Basso. E il sacrificio di Basso, nell’inedita posizione centrale ha fatto venir meno quella spinta sulla destra dell’esterno granata che nel primo tempo aveva creato seri pericoli alla retroguardia ospite. Ma per il resto, anche in dieci uomini, è stato un monologo granata che purtroppo sbatteva contro la difesa bianco celeste».

Come giudichi la gestione tattica del mister?

«È chiaro che un allenatore cerca di fare delle scelte per il bene della sua squadra al fine di raggiungere la vittoria. Su questo non ci sono dubbi. Purtroppo non sempre queste scelte si rivelano giuste, come l’ingresso in campo di Tedesco al posto di uno stanco Madonia. Avrei optato per la velocità e la capacità di sapersi incuneare tra le maglie avversarie del neo acquisto Mario Pacilli. Contro l’Entella sarebbe servita l’inventiva, le aperture di gioco di un Pirrone che purtroppo non è stato della partita. E forse Matteo Mancosu doveva entrare prima in campo per sfruttare la profondità che l’attaccante granata sa dare alla sua squadra. Ma Mancosu è subentrato a soli 25’ dalla fine e si è visto poco. Vorrei precisare, comunque, che quanto detto non vuole essere una critica nei confronti del mister granata, ma rientra in quella massima calcistica: il calcio è bello perché opinabile».

Adesso il Cuneo. Che partita ti aspetti? 

«Adesso le partite diventano più difficili, perché le squadre devono fare punti per raggiungere gli obiettivi stagionali. Il Cuneo è fuori dai play out, ma non è certo tranquillo, per cui venderà cara la propria pelle al più forte avversario che si troverà di fronte. Che i granata siano superiori ai piemontesi, è fuor di dubbio. Mi aspetto il grande Trapani, formato trasferta, che ha deliziato col suo calcio le platee di tutta Italia. Ritmi alti e ripartenze veloci, armi vincenti di una squadra come quella di Boscaglia che lontano dal “Provinciale”, ha dimostrato di essere più vincente che tra le mura amiche».

Il Lecce torna al comando. Pensi che "da inseguitori" ci siano meno pressioni di carattere psicologico? 

«Alla luce di quello che è successo lo scorso anno debbo risponderti di si. Anche se i luminari del calcio sostengono da sempre che è meglio essere inseguiti che inseguire. I granata sono maturati tantissimo anche grazie all’esperienza passata e sono in grado di rivestire sia l’uno che l’altro ruolo senza che questi diano particolari pressioni psicologiche. Se vuoi sapere proprio come la penso, ma rimane una mia opinione del tutto discutibile, vorrei il Trapani a inseguire la capolista mantenendosi sempre ad uno due punti al massimo. Poi alla penultima o addirittura all’ultima di campionato, il sorpasso. Cosa significa, lo lascio a voi intendere».


Daniele Tomaselli 06/02/2013
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