



Trapani: ''Il Quinto Grado a...'' Salvatore Puccio
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LIVE CALCIOMERCATO - giovedì 22 agosto
Eccellenza A: il punto sul mercato
Torna l'appuntamento con il Quinto Grado a Salvatore Puccio. Con il collega, come di consueto, abbiamo analizzato il momento del Trapani.
E sono otto. Questo Trapani sembra inarrestabile, come giudichi la prestazione contro lo Spezia?
«Prova di grande maturità, carattere e personalità, contro, sulla carta, la prima della classe. L’undici di Serena ha messo la partita sul piano duro, maschio, a volere intimorire i granata, cercando di far pesare il loro blasone. Ma Boscaglia non è solo un grande stratega tattico, ma anche psicologo. Fin dall’inizio del campionato ha inculcato nella testa dei suoi ragazzi il concetto di non sentirsi secondi a nessuno, perché giocando a calcio si può competere a qualsiasi livello. Il Trapani è stato paziente contro lo Spezia, ha aspettato e al momento propizio ha piazzato la stoccata vincente».
Filippi sugli scudi, sei d'accordo?
«Se qualcuno avanzava dubbi, all’inizio, sul suo rendimento in una categoria superiore, deve ricredersi. Capitan Filippi con i suoi 37 anni è la chioccia di cui hanno tanto bisogno i suoi compagni. L’allenatore in campo del quale partita dopo partita il mister granata non ne ha potuto più fare a meno. E poi in coppia con Pagliarulo, hanno raggiunto un affiatamento che ha creato un connubio di difensori centrali, direi, perfetto».
Come giudichi la mossa tattica di Boscaglia che ha fatto giocare Barraco come centrale di centrocampo?
«Fanno parte delle infinite risorse di Roberto Boscaglia e della duttilità di un gruppo di giocatori che riesce a fare bene anche fuori dal proprio ruolo. Ancor prima dello spostamento di Barraco al centro, aveva arretrato Caccetta a ricoprire il ruolo di Lo Bue infortunatosi, quando tutti si sarebbero aspettati l’ingresso in campo di Priola. Ma l’intenzione del tecnico granata era quella di avere più spinta sulle fasce appunto con Caccetta a destra e Sabatino a sinistra, ed avere più tecnica nella zona nevralgica del campo per opporsi ad un centrocampo avversario forte tecnicamente. Ecco spiegato lo spostamento di Barraco in mezzo. Un rischio calcolato da Boscaglia perché così facendo perdeva in interdizione. Ma ha avuto ragione perché ha vinto la partita».
Ora la sosta. E' il momento giusto per "ricaricare le batterie"?
«Sono due facce della stessa medaglia. Da un lato la sosta arriva ad arrestare una marcia trionfale,direi, dei granata arrivati al filotto. Speriamo di no! Dall’altro un po’ di fiato questi ragazzi devono pur prenderlo, non sono delle macchine. Lo scopriremo alla ripresa del campionato dove il Trapani è chiamato, in posticipo su Rai Sport, ad un’altra dura prova con la corazzata Cremona. L’importante è non allentare la tensione e sentirsi appagati, parole di Roberto Boscaglia».
Prima dell'Andria avevamo ipotizzato che con otto punti il sogno si sarebbe avverato. Il Trapani ne ha conquistati sei e mancano ancora due partite. Ormai ci siamo?
«In base al mio pronostico della volta scorsa altri due punti con Cremonese e Siracusa sono alla portata. Ma questa squadra non finirà mai di stupirci, vorrà conquistare la nona, la decima vittoria consecutiva. Ormai è inutile nascondersi, la strada è ancora lunga, ma raggiungere la serie B, adesso, è un discorso che dipende solo ed esclusivamente dall’undici granata».
Pensi che la città sia pronta per una ipotetica serie B?
«Penso proprio di si. Trapani ha avuto nella sua storia calcistica un paio di volte l’occasione per salire tra i cadetti. Personalmente ricordo quella del ’95 con la squadra allenata da Ignazio Arcoleo sfumata nel modo che tutti conosciamo. Quella esperienza ha fatto maturare tantissimo i tifosi e l’intera città, consapevoli che non è vero che l’autobus passa una sola volta e che la vita un’altra possibilità te la da sempre. La città da quella cocente delusione, è stata sempre vicina alla squadra soprattutto quando è caduta nel baratro dei campionati di Eccelenza. E sono convinto che da quei campi polverosi è cominciata la scalata di una squadra di calcio e di un’intera città verso gli altari».