



Trapani: ''Il Quinto Grado a...'' Salvatore Puccio
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Torna l'appuntamento con il Quinto Grado a Salvatore Puccio. Con l'ausilio del collega, analizziamo il momento vissuto dal Trapani di Roberto Boscaglia.
La tanto ambita vetta è stata raggiunta. Che atmosfera si respira in città?
«È la storia che si ripete. Stagione 94-95 fu un'annata fantastica, il Trapani di Ignazio Arcoleo era ad un passo per disputare la finale valevole per la promozione in serie B. Ma quel gol di Tommasino del Gualdo a tempo scaduto fece svanire i sogni di una città che aveva vissuto quell'anno in un atmosfera direi surreale. Quell'esperienza ha sicuramente maturato i tifosi, che stanno vivendo splendidamente questa nuova realtà, sognando sempre come allora, ma nello stesso tenendo un po’ più i piedi per terra considerando che la compagine di Boscaglia merita già il plauso per ciò che ha saputo fin qui fare».
Madonia si è reso ancora protagonista. Il Trapani è Madonia-dipendente?
«Il Trapani è Trapani dipendente. E' come un'orchestra dove tutti i suoi componenti devono suonare bene per partorire una bella melodia. Sicuramente da un po’ di giornate Madonia è il valore aggiunto di questa squadra, trasforma in gol tutto quello che gli capita fra i piedi. Ma la vera forza del Trapani è il gruppo, non ci sono individualità per la quale, ma una compagine che gioca a memoria con dei fraseggi spettacolari, possesso di palla, per cui questa impostazione di gioco favorisce automaticamente la prestazione del singolo giocatore».
Nel nostro editoriale abbiamo indicato la coppia Madonia-Barraco come l'arma "segreta" di questa squadra. Sei d'accordo?
«L'arma segreta di questa squadra si chiama Roberto Boscaglia, artefice non di un miracolo ma di un lavoro serio,cristallino, costante ed umile. Un lavoro eccezionale condotto dall'inizio di stagione su dei giocatori illustri sconosciuti per una platea di 1^ Divisione ma che hanno recepito alla grande gli insegnamenti del loro Mister. E tale lavoro emerge dalla consistenza caratteriale, dalla grinta, dalle capacità di ogni singolo giocatore di mettersi al servizio del lavoro comune».
Anche Boscaglia si è finalmente sbilanciato. Temi che l'eccessivo entusiasmo possa creare qualche problema?
«Boscaglia è un uomo di calcio per cui non può nascondersi dietro gli specchi. Si sbilancia perché è un uomo ambizioso e guai se così non fosse. Conosce bene i suoi giocatori. Ma quella del Mister granata è l'ambizione di una persona umile, modesta, sempre con i piedi per terra, dalla politica dei piccoli passi. E non credo che giocatori che hanno fame e sete di successo possano montarsi la testa. L'entusiasmo c'è sicuramente quando i risultati vengono ma per i ragazzi granata rappresenta l'input per fare sempre di più».
Da domenica inizia il "ciclo della verità". Firmeresti per portare a casa otto punti?
«Se per ciclo intendiamo le prossime quattro partite e cioè Andria e Cremonese fuori casa e Spezia e Siracusa in casa ritengo che un bottino di otto punti possa essere buono. Ma non ditelo all'allenatore granata. Lui non fa calcoli, scende in campo per vincerle tutte».