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Torna l'appuntamento con il Quinto Grado a Salvatore Puccio. Con il collega, come di consueto, andiamo ad analizzare il momento in casa Trapani.
Il Trapani soffre ma passa. Quanto conta a livello psicologico passare il turno in questo modo?
«Voglio essere sincero: dopo l’1 a 0 per la Cremonese, siglato da Coralli, ho chiuso il mio taccuino e ho riposto la penna in tasca. Non ci credevo più, colpa di un Trapani bloccato psicologicamente, nel 1° tempo non pervenuto. La ripresa era iniziata con lo stesso copione dei primi 45’. Soltanto la dea bendata poteva far succedere qualcosa. E quella fortuna che aveva abbandonato l’undici di Boscaglia dal Siracusa in poi, si è presentata puntuale al 76’ in quel tap in di Pirrone (gran merito va dato all’interno granata che ci ha creduto fino in fondo) che ha permesso al Trapani di impattare. Da lì in poi la gara è stata vissuta con trepidazione fino al triplice fischio liberatorio che decretava l’ingresso nella storia di questi ragazzi: dopo 107 anni dalla sua nascita il Trapani si giocava per la prima volta una finale per la promozione in serie B. Spero che Filippi e compagni abbiano scaricato più adrenalina possibile, anche perché non c’è tempo per rilassarsi, in quanto irrompe la finale contro il Lanciano e se si giocherà nella maniera così contratta come contro la Cremonese, ci vorrà di nuovo l’aiuto della dea bendata».
Ti aspettavi il cambio di modulo adoperato da Boscaglia?
«Onestamente no. Anche perché il Trapani ci ha abituati a vederlo giocare a calcio come se non ci fossero punti in palio. Solo che, arrivati ad una semifinale di play off, bastando il pareggio per passare, mister Boscaglia ha voluto schierare la squadra in maniera più guardinga con un 4 – 1 – 4 – 1. Pirrone davanti ai quattro della difesa, a protezione, Abate a disturbare l’inizio del gioco avversario per poi arretrare a centrocampo e creare la superiorità numerica».
Pensi che l'operazione possa ripetersi anche contro il Lanciano?
«Non credo assolutamente. Si riparte da zero ed il Trapani deve pensare a fare la partita. Ha tutte le carte in regola per farlo, basta che i granata si scrollano di dosso il macigno che si chiama serie B e pensano a giocare solo al calcio. E’ la troppa tensione che frega l’undici di Boscaglia. Se riesce a distaccarsi mentalmente da questa responsabilità, ci saranno buonissime possibilità di fare risultato al “Guido Biondi” di Lanciano».
Non ci sarà il derby contro il Siracusa. Per il Trapani è un bene?
«Arrivando in finale credo che l’una vale l’altra. Col Siracusa ci sarebbe stata più tensione, vuoi per la rivalità che c’è tra le due squadre siciliane, vuoi per la grossa posta in palio, vuoi perche si sarebbe giocato pur sempre un derby. Il Lanciano ama giocare a calcio e lo ha fatto vedere nella stagione regolare quando battè i granata al “Provinciale” per tre reti ad uno. Due finaliste direi simili nel loro modo di concepire il calcio, con gli abruzzesi capaci di mettere in difficoltà in qualsiasi momento l’undici di Boscaglia e questo altrettanto. Sarà una bella finale».
Quale giocatore del Lanciano temi maggiormente?
«Ma sicuramente i due esterni di centrocampo Mammarella e Chiricò (quest’ultimo se rientrerà dall’infortunio). Sono i due esterni del centrocampo abruzzese, che spingono tantissimo sulle fasce e saranno le vere spine al fianco per i ragazzi granata».