



Cremonese-Trapani 3-4: le pagelle
Palermo, l’incuBo è finito. Ora come la fenice rinasci dalle tue ceneri: la A è il tuo posto!
MANCOSU a GS.it: «Serie B tosta, ma saremo pronti. Contestazione? Tifosi sono…»
NORDI a GS.it: «Scritta la storia del Trapani, adesso la B in granata. Tifosi? Splendidi»
Riprendersi. Rinascere. Risorgere. Rialzarsi. Questi e tanti altri imperativi campeggiano nelle menti dei dirigenti, dello staff, dei giocatori e dei "seguaci", che per due stagioni hanno dovuto ingerire troppi bocconi amari. Al di là della varietà di termini, tutti coloro che hanno a cuore la Juventus concordano molto facilmente sul fatto che la squadra bianconera debba, in questa stagione, tornare ai vertici del calcio nazionale, onorando la propria tradizione di squadra vincente e comunque sempre in lotta per la vittoria in qualsiasi competizione.
LE DELUSIONI RECENTI - Due anni fa si profilava una stagione in cui andasse tutto liscio come l'olio, perfino con l'ambizione di contendere lo scudetto all'Inter, che alla fine chiuse con quasi 30 punti di vantaggio. Tanti, troppi errori gestionali della coppia Blanc-Secco e squadra lacerata dagli infortuni e dallo scarso tatto con la
situazione dell'attuale ct dell'Under 21 (e finora con ottimi risultati) Ferrara, allora incapace di imporsi in positivo a dispetto della sua scarsa esperienza; nella passata stagione gli arrivi di Marotta e Delneri, i tanti discorsi e soprattutto i tanti milioni investiti non produssero alcun cambio di direzione, con la Vecchia Signora che ha chiuso sempre settima e stavolta pure fuori
dall'Europa, vent'anni esatti dopo la sciagurata stagione con Maifredi in panchina.
IL FALLIMENTO DI DELNERI - Nonostante la difesa da parte dei giocatori, che hanno avuto di lui un'impressione decisamente migliore rispetto a quella di Ferrara e Zaccheroni, Luigi Delneri è stato silurato al termine dell'annata
scorsa. Il tecnico ex Chievo e Atalanta non è stato certo aiutato dagli infortuni (su tutti quello di Quagliarella a gennaio, autentico trascinatore fino a quel momento), ma, come anche detto da Gasperini qualche giorno fa mentre lasciava definitivamente Appiano Gentile, per un allenatore i
risultati determinano tutto. Andrea Agnelli, dopo non essere riuscito a plasmare la Juve che voleva al suo primo anno da presidente, ha capito che le prime cose che mancavano ai bianconeri
erano la grintà, la caparbietà e l'umiltà, fattori alla base della Juve di Lippi che nella seconda metà degli anni '90 si impose probabilmente come la squadra più forte del mondo.
ECCO CONTE - Una squadra in cui allora i fuoriclasse, come Del Piero e Zidane, erano solo le armi più evidenti di un gruppo che fondava la propria forza su giocatori magari dalla tecnica non sopraffina ma dalla quantità strabordante e capaci comunque di essere decisivi: tra di loro vi era
Antonio Conte, autore di tredici stagioni con la maglia bianconera dal '91 al 2004. Uno juventino a tutti gli effetti, che malcelava la collera dopo ogni sconfitta e sprigionava tutta la propria liberazione dopo ogni successo importante. Dopo qualche delusione rimediata ad Arezzo e a Bergamo,
ma anche due ottimi lavori svolti a Bari e a Siena con altrettante promozioni in serie A, mantenendo anche in panchina la condotta di guerriero che aveva in campo, Agnelli e Marotta hanno realizzato che sia lui l'uomo giusto per far tornare in auge la Vecchia Signora.
IL MODULO - Tornato a Torino da guida tecnica, Conte ha lasciato intendere subito e senza riserve di voler basare la disposizione in campo della squadra su un modulo spregiudicato, ma che allo stesso tempo responsabilizza gli elementi ed esalta le caratteristiche dei centrocampisti esterni
già in rosa e di quelli che saranno poi acquistati: il 4-2-4.
INNESTI SULLE FASCE E IL COLPO PIRLO - Uno schema che richiede l'impiego, soprattutto lungo la fascia, di giocatori dotati di buona resistenza e forza fisica o comunque rapidi e incisivi quando in forma: così si spiega l'arrivo di Lichtsteiner dalla Lazio in difesa a destra e gli innesti, a pochi giorni dalla fine del mercato estivo, di Elia, Giaccherini e del paraguaiano Estigarribia dal Newell's Old Boys. Al cileno Vidal non piace vincere ma asfaltare, e la sua grande quantità, unita allo score dell'anno scorso con il Bayer Leverkusen (10 reti, bottino insolito per un centrocampista centrale che a tratti è stato impiegato anche come centrale di difesa), fa di lui un elemento utilissimo. Senza dimenticare che sempre in linea di mediana è arrivato un giocatore che può tranquillamente definirsi come top
player, termine più volte usato fino alla noia dai critici bianconeri in riferimento alla penuria di giocatori di livello: Andrea Pirlo, svincolatosi dal Milan, scaricato da Allegri e dai suoi schemi ma non
per questo giunto al capolinea.
L'ATTACCO - In avanti l'unico arrivo è stato quello di Mirko Vucinic: il montenegrino deve scuotersi dal torpore dell'ultima stagione alla Roma se vuole definitivamente affermarsi ad alti livelli, spingendosi verso qualcosa di più della semplice doppia cifra stabilmente registrata nelle ultime stagioni all'Olimpico.
Alex Del Piero vuole giocare ancora e vuole farlo da protagonista, Matri ha già timbrato il cartellino dopo due giornate, e mentre il "parcheggiato" Amauri attende con trepidante ansia che arrivi gennaio per andare a giocare in una squadra che creda in lui, è difficile sapere adesso cosa ne sarà
di Toni ma soprattutto di Iaquinta, attaccanti non più giovanissimi: il primo è soppiantato dalla concorrenza, mentre il secondo è martoriato dai problemi fisici che gli impediscono di giocare con continuità da quasi due anni.
LA DIFESA - Infine uno sguardo alla difesa, reparto su cui si sono concentrata gran parte dei punti interrogativi posti dai critici. Un settore che l'anno scorso ha fornito un rendimento decisamente deludente, una delle principali cause del flop dell'anno scorso. Si dice che l'apice di un atleta si tocchi in genere quando questo ha compiuto 27 anni: si spera che tale luogo comune valga per Giorgio Chiellini. Bonucci ha qualche anno in meno ma ha le stesse ragioni per cambiare registro rispetto alla sua prima stagione juventina, anche perchè il posto da titolare dovrà ora riconquistarselo sgomitando con Andrea Barzagli, autore di un buon inizio di campionato. E buona parte delle attenzioni si addensano anche su Gigi Buffon, sicuramente non più brillante come ai tempi d'oro ma chiamato a confermare anche nella sostanza la sua nomina di grande portiere.
Dopo due vittorie nelle prime due giornate, la prima delle quali in una festa del gol in campo e dei tifosi sugli spalti per l'esordio allo Juventus Stadium contro il Parma, è arrivato a sorpresa un pari nella partita contro il Bologna di mercoledì. Una partita comunque ben giocata dai bianconeri
nonostante la prematura (e ingenua) espulsione di Vucinic poco prima dell'intervallo; tuttavia, quando una squadra chiamata a chiudere la stagione ai vertici non vince una partita contro un avversario alla propria portata, è normale che comincino a delinearsi le prime perplessità e i primi dubbi. La mancata vittoria di mercoledì è stata solo un incidente di percorso o rappresenta l'inizio
di una fase di riflessione? A decidere la risposta a questa domanda, domenica pomeriggio a partire
dalle ore 15, in un "Massimino" già tutto esaurito, sarà anche il Catania di Vincenzo Montella, pronto a dare battaglia per riscattare a sua volta il proprio risultato di mercoledì, decisamente più pesante.
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