



Speciale Gelbison-CdM, Galantucci vs Tiscione: intervista doppia
Catania-Pescara: il gol e le polemiche
Palermo, contro la Fiorentina senza nessuna speranza
A. Vinci, presidente Club ‘N. De Simone’: «Siracusa? Vogliamo tornare nel calcio che conta»
Casa dolce casa. Il Palermo versione “Barbera” infila la quinta vittoria di fila e si issa al quinto posto in solitaria. Un raggio di sole che scalderà l’ambiente rosanero per almeno due settimane, consentendo a Migliaccio e compagni di lavorare in assoluta serenità dopo un avvio di mese decisamente turbolento.
Il successo centrato dai rosa contro il Bologna ha esaltato due protagonisti in cerca di riscatto: Devis Mangia e Josip Ilicic. Il tecnico di Cernusco sul Naviglio si è tolto la soddisfazione di mandare allo sbaraglio il suo precedessore, quel Pioli che i più pessimisti avevano individuato come possibile carnefice della panchina sulla quale era rimasto seduto sino allo scorso 31 agosto. Mai pronostico fu cotanto errato: la realtà dei fatti attesta il duplice merito di Mangia di impartire una lezione di tattica all’ex allenatore del Chievo e di incassare tre punti nonostante l’assenza di punte di ruolo.
Quanto a Ilicic, il discorso è abbastanza semplice: uscito di scena Hernandez, Mangia gli ha consegnato le chiavi della squadra. Il talento di Prijedor, nel momento decisivo della gara, finalmente ha risposto presente. Evitando di soffermarci sullo zampino messo in occasione della rete di Zahavi o sul primo centro in campionato, il vero riscontro dell’ottima prova disputata dallo sloveno consiste nella semplicità e nell’intelligenza delle sue giocate, raramente inefficaci. Dopo una lunga "convalescenza", si spera terminata sabato pomeriggio, il paziente sembra guarito, adesso libero di testa e svincolato dall’ossessiva ricerca di stucchevoli preziosismi. E il pubblico del “Barbera”, sincero come il vino d’alta qualità, ha cancellato il ricordo dei fischi con ripetute ovazioni in favore del proprio pupillo.
Sullo sfondo di una vittoria scaccia incubi, meritano di essere risaltate le prestazioni di due silenziosi personaggi: Alexandros Tzorvas e Matias Silvestre. Il portiere greco, ancora una volta campione d’umiltà davanti a microfoni e taccuini con l’ormai noto refrain “lavorare, lavorare e ancora lavorare” ribadito anche sabato sera, ha avuto il merito di tenere a galla punteggio e morale nei momenti giusti della contesa. Il centrale, invece, con la rete del momentaneo 2-0 si è definitivamente scrollato di dosso l’etichetta di ex catanese che gli impediva di entrare nel cuore del tifo più caldo. Un giusto premio per uno dei principali punti fermi di questa squadra.
Tra due settimane si riparte da un ostacolo evidentemente duro da superare: la Juventus di Conte. A rigor di logica non dovrebbe esserci storia, ma se è vero che i tabù sono fatti per essere sfatati chissà che il Palermo non compia l’impresa.
Domenica AlbinoLeffe-Lecce e Cremonese-Trapani: chi la spunterà tra giallorossi e granata?