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Una domenica da incorniciare, però a puzzle o collage. Tre storie diverse legate dal filo conduttore chiamato pallone, oggetto di desiderio, di attrazione e rincorso forsennatamente, a tal punto da diventare malattia fobica, che come una forbice taglia però valori, crea e genera una forma di bizzarra fioritura di violenza, incide nell’animo di chi sogna di essere un calciatore di fama. Infine, il calcio non ha categorie e classifica quando viene chiamato a far sorridere chi soffre o chi vorrebbe ma non può.
Tre storie da raccontare sono tutte accadute in una domenica dicembrina, con quella strana abitudine che ci porta ad andare in un campo di calcio.
La prima storia
Casualità, sogno, o quella determinazione di volare alto. Così due ragazzi di 25 anni, amici e con il calcio inteso come sport ed anche come vitamina che scorre nelle vene e va oltre il risultato la categoria. Stefano Caruso, portiere di 25 anni, catanese, uno di quelli che ha applicato il ruolo alla vita: volare da palo a palo, sapendo di essere solo contro tutti. Diventato papà giovanissimo, ci parla del nostro calcio: «Difficile sognare nelle nostre realtà, troppi intoppi, troppi soggetti che stanno danneggiando questo sport, ma non mi sono abbattuto, ho iniziato a pensare di andare in altri stati, per giocare a calcio. Si chiama anche questa integrazione, senza precludere la professionalità e la condizione economica. Io sono giovanissimo, quindi credo che farlo per professione sia legittimo, così ho deciso di andare in Sud America per tre mesi. Li ho conosciuto un personaggio, oggi mio amico, che mi offre delle occasioni ed eccomi di fronte alla proposta di andare in Romania, in serie B al Rapid Bucarest. Nella capitale rumena è giusto sognare, ma anche l’aspetto economico è importante».
Però non ha voluto intraprendere la carriera da solo, così ha coinvolto un altro sognatore, avolese e di quelli che la maglia del calcio la indossano a pelle, anche lui molto giovane; parliamo di Salvatore Novello, attaccante, anche lui di 25 anni. Ecco cosa dice il portiere del suo grande amico: «Ha qualità importanti, sia in campo che fuori; anche lui fra le frattaglie del nostro calcio, era giusto coinvolgerlo».
Così, per Salvo, un’arrivederci all’Avola calcistica, assai contraddittoria, e dall’ultimo posto del campionato di promozione si è ritrovato nella serie B rumena: «Grazie a Stefano ho creduto a questo assist, voglia di fare quello per cui amo sudare e sacrificarmi. Siamo stati alcuni giorni in Romania, di certo l’impatto è stato diverso, tramite traduttori e qualche parola di inglese si è arrivati al contratto preliminare, tante telecamere e curiosità».
Invece a Novello chiediamo com'è stato l’impatto sociale appena si è saputo che erano siciliani: «Siete siciliani? Allora mafia! Naturalmente risata energica di tutti i presenti, ma anche tante storie opposte, poiché tanti hanno lavorato da noi e si portano molti ricordi positivi».
I due ragazzi si avvieranno dopo le feste a vivere questa avventura fantastica e non vediamo l'ora di vederli all'opera.
La seconda storia
Campionato di 1° categoria, vengo contattato dal presidente del Floridia, Marco Paparella, per dare maggiore visibilità a un progetto sociale legato alla sua idea di società di calcio unito al territorio e ai ragazzi meno fortunati. Mi chiede di dare voce ad una casa accoglienza per bambini con disagi familiari, che più di altri hanno voglia e passione per giocare, ma solo per stare assieme e magari trovare un sorriso e affetto in più. La casa famiglia si chiama Albatros, sede nella vicina Solarino, in provincia di Siracusa. È forte il volere del presidente, da due anni nel mondo del calcio e con un gruppo di persone, che fanno da contraltare, cioè dirigenti di calcio e altre persone dedite allo sport ma per portare un sorriso: «Mi piacerebbe avere lo stadio pieno la domenica, con tutte le categorie di persone - ci ha rivelato Paparella-. La gente allo stadio è la festa che serve a chi va in campo; io mi sono appassionato di questo sport, pur con le sue regole, perché ti da anche la possibilità di viverlo in modo diverso. La gestione gestione costa tanto in termini di sacrifici e denaro, ma la domenica è diventata una giornata diversa, per tutta la mia famiglia e vedere questi bimbi che gli basta poco per sorridere ci fa capire che si può dare di più».
La terza storia
Campionato di promozione girone C, derby siracusano da posizioni play-off tra Pachino e Palazzolo: la gara in campo e in tribuna vive la sua fase naturale, tra chi gioisce e chi impreca. C’è molta amicizia fra le dirigenze, storie di vita incrociate, mamme e fidanzate sugli spalti, buona affluenza. Il Palazzolo vince per 2-0 in trasferta, nessun alterco fra i giocatori e terna arbitrale che si accinge ad accompagnare le due squadre negli spogliatoi. Tutto accade in un attimo, da arancia meccanica, o assalto militare, un gruppo di tifosi, di matrice locale, si scaglia sui giocatori del Palazzolo: è un fuggi fuggi generale. Vengono aggrediti Linares, Ricca, Nastasi, Sirugo e poi la terna arbitrale.
Siamo andati dentro i fatti accaduti, direttamente contattando il presidente Salvatore Campisi, che si è dimesso dalla sua carica, dando ai giocatori la possibilità di svincolarsi. Il presidente è un'imprenditore che esporta la cultura gastronomica della nostra Sicilia nel mondo, porta il mare in tavola, porta il famoso pomodorino di Pachino, è un verace: «Sono rimasto sconcertato, annichilito, a tal punto che ho avuto anche i coniati di vomito. Garantisco che fra le due squadre in campo e fra le società non vi è nessun attrito e conflitto, anzi.
Gli faccio tre domande dirette, ben chiare.
C’erano le forze dell’ordine presenti fin dal primo minuto?
«Con le nuove normative sull’ordine pubblico, la loro presenza non è legata alla durata dell’evento, però - continua il presidente Campisi - li ringrazio perché il loro tempestivo intervento ha di fatto evitato altre possibili azioni aggressive».
Sa che alcuni giocatori del Palazzolo sono finiti in ospedale per ulteriori accertamenti?
«Sì, mi sono subito messo in contatto con Paolo Bonaiuto, un amico, team manager della formazione avversaria, per sapere delle loro condizioni e mettermi a loro disposizione. Da parte loro ho avuto la rassicurazione che i ragazzi stanno bene.”
Il gruppo che ha assalito o assaltato i giocatori da chi è formato? Fanno parte della classica linea ultras?
«Niente di tutto questo, sono un gruppo di ragazzi disagiati a 360°»
Crede che possa essere un danno procurato alla sua persona?
«Io sono pachinese d.o.c, visceralmente vivo il mare nostro, do lavoro a 32 famiglie, credo molto nelle nostre potenzialità e credo nella giustizia e so per certo che chi ha procurato questo danno subirà le conseguenze».
Domenica sera ha dato le dimissioni, magari in modo istintivo e di rabbia, nel suo animo dopo 48 ore c’è ancora questa decisione.
«Il Pachino Calcio ha una sua identità, nulla era accaduto fino a domenica e deve ritornare ad essere così, sono un uomo ambizioso e le dico che ho a cuore questa società e i ragazzi dal primo all’ultimo si sono ancor più legati al sottoscritto e a questa società. La prossima stagione si chiamerà Asd Pachino d.o.p, sto lavorando ad un consorzio di aziende, che si devono legare al progetto calcio, avere la serie D non è difficile».
Quindi, rimane presidente…e ritira la decisione di svincolare i calciatori.
«Solo tre, tra cui il giocatore-allenatore Cervillera. Siamo in attesa delle decisioni del giudice sportivo, anzi, mi permetta di fare un’ appello: credo che i dirigenti e la società del Pachino sia fatta di persone per bene e di sani principi come Corrado Di Pietro e Corrado Corindia, siamo stati anche noi sorpresi dalla velocità di azione, quindi una valutazione attenta ed umana, anzi ne approfitto per un messaggio di auguri a tutti i dirigenti e sportivi, con menzione speciale per il presidente Morgana».