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LIVE CALCIOMERCATO SICILIA - lunedì 15 luglio
Intervistato in esclusiva dai nostri microfoni, l'allenatore del Livorno Walter Alfredo Novellino si proietta alla gara di sabato sera contro il Siracusa, valevole per il secondo turno di Coppa Italia. Affermando che a questo punto della stagione non esistono gap tecnici tra squadre, il tecnico labronico analizza il prossimo campionato di B e l'involuzione vissuta negli ultimi anni dal calcio italiano. Ecco l'intervista completa:
Dopo la vittoria di misura sul Gubbio, decisa da Paulinho, il Livorno è atteso dalla prima uscita ufficiale contro il Siracusa. Come sta la sua squadra?
«Direi che stiamo bene, molto bene. Dobbiamo mettere in preventivo comunque che il nostro ritiro è partito solamente giorno quattro e, si sa, i primi giorni sono molto pesanti per via della mole di lavoro. In ogni caso siamo pronti per la sfida contro il Siracusa e sono sicuro che faremo bene alla prima davanti ai nostri tifosi».
Il Siracusa, nonostante la stentata vittoria contro il Teramo, è fiducioso in vista della gara di sabato. Lei che squadra si aspetta?
«Mi aspetto una squadra vogliosa di passare il turno consapevole però che il gap di categoria non sia una componente a nostro favore. In questi casi non esistono squadre favorite perché giocano in categorie superiori a maggior ragione se sei all’inizio della stagione dove sei ancora alla ricerca della forma migliore».
Mister ha avuto modo di studiare la squadra di Sottil? Dove pensa di poter metter in difficoltà la squadra siciliana?
«Sono sincero quando dico che non ho visto la partita tra il Siracusa e il Teramo, quindi non saprei cosa rispondere. Una nostra caratteristica è quella di sviluppare manovre avvolgenti e pertanto cercheremo di sfruttare questo nostro punto di forza. Nei prossimi giorni, comunque, vedrò qualche registrazione del Siracusa e studierò le possibili soluzioni».
Durante questa sessione di mercato è arrivato a Livorno lo svincolato Barone. Un centrocampista di qualità e quantità con grande esperienza. Con il suo arrivo il mercato del Livorno può ritenersi
chiuso o si aspetta qualche altro regalo da Spinelli?
«Noi abbiamo operato bene nel mercato e non mi posso lamentare delle operazioni portate a termine fino ad ora. La società sa che siamo una squadra giovane e che servono determinati acquisti per rendere la squadra ulteriormente competitiva. Al presidente ho chiesto un giocatore per ruolo: un difensore, un centrocampista e un attaccante».
L’obiettivo stagionale del Livorno qual è?
«Personalmente non credo che la mia squadra abbia le carte in tavola per puntare alla promozione diretta. Ci sono squadre più forte di noi, squadre che hanno speso di più nel mercato e pertanto ritenute favorite. Noi vogliamo rientrare in quella fascia di squadre che possono ambire ai play-off per magari poi giocarci la Serie A in quattro partite».
Negli ultimi giorni sta tenendo banco la diatriba tra Lega e Aic circa il trattamento dei giocatori fuori rosa. Lei da che parte sta?
«Credo che serva equilibrio in tutto. Bisogna avere rispetto del calciatore a maggior ragione se rimane disoccupato o viene messo fuori rosa però mi rendo conto che a volte queste situazioni diventano ingestibili. Un allenatore, e conseguentemente la società, può decidere di fare a meno di un tesserato e quest’ultimo, secondo il mio parere, deve cercare di vivere il tutto con maggiore serenità».
Parlando più in genere del calcio italiano, questo negli ultimi anni ha vissuto un’involuzione soprattutto in ambito europeo. Le squadre del Belpaese ormai in Europa non riescono più ad imporsi e anzi rimediano spesso e volentieri brutte figure. Che spiegazione si da a tutto questo?
«Mi do una spiegazione molto semplice a tutto ciò. Negli ultimi anni le società italiane hanno deciso di investire su allenatori giovani o comunque con poca esperienza e pertanto in Europa questa defaillance viene accentuata. All’estero hanno una semplicità nel gestire allenatori e giocatori che in Italia ci sogniamo. Siamo abituati a volere tutto e subito ma sbagliamo. Ci vuole del tempo per costruire qualcosa di grande e questo i presidenti devono capirlo».