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Fine gara di tensione, il tifo giallorosso reagisce male, molto male al pari finale, vuole un contatto diretto con i giocatori del Messina, rabbia o delusione, ma lo scavalco dei confini delle regole è vietato, giusta e responsabile la barriera delle forze dell’ordine, perfetti nel gestire il tutto senza incidere. Poi abbiamo seguito da vicino la protesta ed il capitano del Messina Coppola a prendersi totalmente lo sfogo rabbioso. Gli si chiede il massimo in campo da parte di tutti, però qualcuno non ascolta, almeno sembra…dito puntato su Ferraro e Corona.
A questo punto ci avviciniamo all’altro capitano, quello del Noto. Si distingue in campo, leale e combattivo, gli chiediamo come e cosa si fa in questi casi, magari non si dovrebbe avere questo contatto così vicino?
Ci risponde Montalto: «Chi vive di calcio sa che la mancanza di risultati può portare a questi momenti, noi siamo simboli in cui il tifoso incarna le sue passioni, magari si trascende, non deve accadere, è fra le regole del calcio. Per quanto ci riguarda il tifoso del Noto ha fra le sue richieste di giocare totalmente per la maglia, magari il risultato non lo soddisfa, però applaude come oggi se vede la squadra dare il massimo. Vogliamo la vittoria, si è visto anche oggi, il lavoro di ogni allenamento ci porterà al risultato. Diversi sono i tecnici nel loro linguaggio, io essendo calciatore devo essere in grado di recepire il loro progetto».
Continuando abbiamo la possibilità di conoscere mister Di Nola, lo portiamo sull’argomento del cambio tecnico in corsa, la ricerca del risultato che serve come propano utile nell’assemblare tutti pezzi.
«Sull’onda di domenica scorsa, abbiamo dato continuità. Il loro vantaggio, sull’unico tiro in porta, ci ha messo in difficoltà, ma la squadra ha reagito bene con voglia e determinazione. Il pari oggi è un risultato positivo».
La paura di non riuscire ad ottenere il risultato, incide sulla prestazione dei singoli e poi della squadra, soprattutto sui più giovani?
«Il Noto è molto giovane come organico, solo Iennaco ha 30 anni. Il cambio di allenatore, dopo due giornate con una classifica che non aiuta di certo, inclina l’autostima, però la loro reazione di oggi fa ben sperare».
Gli attaccanti come Corona e Villa, sembrano lontani dall’attaccante che oggi il calcio esige: sacrificio, dinamismo, cattiveria. Loro due oggi in tutto questo non sembravano della partita…
«Questi giocatori non possono non esserci. Le squadre ottengono benefici dalla loro presenza, sta a noi allenatori metterli in condizione di rendere al massimo e sfruttare le loro qualità. Villa deve recuperare dal suo lungo infortunio, oggi mi ha soddisfatto in campo. Un plauso ai tifosi del Noto, i loro applausi a fine gara sono stimoli, significa che in campo si è dato tutto, magari il risultato non ti gratifica, ma i calciatori sentono tanto i vari cambiamenti “climatici dei loro tifosi”».
Andrete avanti fino a dicembre per poi operare sul mercato con cambiamenti importanti?
«No, magari solo qualche Under di ruolo. Con il presidente Musso abbiamo già creato uno specchietto, la squadra non è assolutamente da rivoluzionare».
di Gian Paolo Montineri
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