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Doveva essere l’occasione, per il Messina, di dare continuità alla vittoria di Gavorrano, ma è stata una partita ruvida, condizionata da una terna arbitrale inadeguata che ha preso decisioni spesso sbagliate, favorendo, alla fine, soprattutto gli ospiti. Il pareggio è frutto di episodi, con i giallorossi che si sono lasciati prendere dal nervosismo, ma sono stati comunque bravi a non perdere il controllo ed a portare a casa un punto pur giocando in inferiorità numerica per quasi un’ora. Il Melfi, alla fine, potrebbe essere soddisfatto della spartizione della posta ma, per come si era messa la gara, avrebbe potuto osare di più.
SCHIERAMENTI Il Messina va in campo con il 3-5-2 adottato da qualche settimana. Rientra in difesa Ignoffo dopo il turno di squalifica, e si schiera accanto a Cucinotta e Silvestri. Guerriera e Quintoni operano sulle fasce di rispettiva competenza, Simonetti e Bucolo sono i centrali di centrocampo, mentre Guadalupi si piazza dietro ai due attaccanti Gherardi e Chiaria. Il Melfi, guidato dal tecnico barese Bitetto, alla seconda stagione sulla panchina gialloverde, oppone un 4-4-2 classico con Montenegro-Dermaku-Cardinale-Annoni linea difensiva, Neglia-Cuomo-Muratore-Pinna a centrocampo, il messinese Ricciardo e Tortori in avanti.
PRIMO TEMPO Non si è ancora concluso il secondo minuto di gioco e il Messina si rende pericoloso con Chiaria che, su servizio di Guerriera, conclude in scivolata di destro, ma Giordano è prontissimo a respingere. Ci riprova da terra il centravanti biancoscudato, ma la palla finisce sul fondo. Il Melfi risponde con un calcio da fermo al 19’, battuto da destra da Neglia, sul quale Dermaku anticipa tutti di testa a centro area, ma trova un Lagomarsini molto reattivo che respinge in corner con un intervento che una volta si sarebbe definito come “colpo di reni”. I padroni di casa cercano di non scoprirsi troppo e di trovare la giocata giusta soprattutto sfruttando le fasce. Su una di queste azioni, Quintoni, al 23’, giunge sul fondo e lascia partire un cross troppo alto per Chiaria, ma sul quale Guerriera prima stoppa di destro e poi conclude di sinistro, sfiorando il palo più lontano con Giordano ampiamente battuto. Un minuto dopo, ancora Quintoni, su azione susseguente a corner, trova Ignoffo libero sul secondo palo, ma il capitano non conclude con cattiveria. Al 26’, Gherardi si libera sulla destra e, di sinistro, fa la barba al palo opposto con un tiro rasoterra. Quintoni è ispiratissimo e, alla mezzora di gioco, pennella l’ennesimo assist dalla linea di fondo per Chiaria, che stacca di testa, colpisce il pallone, ma trova l’opposizione in corner di Giordano. Ancora il laterale ex milazzese, al 32’, serve Silvestri al limite dell’area piccola, ma il colpo di testa del difensore è fuori misura. La partita si incattivisce e ne fa le spese Simonetti al 34’, innervosito per un precedente fallo non fischiato su Gherardi, che manda a gambe all’aria sulla propria tre quarti Tortori, spingendo Marinelli all’espulsione. Gli animi sono surriscaldati e, sull’ennesima decisione errata di Marinelli, il ds Ferrigno protesta in modo veemente, inducendo l’arbitro a spedirlo negli spogliatoi.La partita sfugge di mano al direttore di gara che, al 39’, su un fallo letteralmente inventato sulla fascia destra di attacco del Melfi, ammonisce Quintoni e Ignoffo per proteste. Allo scadere del primo tempo ci prova Pinna su punizione da 35 metri, ma la sua botta di sinistro viene deviata da Lagomarsini in angolo. L’arbitro fischia la fine dopo tre minuti di recupero e la curva Sud lo accompagna nel tunnel con cori non troppo amichevoli, mentre alcuni calciatori peloritani vengono trattenuti a forza dagli addetti alla sicurezza.
SECONDO TEMPO Il Messina rientra in campo con lo spirito giusto e, al 7’ è già in vantaggio, grazie a Bucolo che serve Guerriera sulla linea della difesa lucana. Il laterale destro stoppa di petto, salta il portiere e deposita nella rete incustodita. Catalano, tre minuti dopo il gol, risistema la squadra, mettendo in campo Guilana al posto di Gherardi e lo spagnolo si piazza accanto a Bucolo, davanti alla difesa. La mossa non porta proprio bene, perché al 14’ è il messinese Ricciardo a mettere la palla in rete di testa, su cross del neo entrato Cruz Pereira, anticipando nettamente Ignoffo e lasciando impietrito Lagomarsini. Il Melfi continua a spingere e, al 17’, passa in vantaggio con Cruz Pereira che, di testa, deposita in rete, anticipando Lagomarsini, una sforbiciata di Neglia. I biancoscudati provano a riprendersi da questo micidiale uno-due e c’è un tentativo di Guadalupi che, al 19’, scocca un sinistro dal limite, alto di poco sulla traversa del portiere avversario. Al 21’ Corona entra in campo per Silvestri e la squadra passa al 4-3-2 abbastanza offensivo, con Guadalupi dietro Chiaria e Corona. I padroni di casa tentano di riequilibrare le sorti della gara, ma ancora il sig. Marinelli diventa protagonista, fischiando alcune punizioni, sempre contro il Messina, totalmente inventate e un paio di offside che esistono solo nella mente del primo assistente Bresmes. Al 32’ accade di tutto in campo. Prima Ricciardo si divora un gol fatto appoggiando di testa tra le braccia di Lagomarsini da posizione favorevolissima, poi il portiere rinvia e la sfera arriva dalla parte opposta, dove Corona sgomita facendo cadere Dermaku, e Chiaria, prima stoppa, poi mette in rete di sinistro per il pareggio. Il Melfi è molto pericoloso al 35’ con una punizione di Neglia, sulla quale Lagomarsini si produce in una deviazione sulla traversa. Corona, al 40’, fa una magia sulla linea di fondo, saltando due avversari e servendo per Chiaria che, prima devia al volo di destro, poi si produce in una sforbiciata che si perde sul fondo.
Il Messina, continua a spingere con foga, ma senza reali pericoli per la porta di Giordano. All'ultimo dei 6 minuti di recupero, c'è un corner in favore dei peloritani, battuto da Quintoni, sul quale Ignoffo, di mano, colpisce la traversa. Il signor Marinelli, per la prima volta in questa gara, prende la decisione giusta e sventola davanti agli occhi del capitano biancoscudato il secondo cartellino giallo che gli fa imboccare il tunnel degli spogliatoi solo pochi istanti prima dei suoi colleghi e dell'ineffabile arbitro, accompagnato dai fischi e dai variegati insulti del pubblico presente.
TABELLINO