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''La lavagna di...'' Catania-Inter

La previsione tattica del match


Tra ultime mosse di mercato in uscita e in entrata, tra novità e addii non privi di strascichi dolorosi, il percorso del Catania nel campionato 2013-14 proseguirà con un'altra sfida impervia: domenica sera al "Massimino" gli uomini di Rolando Maran dovranno mettere a frutto l'esperienza degli errori di Firenze e qualche giorno di lavoro in più contro l'Inter di Walter Mazzarri, apparsa ben avviata verso il nuovo progetto tecnico-tattico ma soprattutto la rigenerazione a livello morale e di idee dopo il disastro della passata stagione.

Ancora una volta i rossazzurri dovranno incrociare i guantoni contro un'avversaria che, con l'arrivo dell'ex Acireale e Napoli in panchina, praticherà il 3-5-2. Le caratteristiche tecniche e atletiche tra l'organico nerazzurro e quello della Fiorentina presentano delle palesi differenze e danno un orientamento diverso a quello che può essere il fulcro per la risoluzione dei rapporti di forza in campo.

Se lunedì scorso Montella ha affidato a Cuadrado la capacità di rompere gli equilibri sulla corsia destra, Mazzarri concentrerà le proprie cartucce sulla mediana, macchina per tradizione non ricchissima di qualità ma produttrice di gioco ad alto ritmo con il tecnico toscano. L’estro e la rapidità di Kovacic e, soprattutto, l’esplosività di Guarin che verrà riproposto come stantuffo centrale in supporto alle due punte rendono necessaria una buona dose di sostanza in fase di non possesso per il centrocampo etneo: il ritorno a pieni giri di Almiron può essere importante in tal senso, insieme alla corsa a tutto campo di Mariano Izco.

Se nell’attacco interista accanto a Palacio sarà confermato Icardi, la difesa rossazzurra dovrà fronteggiare due punte che sono preposte per natura ad allargarsi per prendere palla e puntare l’area, anche se l’ex Sampdoria ha caratteristiche più tipicamente da prima punta e pertanto verrebbe piazzato come riferimento centrale per sollecitare le maglie della difesa centrale. Starà a Maran perfezionare le sinergie tra le mezzali e gli esterni difensivi, non solo per non lasciare campo alle discese di Jonathan e Nagatomo, ma anche per capitalizzare subito gli spazi che uno dei due lascerà dietro sulla propria fascia in sede di transizione ad azione spezzata; in tal caso Campagnaro e Juan Jesus rischierebbero abbastanza nell’uno contro uno con Leto da una parte e Castro dall’altra.

Al di là dei tatticismi, molta della capacità di incidere degli etnei deriverà non solo dall’oggettivo stato fisico, ma anche e soprattutto da un giusto approccio alla gara sul piano mentale: non c’è dimostrazione più lampante in entrambi i sensi dell’impeccabile primo tempo e della sciagurata ripresa del confronto dell’anno scorso, pur in una fase di stagione e in un contesto di obiettivi totalmente diversi.


Michele Patanè 29/08/2013
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