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Ogni allenatore, si sa, è amante di un determinato modulo tattico e cerca, nel limite del possibile, di metterlo in atto. Ovviamente vi è quell’importante variabile denominata ‘disponibilità di giocatori’ che ti consente, o meno, di poter mettere in campo i giocatori come tu desideri. È compito fondamentale, dunque, di ogni direttore sportivo quello di regalare al proprio mister gli atleti idonei a soddisfare i suoi bisogni tattici.
A Palermo, dopo le brevi parentesi firmate Del Neri e Colantuono, è tempo di tornare al 4-4-2, sicuramente il più classico dei moduli tattici. Archiviati il 4-3-1-2 di Rossi e il 3-5-2 (o 5-3-2) di Mutti è giunto il momento, con Sannino, di tornare a macinare gioco sugli esterni nel tentativo di innescare i probabili centimetri della prima punta che (forse) arriverà.
Per antonomasia il 4-4-2 ti permette di coprire gran parte del terreno di gioco visto che i due blocchi di difesa e centrocampo occupano orizzontalmente tutte le zone di campo prossime alla propria area di rigore. A differenza di un modulo che prevede l’utilizzo di tre difensori centrali, questi non devono essere necessariamente veloci: la linea difensiva sarà relativamente bassa e con la conseguente marcatura a uomo difficilmente gli attaccanti avversari non potranno essere lanciati centralmente. Fondamentale, invece, sarà il ruolo svolto dagli esterni difensivi, in questo caso Pisano e Balzaretti: i due devono assicurare quantità e qualità, corsa, dribbling e buona confidenza palla al piede. Dovranno essere bravi a dialogare con i propri partner di fascia (Bertolo e Brienza?) visto che le sovrapposizioni e i cambi di ruolo saranno all’ordine dei novanta minuti.
Passando al reparto prossimo a stazionare sulla mediana c’è poco da dire sugli esterni, visto quanto detto precedentemente. L’unica cosa che si può aggiungere è che dovranno essere abili ad inserirsi negli spazi, in particolar modo dinanzi ad una difesa a tre, perché così facendo potrebbero allargare le maglie avversarie concedendo agli attaccanti la possibilità di bucare centralmente. I due centrali (Rios e Donati?), invece, avranno compiti praticamente diversi: il primo sarà il classico mastino che avrà anche e soprattutto il compito di mordere le caviglie, pressare, creare densità a centrocampo e recuperare quanti più palloni possibile. Il secondo, invece, è più un regista, che non deve venire meno al recupero del pallone, ma che fa della fantasia e della visione di gioco il proprio punto di forza.
Arrivando, infine, agli attaccanti qui possono essere fatti più ragionamenti. Cercando di essere più semplici e basilari possibile ci sono tre modi di attaccare una difesa: il primo prevede la spinta sugli esterni di terzini e ali che, a loro volta, dovranno servire sull’incrocio le due punte con palla alta e tesa; il secondo prevede anche e soprattutto verticalizzazioni che in questo caso potrebbero mandare a nozze gente come Hernandez e Miccoli; mentre il terzo prevede continui cambi di gioco nel tentativo, più o meno fortunato, di mandare fuori posizione i laterali avversari.
Questo, infine, il possibile 4-4-2 firmato Giuseppe Sannino:
Ujkani
Pisano - Munoz - Mantovani - Balzaretti
Bertolo - Rios - Donati - Brienza
Hernandez - Miccoli