



Serie D: chiuso il girone d’andata, parlano i dirigenti
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Se chiedete a un “over 50” qual è il classico modulo con cui schierare una squadra in campo, vi risponderà indubbiamente: 4-4-2. Il portiere (numero 1); il terzino destro e il terzino sinistro (numeri 2 e3); il mediano (maglia numero 4) lo stopper e il libero (5 e 6); l’ala destra e la mezz’ala destra (7 e 8); il centravanti (9); la mezz’ala sinistra e l’ala sinistra (10 e 11).
Negli anni a Palermo si sono succeduti tanti allenatori, specialmente dopo la radiazione e ancor di più con Sensi alla presidenza prima e Zamparini poi. Tuttavia, solo qualcuno di loro ha mandato in campo i rosanero con il 4-4-2 e sono pochi quelli ad essere rimasti nei ricordi dei supporter di fede palermitana. Andiamo con ordine.
IGNAZIO ARCOLEO È la stagione 1995/1996, il “Palermo dei picciotti” per intenderci, presidente Giovanni Ferrara e sulla panchina proprio l’allenatore originario di Mondello. I fondi, come spesso accadeva in quegli anni, sono ridotti e la campagna acquisti venne fatta “al risparmio” pescando giovani dalle serie inferiori e dalla Primavera. Succede una cosa che non era mai successa, cioè che un allenatore rinuncia alle vacanze estive per insegnare ai giovani rosanero come si sta in campo. Quel Palermo è schierato proprio con il 4-4-2: Gianluca Berti, ancora capellone, in porta; Ciccio Galeoto terzino destro, Giovanni Caterino sulla fascia opposta; centrale Ciro Ferrara (soltanto omonimo dell’ex giocatore della Juve) e Roberto Biffi difensori centrali; il mediano era Beppe Iachini; ala destra Tanino Vasari, il picciotto del Borgo Vecchio; mezz’ala destra Pierluigi Di Già; centravanti Lorenzo Scarafoni; poi un giovanissimo Giacomo Tedesco (oggi al Trapani) e Beppe Compagno. I rosa, a dispetto di qualsiasi pronostico, arrivano al 7° posto tra i cadetti, oltre ad avere battuto in Coppa Italia squadroni come il Parma di Zola, Asprilla e Bucci e il Vicenza di Guidolin.
GIULIANO SONZOGNI A metà della stagione 1999/2000 il Palermo passa da Giovanni Ferrara al presidente della Roma Franco Sensi e sulla panchina, a sostituire Massimo Morgia, viene chiamato “il Professore” (tre lauree per lui) Giuliano Sonzogni. I rosa non riescono ad accedere ai play off soltanto per una differenza reti che li vede penalizzati rispetto all’Arezzo. L’anno dopo Sensi decide di rinforzare la squadra per puntare alla promozione diretta in B e così accade. Sonzogni manda in campo la squadra con un 4-4-2 molto offensivo e con il giusto mix di giovani e giocatori d’esperienza. In porta uno dei beniamini della curva Nord, Vicè Sicignano; in difesa a destra Vincenzo Montalbano (attuale allenatore dell’Akragas), pupillo di Sonzogni che lo aveva già avuto a Cosenza; sull’out opposto Simone Altobelli; difensori centrali il ‘regista del reparto arretrato’ Silvio Giampietro e il roccioso Espedito Chionna; Centrocampo a quattro con Franco Brienza a destra, Davide Bombardini a sinistra e la coppia Di Donato – Cappioli al centro. In attacco, Christian La Grotteria e Firmino Elia. I rosa arrivano primi, dopo una sofferenza finale dovuta a un calo che porta il Messina a guadagnare otto punti in cinque giornate. Sonzogni così viene esonerato a due giornate dalla fine (al suo posto Ezio Sella), ma i protagonisti dell’epoca non hanno mai lesinato ringraziamenti al professore.
Il Palermo viene rilevato da Zamparini e sono tantissimi i mister che siedono sulla panchina rosanero: Glerean, Arrigoni, Sonetti, Baldini, Guidolin, Delneri, Papadopulo, il duo Gobbo-Pergolizzi, Colantuono, Ballardini, Zenga, Delio Rossi, Cosmi e per ultimo Pioli. Nessuno di loro, tranne che in qualche sporadica occasione o, nel caso di Delneri, per un’idea iniziale mai realizzata, ha mai schierato gli uomini in maglia rosa con il 4-4-2.
DEVIS MANGIA Chiamato, tra lo scetticismo generale, all’inizio della stagione in corso al posto di Stefano Pioli, prepara solo per pochi giorni la squadra prima dell’esordio in campionato. Mangia si rivela la più grossa sorpresa di questo inizio di stagione. Il suo modulo? Manco a dirlo, il 4-4-2…
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