



Serie D: chiuso il girone d’andata, parlano i dirigenti
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È la vittoria del gruppo. È il successo di chi ci ha sempre creduto. È il trionfo di Mangia. La partita vinta dal Palermo sull’Inter, in estrema sintesi, è tutta qui. Il sino a ieri sera semisconosciuto tecnico di Cernusco sul Naviglio, in pochi giorni, è riuscito in un piccolo miracolo sportivo: rendere una squadra chi sino a qualche settimana addietro veniva considerato un malato terminale. L’undici schierato al cospetto dei campioni del Mondo è sceso in campo con l’entusiasmo e la serenità di chi non aveva nulla da perdere, senza badare al blasone dell’avversario e pensando esclusivamente a riversare sul campo rabbia e amarezza, figlie legittime di una bocciatura frettolosamente sentenziata da tifosi e addetti ai lavori a bocce ancora ferme.
Sul piano tattico, si è rivelato fondamentale il pressing molto alto attuato, specie nell’incipit del match, dagli attaccanti e dai laterali di centrocampo, i quali non davano modo ai difensori nerazzurri di impostare la manovra. Una scelta ben precisa quella di Mangia, che nel corso della partita ha esortato i suoi a non concedere neppure un centrimetro a chi, dall’altra parte della barricata, aveva la responsabilità di intraprendere il paziente lavoro di costruzione della trame di gioco.
Altra mossa decisiva, seppur per certi aspetti sorprendente, è stata quella di invertire continuamente Ilicic e Alvarez, per dare alternativamente modo ai due esterni di arrivare sul fondo o liberare il piede più nobile alla conclusione. In mezzo al campo, l’ingresso di Acquah per un debilitato Della Rocca (da rivedere in condizioni ottimali) ha immesso potenza muscolare in un reparto sotto questo punto di vista orfano di un Migliaccio indietreggiato sulla linea dei difensori. Positivo anche il debutto di Barreto, il cui rendimento è progressivamente cresciuto con il trascorrere dei minuti.
Il reparto arretrato, nonostante le tre reti subite, frutto perlopiù di circostanze episodiche, si è dimostrato all’altezza della situazione. La scelta adottata da Mangia di affidare le chiavi della difesa all’inedita coppia Silvestre-Migliaccio si è rivelata azzeccata: i due baluardi hanno garantito una prestazione d’altissimo livello, dando modo al neo arrivato Tzorvas di trovare subito l’intesa con i compagni di ruolo. Sugli esterni, invece, ennesima gara da incorniciare per Federico Balzaretti, instancabile stantuffo sulla sinistra. Meno convincente la prova di Eros Pisano, talvolta impreciso in sede di passaggio e spesso in difficoltà nell’uno contro uno al cospetto dei subentrati Sneijder e Obi.
Infine un elogio a capitan Miccoli: dato per sicuro partente a giugno, ha sfoderato una prestazione da vero trascinatore, condita da una doppietta e un assist, quello per il momentaneo 2-2 di Hernandez. Tanto per intenderci, il condottiero del regno rosanero non ha alcuna intenzione di abdicare.
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