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«La posizione di Mangia è assolutamente tranquilla. L’esito del derby non inciderà sul suo futuro». Queste le ultime, classiche, parole famose pronunciate da Zamparini non più tardi di qualche giorno fa. E meno male verrebbe da dire. A mezzogiorno circa di quest’oggi, infatti, attraverso un comunicato diramato dal sito ufficiale della società «l’U.S. Città di Palermo comunica che il tecnico Devis Mangia ed il suo staff sono stati esonerati dalla guida della Prima Squadra».
Un siluramento, quello dell’ex tecnico della Primavera, che ha dell’assurdo anche se in città tirava una brutta aria già da qualche settimana. Ma dati alla mano, però, è lecito chiedersi se effettivamente Mangia meritava questo esonero.
Il buon Devis ha preso per mano una squadra letteralmente allo sbando dopo la mini e disastrosa gestione Pioli. In pochi mesi è riuscito a fare di necessità virtù plasmando una squadra a sua immagine e somiglianza partendo da un giocattolo a dir poco distrutto. Ad oggi il Palermo è decimo in classifica, ad un solo punto dall’ipotetico piazzamento che gli permetterebbe l’accesso in Europa League. Ciò però non è bastato al patron Zamparini che evidentemente pretendeva di più. Ma se a pochi giorni dall’inizio del campionato lo stesso presidente aveva dichiarato che l’obiettivo stagionale era la salvezza, perché ritenersi insoddisfatto?
Problema in trasferta? Parliamone. Ancora nessun gol? Discutiamone. Come si fa a giocare lontano dal ‘Barbera’ senza una punta integra dal punto di vista fisico? Come si fa a resistere alla pressione avversaria se non hai una prima punta capace di prendere il pallone, difenderlo col fisico, guadagnarsi una punizione e far rifiatare la squadra? Come fai ad andare in gol se hai a disposizione un Miccoli a mezzo servizio, un Pinilla perennemente acciaccato, un Budan che non calca terreni di gioco da una vita e un Hernandez in infermeria? Evidentemente le colpe di Mangia sono ben poche, ancor meno di quello che possa sembrare. Sicuramente qualcosa in più, fuori casa, poteva essere fatta e la poca esperienza a questi livelli si è fatta sentire.
Altra postilla sulla quale fossilizzare l’attenzione: quando sei mesi fa Delio Rossi lasciò la panchina rosanero disse che ‘’l’inizio della fine fu rappresentato dall’addio di Sabatini perché non vi era più l’intermediario tra presidente, allenatore e squadra”. E se a dirlo è un uomo navigato come l'attuale tecnico della Fiorentina gli si può anche credere. E quest’anno? Stessa storia con interpreti diversi. Sogliano dimissionario ad inizio novembre dopo uno screzio con Zamparini e carica di ds nuovamente vacante. Non ce ne voglia il buon Cattani ma a questi livelli occore quell'esperienza che ancora lui non ha maturato.
Fermo restando che nel calcio non esistono scienze perfette ribadiamo ancora una volta che le colpe sono da divedere tra società, allenatore e squadra. Così facendo, però, passa sempre il medesimo messaggio: ma siamo sicuri che questo Palermo possa ambire a qualcosa di più rispetto ad un tranquillo campionato di metà classifica? Siamo sicuri che questa società abbia un progetto ben preciso e delineato?
In ogni caso non rimane che fare il migliore augurio a Mangia, sia dal punto di vista umano ma soprattutto professionale. D’altronde se fai sei vittorie interne consecutive qualche capacità dovrai pur averla…
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