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L’amatissima “voce” del Siracusa calcio, giornalista e radiocronista delle partite degli aretusei su Fm Italia, nella penultima puntata dell’ormai consueta rubrica settimanale, tocca vari argomenti: dalla semifinale di ritorno alle decisioni di Sottil, dal tutto esaurito al “De Simone” al gruppo di giocatori che quest’anno hanno vestito la maglia azzurra…
Massimo, iniziamo con una domanda secca: il Lanciano ha meritato la finale visto il doppio confronto?
«Probabilmente sì. Considerato che ha avuto il merito di affrontare con una buona continuità i 180 minuti del doppio confronto. Tutti sostengono, e sono d’accordo, che il Siracusa ha pregiudicato il passaggio alla finale nella gara di andata. Nel ritorno gli aretusei hanno fatto quello che dovevano fare, ma il Lanciano non è stato da meno. Dopo il vantaggio di Fofana i rossoneri hanno reagito anche se, alla fine, a fare la differenza è stata la punizione di Mammarella...».
Adesso che siamo a mente fredda te lo posso chiedere. Ha fatto bene Sottil a schierare gli stessi 11 del 'Biondi' o gente come Testardi, Coda, Lucenti o Bongiovanni meritava una chance?
«Hai detto bene, a mente fredda, probabilmente, le scelte potevano essere diverse. Ma se non avesse fatto giocare Fofana e fosse arrivata comunque l’esclusione, le polemiche non sarebbero mancate. Mancosu e Longoni non hanno giocato sui loro livelli, ma chi avrebbe avuto il coraggio di tenerli fuori in una gara decisiva?».
Nel 2-2 del ritorno, chi ti ha impressionato maggiormente e da chi ti aspettavi qualcosina di più?
«Diciamo che nessuno è stato sbalorditivo o impressionante. Ma per rispondere alla tua domanda credo che Spinelli abbia chiuso bene una stagione formidabile. Giordano, ancora una volta fuori ruolo, ha dato il suo contributo fino al grave infortunio (a proposito auguri di pronta guarigione!). Anche Paolo Baiocco, tutto sommato, è stato positivo. Mi aspettavo di più da Longoni, Mancosu e Davide Baiocco, giocatori che per talento possono decidere il risultato di qualsiasi partita».
Il pubblico finalmente ha riempito il "De Simone" e ha incitato gli uomini di Sottil per tutta la gara. Ciliegina sulla torta, quel lungo applauso finale che in molti non si aspettavano...
«Può darsi, ma io non sono rimasto sorpreso. Perché al di là dell’amarezza legittima, c’era ben poco da contestare. Le gare si vincono e si perdono, partite come quelle di play off poi… Inoltre, secondo me, considerato che molti erano al loro “esordio” da spettatore, ci sarà stato anche un po’ di senso di colpa per non aver sostenuto questa squadra per il resto del campionato...».
Massimo chiudiamo questa penultima puntata della rubrica come si faceva nei temi di scuola. “Parlo di…”
«Parlo dei giocatori del Siracusa. Alcuni li conosco da un’eternità (Capocchiano, Fornoni, Strigari), altri da qualche mese (Testardi, Coda, Aloe). Ma questo è veramente un gruppo straordinario. Di rose ne ho viste molte, ma raramente ho percepito che per la società e per la squadra, la maglia era veramente il bene primario. Non è stato un campionato facile, qualcuno a gennaio poteva anche decidere di andare via, invece sono rimasti, tutti là, tutti a caccia dell’obiettivo. Io credo che a questa squadra non si possa rimproverare nulla. Siccome sappiamo che nel calcio i contratti possono anche non avere valore, questi sono i giorni in cui si parte per tornare a casa. Ho visto uomini adulti con gli occhi lucidi. Ho sentito parole di sincero affetto per Siracusa e i siracusani. Ci sono giocatori che appena cambiano squadra sono pronti a rinnegare il passato e ci sono giocatori che entrano nel mito anche senza aver vinto. Io preferisco i secondi!».
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