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Il Catania ha concluso con successo la sua quinta annata consecutiva in serie A ed è arrivato il momento dei bilanci. Golsicilia ha analizzato e valutato le prestazioni della rosa rossazzurra 2010/2011. Adesso è il turno dei due tecnici, Giampaolo e Simeone, che si sono succeduti alla guida della squadra durante la stagione.
GIAMPAOLO. Voto: 5,5. Punti in campionato: 22 in 20 partite. Bilancio in Coppa Italia: 2 vittorie, 1 sconfitta.
Un anno fa, dopo il passaggio di Mihajlovic alla Fiorentina, il Catania si era affidato a Marco Giampaolo per la conduzione tecnica. Il giovane allenatore nato in Svizzera, ma cresciuto in Abruzzo, vantava sul curriculum già esperienze di primo livello in serie A sulle panchine di Ascoli, Cagliari e Siena. A Catania, però, non è riuscito a guadagnarsi la stima e la simpatia di dirigenti, giocatori e tifosi. Innanzitutto, Giampaolo ha snaturato la squadra proponendo un modulo più coperto rispetto al 4-3-3 che gli etnei utilizzavano da anni. Inoltre, non ha preso in considerazione Barrientos, giocatore per il quale il Catania aveva speso molti soldi, tanto atteso durante il periodo della riabilitazione. Il Pitu, così, chiuso dai compagni, a gennaio è stato costretto a tornare in patria in prestito all’Estudiantes. Il gioco del Catania targato Giampaolo, comunque, non è stato brutto: l’unico vero neo è stata la debacle di Cagliari. Per il resto, anche in occasione delle sconfitte contro grandi club quali Juventus, Roma e Inter, la squadra ha dimostrato di essere forte e di fare un buon gioco. Ma dopo l’eliminazione dalla Coppa Italia e i soli quattro punti ottenuti nelle ultime sei partite, la dirigenza etnea ha capito che l’allenatore non aveva più la fiducia dei propri giocatori e con lui non si poteva più andare avanti. Così, pur trovandosi il Catania fuori dalla zona retrocessione, è stato trovato un accordo per la risoluzione del contratto con il tecnico abruzzese.
SIMEONE. Voto: 6. Punti in campionato: 24 in 18 partite.
Il tecnico di Buenos Aires è stato chiamato più per le sue doti carismatiche che per la sua abilità in panchina, anche se, occorre dirlo, in patria aveva vinto due campionati. Simeone si è trovato subito in una situazione difficile con dieci giocatori indisponibili e la squadra in condizione negativa. Nelle prime quattro partite il suo Catania ha totalizzato solo un punto. A metà secondo tempo della quinta stava per arrivare la quarta sconfitta, ma una doppietta di Lodi su punizione lo ha salvato. Da quel momento in poi il Catania ha cominciato a viaggiare in campionato tra alti e bassi, vincendo in casa e compiendo passi falsi fuori. Simeone non ha migliorato molto la squadra, la sua mano non è riuscita a risaltare. Con la società non è nato un buon feeling che, fin da subito, ha cominciato a far presagire un suo addio a fine anno. Dal punto di vista tattico, l’ex giocatore di Inter e Lazio, cambiava molto, non aveva individuato dei punti fissi all’interno della squadra e, per questo, sembrava un po’ confuso. Ma alla fine i risultati hanno dato ragione a lui: con i ventiquattro punti conquistati sotto la sua guida, la formazione rossazzurra è riuscita a segnare il proprio record di punti in serie A: 46, come le ultime due cifre dell’anno di fondazione del club. Ma non è bastato. Come si prevedeva il tecnico argentino ha rescisso il contratto consensualmente con la società e adesso è tornato in patria per guidare il Racing Avellaneda.
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