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Inutile negarselo, sarebbe da ipocriti farlo. A Palermo si sta vivendo un lungo ed inesorabile disinnamoramento dei tifosi nei confronti della squadra. Il perché? Difficile darsi una spiegazione o quanto meno, darsela è facile, comprenderla è difficile.
Si sa, quella siciliana è una piazza ambiziosa che vuole sempre di più. Si è passati dall’euforia per il ritorno nella massima serie al sogno Champions passando per la pazza idea del tricolore con il secondo Guidolin. Ambizioni o no il ‘Barbera’ è sempre stato definito come una vera e propria bolgia nel quale gli avversari, volente o nolente, accusavano il contraccolpo psicologico. Non si possono dimenticare i 38mila spettatori che invasero l’impianto di viale del Fante in occasione di quel Palermo 1-0 Siena, a firma Luca Toni, giocato sotto un tremendo sole d’agosto. Come d’altronde non si possono dimenticare i 30mila abbonati della stagione 2004-2005: era l’anno del ritorno in A, l’anno in cui la Sicilia tornava nel calcio che conta. Bologna, Fiorentina, Chievo Juventus, Milan o Inter non faceva differenza, il ‘Barbera’ era sempre stracolmo.
Adesso con il passare degli anni si è arrivati, quasi paradossalmente, ad un declino che sembra inarrestabile. Le 28mila unità, in occasione di Palermo 4-3 Inter, sono una prova tangibile di questo distacco che diventa sempre più evidente: ad oggi i rosa hanno disputato cinque gare tra le mura amiche e mai è stata toccata quota 30mila spettatori. Perché tutto ciò?
Molti dicono di essere stanchi delle continue esternazioni di Zamparini che sanno di presa in giro. Il numero uno friulano ha forse l’unica pecca di lasciarsi prendere dall’entusiasmo quando le cose vanno bene e dichiarare eventuali obiettivi Champions sembra obiettivamente troppo. Altri gli imputano il continuo smembramento di un gruppo che con gli anni avrebbe potuto regalare parecchie soddisfazioni: ma qualcuno si è chiesto il perché di tutto questo? I più archiviano il tutto giustificando la mentalità da imprenditore del Presidente mentre in pochi fanno i conti con gli introiti che il Palermo riceve annualmente. Le continue lotte portate avanti dallo stesso Zamparini e gente come Cellino hanno un perché: la continua richiesta di una più equa ridistribuzione dei diritti televisivi sta alla base del continuo gap tra ‘piccole’ e ‘grandi’ del nostro calcio. Se una società come l’Inter incassa il 1500% in più di quanto possano incassare club come il Chievo, come il Novara o come il Siena è normale che la società di Moratti ha maggiore facilità di muoversi sul mercato. Per non parlare degli sponsor che il più delle volte pagano parte degli ingaggi dei ‘mostri sacri’ del calcio italiano.
E allora in tanti si chiedono, e il Napoli? Il club partenopeo, a differenza di quello siciliano, vanta un bacino d’utenza parecchio superiore. A questo va aggiunto il blasone che alla fine degli anni ottanta ha accompagnato il club campano: le grandi gesta di Maradona, col tempo, sono rimaste indelebili nella mente degli sportivi di tutto il mondo e, oggi, accettare l’eventuale destinazione azzurra è molto più semplice.
Noi vogliamo essere ‘super partes’ ergo non cerchiamo di giustificare o criticare l’atteggiamento di Presidente e tifosi. Vedere il ‘Barbera’ semivuoto il più delle volte non fa altro che ledere un gruppo, quello di Mangia, giovane e ambizioso. Non a caso tempo fa fu ritirata la maglia numero 12, qualcuno ricorda il motivo? L’unica cosa che possiamo dire, dati alla mano, che l’ultimo Palermo di Sensi aveva acquistato due soli giocatori: Stefano Di Fiordo, centrale difensivo proveniente dal Sora, e Alessandro Sturba, attaccante in forza al Cittadella. In panchina c’era un certo Roberto Pruzzo: bisogna aggiungere altro?