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Palermo, il Palermo e il ventinove Maggio. Per tanti tifosi, rosanero esclusi ovviamente, questa data è una come tante ma per chi ha nel cuore la squadra del patron Zamparini è un giorno particolare. Tanto particolare da far commuovere i più sensibili, tanto particolare da struggere il cuore a chi un anno fa si accingeva a raggiungere la capitale.
Scherzo del destino o meno il ventinove Maggio rimarrà indelebile nella mente di tutti noi. Si parte dal lontano 2004 dove il Palermo, strapazzando la Triestina per 3-1, torna in Serie A dopo trentuno anni di astinenza. Un anno dopo, e nemmeno a farlo apposta, arriva la prima qualificazione in Europa League: in quel caso fu un pareggio per 3-3 contro la Lazio a sancire il primo accesso storico dei rosanero alla manifestazione continentale. E infine si arriva al capitolo più amaro: la terza finale di coppa Italia persa contro l’Inter. Tre capitoli assolutamente differenti tra di loro ma che hanno segnato, nel bene e nel male, i colori rosanero.
Passando ad un’analisi leggermente più analitica non si può non partire dal 2004. Fu l’anno dell’arrivo di Guidolin, che prese le redini della squadra a campionato iniziato, e la portò al vertice del campionato di B. Fu l’anno di Luca Toni capace di siglare la bellezza di trenta reti in quarantacinque apparizioni; ma fu anche l’anno dei vari Corini, Zauli, Biava e Grosso. Tutta gente arrivata in Sicilia con l’intento di rilanciarsi e così è stato. L’attuale tecnico dell’Udinese trovò la giusta amalgama tra giovani e senatori creando un gruppo capace di sopperire a qualsivoglia difficoltà. Ma di quella stagione, la 2003-2004, rimarrà indelebile il 5-0 rifilato ai cugini catanesi: Toni (2), Biava, Emanuele Filippini ed Antonio Filippini annichilirono la formazione etnea regalando una gioia immensa ai 38mila presenti sugli spalti.
Un susseguirsi d’emozioni, quindi, che culminarono inesorabilmente nel ventinove Maggio: al ‘Barbera’ arriva una Triestina priva di obiettivi e le reti di Toni (ancora doppietta) e Filippini regalarono quel sogno atteso per più di trent’anni.
L’anno successivo è stato quello del ritorno in A. Zamparini e Foschi completarono la squadra con gli innesti di Barzagli, Zaccardo, Barone e Guardalben: i presupposti per fare bene c’erano tutti ma nessuno si aspettava un Palermo talmente forte e compatto. La formazione rosanero fu l’unica in quell’annata ad uscire imbattuta dal Delle Alpi e da San Siro: con Juventus, Inter e Milan, infatti, arrivarono tre pareggi rispettivamente per 1-1, 1-1 e 3-3.
Quell’anno, però, verrà ricordato in particolar modo da Franco Brienza: una rete del fantasista di Cantù permise ai siciliani di piegare la super Juventus di Capello al ‘Barbera’ per 1-0. Un risultato storico, che nessuno si sarebbe mai aspettato.
Ma quello fu il preludio al coronamento di un sogno: il ventinove Maggio, in casa contro la Lazio, i rosa festeggiarono il loro primo storico ingresso in Europa League. Ad oggi, verrebbe da dire, roba da poco ma per una squadra piena di giovani di belle speranze fu un miracolo. Targato Guidolin, ovviamente.
Infine arriviamo a 365 giorni fa. Dopo due gioie arriva una delusione. Una grande delusione. Il Palermo di Delio Rossi, battendo il Milan in semifinale, si regala la finale di coppa Italia contro l’Inter. In uno stadio ‘Olimpico’ a tinte prevalentemente rosanero termina con un pesantissimo 1-3 in favore della squadra di Leonardo. Il rammarico fu tanto, anche perché Pastore e compagni giocarono meglio di un’Inter stanca ma estremamente cinica.
Almanacco alla mano, quindi, non rimane che un grande amaro in bocca ma per chi ha vissuto in prima persona quell’esperienza non può che dirsi entusiasta: oltre 40mila persone invasero la Capitale colorando la città di rosa. Uno spettacolo forse mai visto ma nulla a confronto dell’atmosfera creatasi all’interno dello stadio nel pre partita.
E ora? Non si sa cosa riserverà il futuro per Palermo e il Palermo ma per creare qualcosa di importante sarebbe forse idoneo tornare a riempire il ‘Barbera’ come si faceva otto anni fa…
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